Esclusiva Casanapoli – Fulvio Giuliani, due chiacchiere con un tifoso

fulvio giuliani

Dal 1997 prima speaker e poi caporedattore di R.T.L. 102.5, Fulvio Giuliani non ha mai nascosto la sua passione per il calcio e soprattutto per il Napoli.

Una chiacchierata con Fulvio Giuliani va oltre la semplice intervista: il punto di vista del tifoso ti coinvolge e se capita di non essere d’accordo, potrebbe anche instillarti il dubbio. Noi tifosi siamo spesso convinti di essere depositari della verità assoluta su quanto accade alla nostra squadra e il confronto con chi vive il calcio con onestà intellettuale può spiazzare. Per poi riportare alla giusta dimensione la passione calcistica in quanto tale.

Chiedere dunque se la partita Liverpool – Napoli sia stata una bella emozione, può essere un sollevato approccio gli ultimi accadimenti in casa Napoli… “Sorprendente direi, visti gli zombie che hanno giocato sabato contro il Milan.  Non avrei onestamente scommesso molto, anzi  nulla sulla possibilità di giocare una partita come quella vista all’Anfield: un partita di qualità, di presenza dal primo all’ultimo minuto, di squadra… da questo punto di vista più sorpresa che bellezza. Poi diciamo che le partite belle sono anche così, il Napoli a mio modesto avviso continua a d avere possibilità per giocare ancor meglio. Ma in questa fase è “carissima grazia”!

Da tifosa però, forse mi lascio quasi commuovere o forse confondere dal risultato positivo. E’ stato bello vedere un minimo di intesa nuovamente in campo, soprattutto dopo tanto parlare di giocattolo rotto: Allan è tornato ad essere il migliore in campo, Mertens invece…

“Certo! Chi non è più interessato a far parte del giocattolo, per quanto mi riguarda può anche tranquillamente accomodarsi fuori. A Liverpool abbiamo visto tutta gente che aveva voglia di giocare. Poi avranno avuto difficoltà, avranno ancora le loro tensioni col Presidente, con l’allenatore… ma in campo hanno dato quello che dovevano dare contro un avversario fortissimo, giocando una partita che, tra l’altro, nel primo tempo poteva anche andare sull0 0-2, se proprio la vogliamo dire tutta. Quindi, bene!

“Allan è’ stato il migliore e non si può dire nulla. Quelli che hanno giocato contro il Liverpool sono tutti da encomiare. Su Mertens è difficile dire se andasse fatto altro: ha segnato il gol della qualificazione, ha certamente sbagliato un paio di appoggi forse semplici, che avrebbero potuto rimetterci davanti al portiere, ma io francamente ad uno come Mertens non ci rinuncerei mai. Certo si fa un gran discutere se ha esultato o non ha esultato, ma non nascondiamoci: non facciamo finta che non sia successo niente e che non ci sia stata una tensione durissima!

“Io non pretendo che si faccia finta che nulla sia accaduto: l’importante è essere seri professionisti in campo. Che poi si esulti o come si esulti non è importante, sono aspetti secondari.  Anche perché, posto che Mertens andrà via e mi dispiace avendolo sempre adorato, dovesse invece accordarsi e tornare la pace: arrivasse un contratto nuovo… io sono certo che Mertens tornerebbe ad esultare come un pazzo. Ma questo è tipico non c’è da scandalizzarsi, i calciatori sono così”.

Quanto accaduto dopo la partita con il Salisburgo è stato considerato un fatto unico nella serie A: secondo Fulvio Giuliani, cosa porta un’intera squadra a mettersi contro la società e l’allenatore?

“Non nei particolari, ma la sostanza la conosciamo. Ho fatto come tutti le mie ipotesi, credo che alla base ci siano una serie di piccole cose: i mancati rinnovi, le battute del Presidente, qualche tensione in campo perchè magari i giocatori fuori dal loro ruolo si sono sentiti in difficoltà. Metti insieme tutto,  ti arriva il ritiro come la classica goccia che fa traboccare tutto, in un partita un po’ grigia come quella contro il Salisburgo in casa. E soprattutto in una situazione come quella del Napoli che ha il grave deficit di non avere una struttura dirigenziale che possa coprire i possibili buchi.

Noi abbiamo un padre padrone che, sicuramente ha garantito una gestione sanissima della società e per questo noi lo ringraziamo, però oltre lui non c’è nessuno. C’è un direttore sportivo che svolge il suo ruolo ma non ha il compito di gestire il gruppo e fare da raccordo tra allenatore e società e quindi non c’è nessuno”.

“Questo tipo di aziende italiane poi ad un certo punto devono decidere cosa fare da grandi. Il Napoli è’ una società sanissima con i bilanci a posto ma sarebbe ancora più forte con una struttura societaria più matura e managerializzata. Non intendo dire che com’è adesso sia scorretto, diciamo solo che non è possibile che una crisi tutto sommato superabilissima non sia stata gestita con più equilibrio. Se ci fossero state delle persone addette probabilmente non si sarebbe arrivati a tanto, non avremmo assistito a questa sceneggiata e si sarebbero evitate queste conseguenze Non dimentichiamo in ogni caso che il Napoli ha degli altri problemi strutturali, ad esempio il settore giovanile nelle ultime due partite in Europa ha preso 14 gol! Possiamo fa finta di non vedere ma tutto questo vuol dire che la qualità è bassa rispetto agli altri”.

La famosa Cantera o meglio Scugnizzeria che aiuterebbe anche la prima squadra a puntare su un vivaio proprio. Un serbatoio di talenti utili alla causa: al ricambio generazionale che porta sempre tanti scossoni. Ad agosto hanno inaugurato la struttura a Casoria ma occorre tempo.

“Non ci sono mai stati realmente. per queste cose occorre tempo, un primo passo è stato fatto ma, visto che di scugnizzeria abbiamo sentito parlare 10 anni fa, forse era lecito aspettarsi qualcosina in più ad oggi. Speriamo che si faccia qualcosa e si rimedi a questa situazione. Ovviamente ci sono tanti club che non hanno settori giovanili floridi, sono scelte. Si tratta di fare una scelta strategica ma su qualcosa bisogna pur puntare: o si investe nel settore giovanile o su punta creare una struttura manageriale molto forte, una rete di osservatori capaci in giro per il mondo. Su qualcosa dobbiamo pur puntare.

Abbiamo puntato su Ancelotti, a quanto pare dovremmo dire sulla famiglia Ancelotti però: sabato sera a Milano, vista la partita dagli spalti e quindi senza il filtro delle telecamere, l’allenatore in campo sembrava Davide e non il padre. Nessuno ricorda un allenatore in seconda tanto presente e agitato contro i giocatori durante la partita pur con la presenza del Mister ufficiale in panchina. Contro il Liverpool, le telecamere ci hanno mostrato il campo e per niente la panchina, non sappiamo se Davide sia stato così ingerente. Sappiamo però, dalle indiscrezioni trapelate, che la presenza del figlio di Carletto non sia esattamente gradita ai giocatori azzurri. E parlando dei “figli di…” anche al Presidente condanniamo la presenza della famiglia nella gestione societaria.

“Questo non lo so, quando le cose non vanno bene ci si attacca un po’ a tutto. Certo la voce del popolo ci racconta che avrebbe allenato il figlio e non il padre. Io non ci credo, io credo che Ancelotti sia una persona troppo esperta e navigata per cadere in errori così banali. S potrebbe ragionare se tenere così vicino un figlio, perché questo poi inevitabilmente genera dei malumori… quando non si vince. Perché se poi si vince allora Davide Ancelotti diventa un genio! Il discorso cambia però se parliamo dei figli di De Laurentiis: Davide Ancelotti fa parte dello staff tecnico del padre da anni, ha maturato esperienza sul campo come assistente e tecnico tattico.

Per i figli di De Laurentiis: ad uno è stato dato l’incarico di dirigere il Bari e mi sembra lo stia facendo molto bene e l’altro ha un ruolo che non è chiaro. Nel caso di Edoardo se lo si vuole General Manager lo si lasci lavorare e lo si giudichi sulla base dei risultati. Il problema non deve essere figli di… non si può essere penalizzati per questo. E’ che bisogna essere giudicati sulla base di risultati, io non giudico l’operato di Davide.

Dico la mia però sull’operato del padre, contro il Liverpool finalmente abbiamo rivisto in campo Carlo Ancelotti. Un allenatore che mette in campo qualcosa di suo, fa delle scelte, mette fuori squadra il peggiore di Milano: per quanto mi spiaccia dirlo, Callejon a Milano è stato il peggiore equindi giustamente è finito in panchina. Carlo ha cambiato l’assetto tattico della partita ottenendo un risultato di grande rilievo. Questo è il Carlo Ancelotti che ognuno si aspetta! Io non mi aspettavo un Ancelotti che Subisce la squadra come nel caso delle partite di Torino (sponda granata) o Milano”.

In ogni caso, Callejon non era l’unico assente in campo. Tra infortunio e scelte tecniche mancava anche il Capitano: colui che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto essere al fianco dei suoi compagni di squadra. Ci si aspettava un appoggio almeno morale visto che la partita era pervasa da questa sensazione di definitività: dentro o fuori.

Mi duole dirlo: non se n’è accorto nessuno. Il che non si significa che si giochi meglio senza di lui, semplicemente c’è bisogno del Capitano sereno che voglia far parte di una squadra che ha voglia rimettersi in sesto. Senza prendersi troppe responsabilità, nessuno deve chiedergli di salvare la patria perché sarebbe ingiusto. E’ anche abbastanza naturale che dal più talentuoso di tutti si pretenda qualcosina in più, con equilibrio augurandosi che ritrovi la voglia di giocare e divertirsi in modo tranquillo. Non credo sia un dramma se ogni tanto non si gioca soprattutto se non si è mentalmente sul pezzo. Senza alcun dubbio per lui è più difficile perché gli chiediamo qualcosa in più: è napoletano.

“Ammetto che anche a me sarebbe piaciuto vederlo al fianco dei compagni ma è anche vero che le cose bisogna farle solo se ci si sente di farle. Si potrebbe ragionare  in modo tranquillo se sia giusto dare ad Insigne la fascia. Magari è un peso per lui, una responsabilità che non riesce a gestire. E’ importante che questo ragazzo ritrovi la serenità”.

Forse noi siamo abituati a vedere Capitani, uomini spogliatoio in grado di gestire davvero il gruppo. Invece lui non ha inciso nell’accaduto, non li ha gestiti. L’ammutinamento è stata una decisione improvvisa, di pancia,  ma in ogni caso condannata da tutti: addetti ai lavori e tifosi.

“Io non mi permetto di giudicare quanto accade nello spogliatoio perché noi non ci siamo, se ci riferiamo all’ammutinamento lui è stato uno dei leader. Ovviamente hanno sbagliato, ma la loro è stata una decisione di pancia: gli sono saltati i nervi e hanno affrontato quello che loro ritenevano fosse una soluzione per affermarsi nei confronti del presidente. Hanno fatto una  sciocchezza, questo è evidente e lui come Capitano ha più responsabilità proprio per il suo ruolo.

Io personalmente non me la sento di gettargli al croce addosso perché ha la fascia: il carisma non si allena. Diceva un leggendario presidente degli anni 80: il carisma non si compra, o ce l’hai o non ce l’hai. Lorenzo Insigne non è un calciatore dotato di particolare carisma, e questa non è una critica, è un ragazzo che deve trovare serenità anche per acquisire maggior peso. E’ un ragazzo diverso da altri, non è Maldini o Zanetti, magari non lo è ancora”.

“Diciamo che da un calciatore ormai maturo, non più un ragazzino, ci aspetteremmo reazioni diverse. Poi nella vita ci sta anche chiedere scusa e tendere la mano. Abbastanza sciocco è drammatizzare tutto”

Però Fulvio, per agire di pancia abbiamo messo in discussione una stagione. Sicuramente gli ottavi di Champions li vediamo più vicini, ma il campionato è ancora lungo: dove arriviamo quest’anno?

“Questa è facile: la squadra vista col Milan non va da nessuna parte neanche nona o decima, neanche in Europa League per capirci. Quella vista in Europa è una squadra che torna sicuramente nelle prime 4 e centra quello che oggi è razionalmente l’obiettivo credibile: andare in Champions League”.

Parliamo allora di questa squadra che nelle sue novità trova i punti di forza: abbiamo rivisto un Koulibaly padrone della situazione e quindi un reparto difensivo in grado di ragionare e dialogare. Ma soprattutto abbiamo visto un giovane Di Lorenzo uomo-ovunque che contro il Liverpool ha giocato da Callejon… 

“Molto, molto bene davvero. Lui e Meret sono stati acquisti eccezionali su cui si comincia a ricostruire in previsione del futuro. Poi soprattutto gente che gioca e non si fa troppi film. Callejon è sempre stato un perno assoluto e ovviamente non si giudica negativamente per una prestazione sbagliata, eppure vederlo disfatto come contro il Milan… allora ad avercene in campo gente come Di Lorenzo che corre e gioca senza troppe storie. Come andrà a finire? Secondo me, aldilà del risultato di questa stagione che dipende da tutta la squadra, è evidente che per tanti finisce qui. Chi più e chi meno perché ovviamente non li puoi vendere tutti.

La rifondazione era stata forse opinata già nel passaggio da Sarri ad Ancelotti, ai primi risultati negativi della nuova gestione tecnica c’è stato chi si è domandato se forse non sarebbe stato meglio ricominciare daccapo. Considerando ormai concluso un ciclo anche per i giocatori.

“Non sono tanto d’accordo: il Napoli l’anno scorso è arrivato secondo lasciando la terza indietro di 10 punti, non è poco! Non ha mai veramente corso per lo scudetto, è vero, ma il risultato è stato notevole. Quest’anno in Napoli non raggiunge i risultati dell’anno scorso, noi diamo sempre tutto per scontato ma non dev’essere così. L’anno scorso ci sono stati dei risultati negativi ma non perchè Ancelotti abbia lavorato male, magari abbiamo sbagliato il quarto di finale con l’Arsenal… ma sono sempre quelli che in finale hanno vinto. Bisogna restare equilibrati: oggi è diverso dall’anno scorso, l’anno scorso il Napoli giocava molto meglio e questo è un fatto. Evidentemente alcuni giocatori sono arrivati alla fine di un ciclo: prendiamone atto, l’importante è chiudere bene questo ciclo. Se andasse via Mertens va salutato ringraziandolo per quanto ha fatto per la squadra in questi anni. Occorre solo un po’ di equilibrio.

L’Ancelotti di Liverpool ci ha fatto vedere cosa significa avere un Ancelotti in panchina, nell’ultimo mese io non me ne ero accorto che ci fosse lui in panchina”.

Eppure, tolto l’anno scorso che si poteva considerare di rodaggio, a tutt’oggi abbiamo un allenatore che continua a cambiare ruolo ai suoi giocatori che di rimando si lamentano e giocano in modo discontinuo. Possiamo dire che questa squadra non riesce a seguire il suo allenatore?

“Non bisogna trovare per forza un colpevole, non credo non ci sia volontà di seguirlo. Semplicemente alcune cose possono non essere andate bene; personalmente io non amo il 4-4-2  ma non sono io l’allenatore, è una formula di sicurezza: contro il Liverpool abbiamo visto sostanzialmente una partita difensiva. E’ sicuramente un modo meno spettacolare di altri però se Ancelotti ci ha vinto e in questo caso ritiene di avere i giocatori per fare quello.

“Ieri ha dimostrato che con le sue idee ha ottenuto un grandissimo risultato che non è il pareggio col Liverpool, ma di ritrovare una squadra. Io mi auguro e spero che si insista su queste cosa e che se qualcuno deve fare un po’ di panchina che ben venga. Certo che se contro il Bologna ritroviamo la squadra che a Milano non ha corso e giocato, allora veramente abbiamo un problema perché non basta una partita a capire. Tutto sommato con il Liverpool è facile concentrarsi, diverso può essere il Bologna.

Io sabato prenderei gli undici che hanno giocato in Champions e li fare i giocare anche per dare loro un riconoscimento dell’impegno che ci hanno messo. E soprattutto per far vedere agli altri che nessuno ha il posto fisso, nessuno deve giocare per forza in un certo modo altrimenti si offende: se questo è il mio modulo io vado su questo e vediamo cosa succede”.

Fulvio Giuliani ha toccato un tasto dolente nella gestione dell’accaduto. Occorre davvero che questo ragazzi capiscano che le loro perplessità sull’allenatore ed il suo modulo le avrebbero dovute esprimere in modo diverso. Forse con un dialogo più adulto e consapevole oppure semplicemente lasciandosi guidare da qualcuno che di esperienza ne ha da vendere. Abbiamo un allenatore che deve tornare a svolgere il suo ruolo senza sentirsi vincolato alle insicurezze di giovani sportivi. Ma soprattutto, tutta la squadra deve ritrovare la serenità persa e ricominciare da quanto di buono visto l’anno scorso, quando il risultato sembrava davvero avere più importanza dei singoli.

 

 

 

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