fbpx

Ziliani ed i pettegolezzi da bar: quando il giornalismo diventa gossip

ziliani

L’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano riporta un resoconto a 4 mani di Ziliani e Zaccone sul contratto che lega Carlo Ancelotti al Napoli

In un momento di crisi come quello che il Napoli sta affrontando in questo periodo, si potrebbe parlare di qualunque sfumatura del problema, caro Ziliani. Oppure, c’è chi sceglie di far “passare per fesso” un allenatore vincente in tutta Europa o per despota un presidente che sicuramente guarda alla squadra come ai suoi investimenti. Va bene, ormai stanno tutti cavalcando l’onda di questa vicenda: il Napoli è una corazzata che nel bene e nel male riesce ad accontentare tutti… il Fatebenefratelli del calcio insomma!

Possiamo essere a favore o contrari dell’uno e dell’altro, oppure potremmo decidere di osservare senza ricamarci sopra e da tifosi aspettare che la bufera passi. Anche perché solo noi tifosi sappiamo quanto tutte queste illazioni facciano male all’ambiente napoletano.

Ci piace ricordare che i contratti di solito vengono firmati da entrambi le parti interessate, che di solito queste trattative vengono mediate da avvocati pagati per tutelare gli interessi di tutti e che nessuna cronaca riporta di armi alla tempia per ottenere una firma. Carlo Ancelotti non è un allenatore esordiente che aveva bisogno di un ingaggio e nemmeno un ambiguo personaggio con necessità di far rientrare capitali o svincolarsi da multe pendenti.

Chiarito il pensiero di chi NON grida allo scandalo ma soppesa le parole lette, riportiamo stralci dell’articolo in questione. La precisazione che Ziliani fa, riportando il famigerato contratto, è “tra le pieghe“. Interessante concetto che riporta il tutto alla dimensione di “interpretazione e illazione”.

Stipendio:non i 6,5 milioni netti più volte favoleggiati ma 3.593.725 per i primi due anni che salgono a 3.993.725 il terzo anno. A questi vanno aggiunti una serie di premi per gli obiettivi raggiunti: 500.000 lo scudetto, 150.000 l’accesso in Champions, dove se Ancelotti supera il girone e passa agli ottavi ha un premio di 200.000 euro. La Champions vinta vale 1 milione”.

Clausola: la società può recedere dal contratto versando ad Ancelotti una penale e senza dover corrispondere più nulla per il periodo successivo. La penale era di 750.000 euro se esercitata entro il 31/05/2019, oggi, se esercitata entro il 31/05/2020, è di 500.000.

Aziendalismo: l’allenatore “non ha diritto di interferire nelle scelte gestionali e aziendali della Società”. Ancora: “L’Allenatore si impegna a condividere e redigere con la Società ogni comunicato e/o espressione del proprio pensiero diffusa su qualsivoglia mass media”. L’impegno a rispettare le strategie di comunicazione della Società e a non rivelarne dettagli compare più volte e la violazione determina una penale di euro 100.000 per ciascun inadempimento. “Tutte le decisioni in merito all’organizzazione di “ritiri pre-partita” della Prima Squadra, e quindi relativamente alla durata degli stessi, dovranno essere oggetto di preventiva condivisione tra l’Allenatore e la Società, che, in caso di disaccordo, potrà legittimamente disattendere la volontà dell’Allenatore”

L’annosa questione dei diritti di immagine, di cui si favoleggia solo nel Napoli ma che tutte le società di calcio utilizzano

Per la cessione dei diritti d’immagine la Società conferisce ad Ancelotti un compenso pari a euro 406.275,00 netti l’anno. L’allenatore si impegna ovviamente a presenziare a eventi, spot, foto, interviste e tutto quello che è necessario al club. Obblighi dettagliati minuziosamente, fino ad alcuni quantomeno curiosi, come quello di utilizzare l’auto fornita dal club per tutti gli spostamenti. Di non cederla a terzi, di non portarla in officine non autorizzate, per non parlare della benzina, i lavaggi e persino “i rabbocchi di lubrificanti e degli altri fluidi necessari” che sono a carico dell’allenatore. “a custodire con diligenza gli indumenti ed i materiali forniti dal club e deve rifonderne il valore se smarriti o deteriorati per colpa sua”. Su quest’ultima parte, siamo certi di poter trovare le stesse prescrizioni nei contratti di qualunque dipendente di un’azienda che fornisca allo stesso una divisa o un’automobile.

