Procuratori sportivi sul piede di guerra: la FIFA vuole introdurre il tetto massimo alle commissioni

GDS Mino Raiola

I manager si preparano a fare quadrato per contrastare la FIFA

I procuratori sportivi, in questi ultimi anni, sono diventati a dir poco determinanti nelle trattative di calciomercato. Tutto ciò perché ormai le varie società di calcio sono chiamate a fare i conti non solo con le volontà dei giocatori, ma anche con commissioni multiple e spesso salate.

Di conseguenza, per provare ad arginare lo strapotere degli agenti, la FIFA sta pensando di introdurre un nuovo regolamento. Si tratta di una serie di norme che andrebbero ad imporre un tetto massimo alle somme da versare ai manager.

La Federazione Internazionale del Calcio guidata da Gianni Infantino punta a imporre dei limiti ben precisi. Si parla di una percentuale del 10% sulle commissioni relative al trasferimento da parte della società che vende. A questa si aggiungerebbe il 3% per chi acquista e un altro 3% per il giocatore interessato al cambio di maglia.

Di fronte a questa stretta, però, sembra che i procuratori sportivi siano già pronti a dare battaglia. I vari Mino Raiola, Jorge Mendes e Jonathan Barnett potrebbero porsi alla guida di un vero e proprio muro contro muro nei confronti della FIFA.

Tetto massimo sulle commissioni: i procuratori sportivi non ci stanno

Come riporta Il Corriere dello Sport, lunedì 20 gennaio a Londra si è tenuta un’importante cena tra i principali manager del mondo del calcio.

In quest’occasione si è parlato proprio dell’imminente decisione della FIFA di limitare ufficialmente le commissioni relative ai trasferimenti dei calciatori. Gli agenti avrebbero già deciso di unirsi e di ribellarsi a quest’intervento, appellandosi alla libertà d’impresa.

Le società di calcio, le federazioni e le leghe nazionali, invece, sarebbero in attesa per decidere il da farsi. Da un lato, infatti, accoglierebbero con un sospiro di sollievo il nuovo regolamento.

Dall’altro, però, non vorrebbero arrivare allo scontro frontale con i procuratori sportivi. Infatti in sede di mercato saranno chiamati comunque a trattare con loro. Dunque non risulterebbero convenienti dei rapporti tesi e di chiusura reciproca.

Infatti, ormai in qualunque circostanza per i club è fondamentale trovare l’intesa con gli agenti dei giocatori. Anche in caso di parametri zero, se non si paga il costo del cartellino ad un’altra squadra, i soldi comunque vanno versati ai rappresentanti oppure ai mediatori degli atleti. Sempre tramite commissioni.

Questa situazione è emersa soprattutto a partire dal 2015, quando è stata introdotta la cosiddetta deregulation. Ovvero, l’abbattimento di qualsiasi tipo di licenza o di vincolo di mandato.

In altre parole, un procuratore nel corso di una trattativa può rappresentare non solo il giocatore, ma anche la società che acquista e quella che vende. Dunque pieno potere e commissioni di rilievo.

E non è un caso se nel 2019, solo considerando gli affari internazionali, la categoria abbia intascato complessivamente circa 654 milioni di dollari in commissioni. Una cifra che si è triplicata in appena cinque anni. E se si prendono in considerazione gli acquisti a livello nazionale, si arriva a sfiorare il miliardo di dollari.

A fronte di queste somme stratosferiche, la FIFA sarebbe dunque pronta a porre un freno. Ma l’intero movimento dei procuratori sportivi non sembra disposto ad accettare passivamente le nuove regole. Lo scontro, a questo punto, potrebbe essere dietro l’angolo.

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