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Ciro Mertens – un belga napoletano

Belga di nascita, napoletano d’adozione, si chiama Dries ma per tutti ormai è Ciro Mertens.

All’anagrafe di Lovanio, il 6 maggio 1987, era stato registrato come Dries ma complici le serate al bowling, oggi a Napoli viene chiamato Ciro. Il gestore del locale per non farlo riconoscere segnava sul display “Ciro Martinez” poi l’inganno è stato scoperto e da allora lui è Ciro.

Ma in realtà la gente aveva bisogno di adottare un giocatore come lui. Il calcio espresso dalla squadra in quei momenti aveva portato sicuramente alla ribalta tutte le individualità e la lotta per le prime posizione faceva sognare. Ma come è avvenuto per D10s, anche questa volta il popolo napoletano voleva portare proprio in mezzo alla gente i suoi idoli.

E Dries è un ragazzo che ha dimostrato di avere un cuore grande, un cuore napoletano!

Il Corriere della Sera ha svelato nel 2018 la seconda vita di questo ragazzo.

Dicembre 2017, di ritorno dalla trasferta di Torino, Dries fece una telefonata ad un  caro amico mentre l’aereo ancora stava atterrando: “Vediamoci, compriamo pizze Margherita e le portiamo a chi ha fame e vive in strada. Fa molto freddo”. Neanche mezz’ora e il belga, ben mimetizzato, era a Piazza Garibaldi a distribuire tranci di pizza a chi ne aveva bisogno. Non aveva voglia di essere riconosciuto. Non cercava notorietà ulteriore, nè titoli sui giornali. Voleva regalare un sorriso, dare calore ai più bisognosi di una città che lo ha adottato e che nelle occasioni pubbliche ha creato attorno a lui una culla di calore e solidarietà.

E’ stata la prima volta, ma tante altre volte si è ripetuto il gesto di qualcuno che è consapevole di essere più fortunato di altri. Non troverete dei selfie di queste imprese, perché chi ha beneficiato delle sue attenzioni non aveva bisogno di notorietà spicciola, ma solo di un effettivo gesto di solidarietà.

Senzatetto, bambini malati, un canile nella periferia di Napoli che rischiava di chiudere. Un fantasma dal cuore grande che compare dove c’è bisogno di lui: senza clamore, senza protagonismo, un semplice gesto che parte dal cuore.

Insomma, lui è fatto così: è semplice e spontaneo!

Dedica le sue esultanze agli amici:  come nel caso della doppietta a Salisburgo dedicata a Tommaso Starace, il magazziniere della squadra vittima di un piccolo incidente prima della partita. Ma anche quella dedicata all’amico tassista dalla grande pancia. E non importa se gli addetti ai lavori non le capiscono. Le esultanze di Dries sono sempre l’esternazione di un grande sentimento: dopo il gol segnato alla Roma, nel match del 4 marzo 2017, esultò mimando un cane che faceva la pipì sulla bandierina. Aveva appena adottato una cagnolina di nome Juliette! Altro che offesa ai giallorossi!

Ma va bene così, Ciro: sei uno di noi. Ecco perché ormai è considerato un napoletano: è un puro caso che non sia nato qui. Come accaduto per Diego, anche lui è diventato figlio di questa città. E l’ultima consacrazione è arrivata proprio nelle scorse ore a far capire quanto lo apprezzi chi lo conosce bene.

Sono arrivato, mi chiamo Ciro Dries e tifo Napoli

Sul fiocco azzurro esposto sulla porta di una stanza d’ospedale a Capri, campeggiano queste parole. E’ nato il figlio di Nino Florio.

Proprietario del ristorante “Il Verginello” a Capri, due passi dalla famosa Piazzetta, ha voluto rendere pubblico il suo omaggio al grande amico.

Un rito che fra i tifosi azzurri è stato concesso solo ai grandi. All’epoca c’è chi addirittura chiamò il figlio Savoldi, poi arrivò Maradona e fioccarono i Diego Armando. Adesso tocca al nuovo mito, “Ciro” Dries, un segno forse per Mertens che lontano da Napoli non può restare.

 

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