Ci sarebbe poi la contestata “questione dei social”, ma se si dovesse fare la lista di tutte le multe che allenatori e giocatori hanno preso per uno scorretto utilizzo dei mezzi di comunicazione non si finirebbe più. Nelle pieghe della questione, potremmo anche pensare che sia un’interpretazione di quanto scritto. A meno che non si stia parlando dell’utilizzo di account societari e NON personali. E comunque, nelle clausole di qualunque contratto del genere, come riportato sotto, viene indicato in che misura la società possa tutelarsi da eventuali danneggiamenti di immagine.

Il Club ha il diritto di accedere al sito Internet e/o alla/e piattaforma/e ‘social’ (e/o alle relative pagine e/o account) dell’Allenatore, INSERENDO ESPRESSE COMUNICAZIONI ANCHE A NOME DELL’ALLENATORE, il quale con la sottoscrizione del presente Contratto dà espresso mandato al club ad effettuare tali inserimenti (…) impegnandosi a fornire al club le chiavi di accesso (sito, account ecc.)”.

Questa la chiosa del duo ZZ: Quella che vi abbiamo offerto è solo una sintesi del vasto numero di impegni che De Laurentiis ha deciso di proporre e Ancelotti di sottoscrivere: dettagli che dicono molto sulla natura dei “legami” e sull’umanità degli attori coinvolti. Se sia più paradossale l’accondiscendenza (eufemismo) di Ancelotti o più sfacciata la ribalderia di De Laurentiis nel proporli non sapremmo; forse la verità sta nel mezzo. In fondo i contratti, come i matrimoni, si fanno in due.

Prendiamo spunto per precisare che non è SOLO costume del despota De Laurentiis far scrivere contratti che tutelino la sua società. Perché è di una società che stiamo parlando

Per cui, sembra doveroso riportare quelle che sono le direttive degli Accordi Collettivi di Settore quando si parla di clausola rescissoria: come riportato da calcioefinanza.it

  1. deve essere a forma scritta (a pena di nullità);
  2. può essere a tempo indeterminato o determinato (al massimo di 5 anni, costituendo anche qui una deroga alla disciplina sul rapporto di lavoro a tempo determinato);
  3. deve prevedere clausole tipiche, come la clausola compromissoria o la clausola che impone il rispetto delle istruzioni tecniche.

Sono altresì previsti alcuni divieti in merito al contenuto del contratto, come il divieto di apporre clausole di non concorrenza (e anche qui in aperta deroga della possibilità offerta dall’art. 2125 cod. civ.) o clausole peggiorative.

Riguardo il contratto di allenatore professionista di calcio, il legislatore lascia ampio spazio alle parti (società e sportivo professionista) per arricchire il contratto.

Trattandosi di una figura che riveste sempre più un ruolo manageriale, con compiti che vanno ben oltre il confine del campo di gioco. Infatti, investono anche competenze gestoriali, di programmazione e finanche di marketing. Agli allenatori di calcio è oggi, infatti, richiesto, tra le altre cose, di valorizzare il patrimonio della società: in primis  i calciatori. Ma anche l’immagine stessa della società, prendendo parte a campagne pubblicitarie o più semplicemente garantendo comportamenti che non intacchino la buona nomea del club).

Per garantire, quindi, che una creazione di valore sia effettivamente perseguita, la Società potrebbe valutare l’inserimento nel contratto di una serie di clausole, tra cui:

  1. relative alla cessione dei diritti di immagine;
  2. che impegnino l’allenatore a svolgere campagne promozionali della società sportiva o di altre società in qualche modo vicine o controllate dalla proprietà del club;
  3. incentivino a l’allenatore a valorizzare il parco calciatori;
  4. che incentivino l’allenatore a non cambiare casacca, prevedendo ad esempio bonus con obiettivi pluriennali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *