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Rubrica “Fuori dal Campo”: Da “C’era una volta ad Hollywood” ad “Eutanasia di un amore”

Nazionale

Rubrica “Fuori dal Campo”: da “C’era una volta ad Hollywood” a “Eutanasia di un amore”, il percorso e la parabola discendente di Ancelotti alla guida del Napoli

Rubrica “Fuori dal Campo”: da “C’era una volta ad Hollywood” a “Eutanasia di un amore”, il percorso e la parabola discendente di Ancelotti alla guida del Napoli.

 

Tutti ci avevamo creduto, in estate. Le notti folli tra social, telefoni, amichevoli americane, conferenze stampa e uscite istituzionali. Tutti avevamo creduto che quest’anno la dirigenza avrebbe costruito un Napoli hollywoodiano. Una specie di Tarantiniano “C’era una volta Hollywood“, con un cast stellare, per riscrivere una storia (ahimè) con finale tragico. Insomma una campagna acquisti stellare, hollywoodiana appunto, per ridare il tricolore al Napoli e non vedere la (solita) storia dal finale scontatissimo.

L’inizio era stato scoppiettante con l’arrivo del greco Manolas. Uno dei “300“, uno spartano. Un guerriero. Un Leonida dei giorni nostri che avrebbe dovuto difendere, con elmetto e scudo e colpire con spada e lancia il Serse di turno. Sempre il primo a scendere dagli aerei, con la faccia sempre incazzata. Sempre sull’ultimo scalino, guardandosi attorno, per scorgere eventuali nemici ateniesi. Uno cazzuto, insomma.

Poi era stata la volta del “Chucky” Lozano, l’acquisto più costoso nella storia del Napoli. Il messicano è stato pagato anche più del Pipita Higuain. Direttamente dal PSV Eindhoven, con la regia di Mino Raiola, il forte e talentuoso messicano era stato richiesto esplicitamente da Carletto Ancelotti. Proprio il tecnico che non era venuto a Napoli a pettinare le bambole, aveva chiesto espressamente un giocatore che aveva come soprannome “La bambola assassina”. In questo caso, immagino la poca voglia che abbia avuto nel volerla pettinare.

Dopodiché si parlava di quel “Maledetto treno per Yuma“. Un treno che non è mai arrivato. Un treno fantasma, forse più semplicemente una corsa di circumvesuviana soppressa. Magari nello scambio di Villa Literno, il treno per Yuma è stato costretto a fermarsi, senza poter mai, effettivamente, ripartire. Il deragliamento di un sogno. Nel vero senso della parola. Il colpo di scena, ma non di quelli belli, di quelli che allietano il finale. Colpo di scena, ma come peggio non avrebbe potuto esserci. Eppure c’è stato.

Il treno per Yuma sarebbe dovuto essere, nell’immaginario collettivo, di Ancelotti e, soprattutto della dirigenza (che ha molto peccato di presunzione), il pupillo del tecnico di Reggiolo, vale a dire James Rodriguez, che, in fondo in fondo, ha un pò quel viso da ragazzino birichino come Macaulay Culkin, in “Mamma ho perso l’aereo”, l’irrequieto e dispettoso bimbetto che mette alle corde due intraprendenti ladri, stavolta non riesce a mettere alle corde Real e perde il treno…quello per Yuma.

Passata la frenesia per il treno per Yuma, è stata la volta, neanche tanto nascosta, di Maurito Icardi. Pupillo del Presidente Aurelio De Laurentiis, l’attaccante argentino ha tenuto un lungo tira e molla con gli azzurri. In realtà, tira e molla voluto dalla moglie-manager Uanda Nara (parafrasando il cristianissimo “Chi non ha peccato, scagli la prima pietra”, si potrebbe dire “Chi non ha mai avuto pensieri su di lei, alzi la mano”). La bionda showgirl sudamericana, infatti, mirava ad avere un prolungamento del contratto con l’Inter a condizioni vantaggiosissime. Alla fine, anche grazie all’operato di Beppe Marotta, Maurito e consorte hanno preferito andare oltralpe per ballare un “Ultimo tango a Parigi“, con gli sceicchi del PSG pronti ad accontentare le richieste di Maurito.

Questi mancati arrivi hanno scosso parecchio Ancelotti, che ha iniziato ad incrinare i rapporti con la dirigenza e con De Laurentiis, iniziando una vera e propria lenta agonia: “Eutanasia di un amore”. Eutanasia che si è lentamente consumata, fino all’esonero e ad un discorso tra Presidente e tecnico che sapeva di “C’eravamo tanto amati…”.

A nulla è servito l’arrivo del bel Fernando Llorente. “El toro Fernand” (film di animazione abbastanza recente -lo dico perché non ha la stessa celebrità delle altre citazioni) non ha fatto scattare la scintilla dell’amore nel cuore del tecnico. Per carità nulla contro di lui, ma Ancelotti ha sempre ribadito di preferire James.

Arrivati alla separazione consensuale (ma non troppo), si accomoda sulla panchina Gattuso. “Il ritorno di Ring(hi)o” che addirittura spodesta il suo maestro dalla panchina del Napoli (quasi come, paradossalmente, avviene in Kung Fu Panda, dove l’allievo pasticcione riesce addirittura a superare il maestro sensei.)

A Ringhio Starr l’arduo compito di rimettere in piedi una squadra che sembra essere diventata, tutto d’un tratto, la tristemente celebre “Corazzata Potiomkin” (celebrità acquisita coi 92 minuti di applausi [cit.] di fantozziana memoria).

Visti i sorteggi di Nyon, che ha accoppiato gli azzurri contro il Barcellona di Messi e Suarez per gli ottavi di Champions League, “Non ci resta che piangere…”

 

 

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