Napoli, De Laurentiis: ”Investirò altri soldi nel San Paolo”

De Laurentiis

De Laurentiis: io al San Paolo l’ho definito un cesso, sono arrivato secondo con 10 punti sulla terza: l’Udinese rischia di retrocedere con lo stadio nuovo, il Sassuolo che fa? Il Tottenham ha giocato in uno stadio di altri, il calcio inglese ha avuto la Thatcher che è una santa, in Italia il ministro dell’interno si nasconde da 20 anni, nei nostri stadi si spaccia cocaina

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è intervenuto al Forum organizzato dal Corriere Dello Sport intitolato “Il Calcio che Vogliamo” ed ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Ringrazio Malagò per ciò che ha detto, ma devo fare una precisazione sulla Juventus: non bisogna dimenticarsi che ha avuto 75 milioni gratuitamente da SportFive per aver fatto scadere il quinquennio relativo ai naming rights dello stadio.

I 125 milioni dello Stadium sono costati solo 50 alla Juve, poi vogliamo dire che la famiglia Agnelli ha potere particolare sul Piemonte e su Torino? Hanno fatto in modo di aumentare i loro investimenti, e nonostante questo hanno chiesto un fondo da 170 milioni di euro.

Siamo riusciti a ottenere dalla Ragione 25 milioni di euro per le Universiadi, ho preteso di far parte del comitato per capire come sarebbero stati spesi e non dirottati altrove. Stiamo andando avanti, vedremo un San Paolo rivoltato con le Universiadi.

Ho intenzione di investire altri soldi nel San Paolo, la convenzione nuova ce ne darà la possibilità. Il nostro calcio è pieno di tattica, in Champions con City-Tottenham eravamo tutti eccitatissimi: la Juventus ha 13 punti sul Napoli, noi abbiamo 10 punti sull’Inter e 14 sulla Roma.

Vuol dire che c’è qualcosa che non funziona: o non funziona il permettere di spendere più di quanto si fattura, e noi non abbiamo debiti con le banche.

Gravina lo sa, è un mio leitmotiv: ti sei insediato ma come si fa a far ripartire i campionati con gente che si indebita? Come si accede a un mercato dove giornalismo e media incitano a spendere di più, con dei nomi da divi? Dove va il calcio del prossimo ventennio?

Lo sapete che i ragazzini di 10-20 anni stanno sulle loro piattaforme a giocare agli sparatutto: ho messo mio nipote nella migliore scuola calcio romana, eppure quando gioca il Napoli resiste solo dieci minuti e poi gioca a Fortnite. Il nostro spettacolo non è più per giovanissimi, ma per vecchi.

Poniamoci il problema: come proporlo? La più grossa cazzata del mondo è comprare giocatore e poi fare solo tre cambi, ma dove sta scritto? Siamo industriali o no? Dobbiamo essere dipendenti da FIFA e UEFA o solo dal mondo dell’impresa del calcio che dovrebbe autogestirsi a livello nazionale ed europeo? Arriverà sempre qualcuno di vecchio, istituzionalizzato, che poi ci creerà regole che non andranno bene. Lotti cosa c’entrava col mondo del calcio? Ha fatto un casino con dei danni inimmaginabili: ha dato importanza allo stadio.

Io al San Paolo l’ho definito un cesso, sono arrivato secondo con 10 punti sulla terza: l’Udinese rischia di retrocedere con lo stadio nuovo, il Sassuolo che fa? Il Tottenham ha giocato in uno stadio di altri, il calcio inglese ha avuto la Thatcher che è una santa, in Italia il ministro dell’interno si nasconde da 20 anni, nei nostri stadi si spaccia cocaina.

Ci sono 3-400 persone che scrivono contro. Mi scrissero contro perché presi Sarri, fu una intuizione da parte di chi digeriva calcio meno di altri. Adesso ne parlano tutti, ma quando l’ho preso mi hanno scritto i manifesti contro.

L’unico ministro dell’interno che si fece sentire, fu quello dei tornelli quando morì Raciti. Sul mio intervento, Renzi e Alfano fecero un regolamento innovativo: nel 2014 si poteva daspare anche chi aveva fatto determinati reati negli ultimi cinque anni.

Perché devono essere daspati, quando poi i Questori si mettono paura di daspare? Il biglietto automaticamente non dev’essere emesso. Alcuni steward sono accazzimmati con la malavita”.

La legge sugli stadi era stata fatta da un uomo di Berlusconi, diceva che, facendo delle costruzioni, si permetteva di attivare ulteriori opportunità immobiliari che avrebbero permesso l’equilibrio tra stadio e club: in quel momento un deficiente totale, un campano che mi fa vergognare, ovvero il sindaco Nardella, questo idiota ha fatto dei cambi sulla legge per cui quest’ultima è diventata inapplicabile. Per presentare un progetto al Comune, tre anni, spesi con esperti più di 350 mila euro di parcelle.

Non si sa perché noi ci soffermiamo al 90% sullo stadio reale e ignoriamo lo stadio virtuale che è un grandissimo supporto economico per la crescita dei club anche a livello internazionale.

Quando uno scrive, per esempio, o recita televisivamente raccontando ciò che accade in uno stadio come se quel tifoso lì fosse l’unico vero esponente del club, compiamo un’attività riduttiva. Lo stadio virtuale televisivo è cresciuto a dismisura nell’ultimo decennio.

Il calcio inglese esiste perché sono stati fatti stadi all’avanguardia. Non risolviamo così il problema di chi popola gli stadi, dobbiamo portare famiglie e bambini altrimenti siamo perdenti. Il calcio è nelle mani della malavita, gli stadi sono il loro negozio.

Lo stadio virtuale fa sì che io, due anni fa, abbia dato alla Nielsen un incarica e una montagna di soldi e gli dico ‘Scusa, quanti tifosi abbiamo? Non simpatizzanti, ma tifosi’.

Lei mi disse che questo calcolo non poteva farlo in Asia, ma solo in Occidente e sono venuti fuori 40 milioni di tifosi del Napoli. A quel punto la Juve ne avrà 150, l’Inter ne avrà 70, il Milan 80.

Io mi chiedo come mai noi non consideriamo anche queste come fonti di energia economica e anche di sport. Io sono più concreto e risultato sempre antipatico e ostico“. Conclude De Laurentiis.

Il calcio che vogliamo

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Pubblicato da Corriere dello Sport su Martedì 14 maggio 2019

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