Napolitudine – Pasta riposata, uova e parmigiano: A’ frittat e maccarun

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Che sia per una gita fuori porta o per una trasferta di calcio, il napoletano non ha dubbi su cosa portarsi: a’ frittat’ e maccarun

Se avanza la pasta nessun problema: per il giorno dopo si fa a’ frittat. In realtà lo stereotipo di mangiamaccheroni accompagna il popolo napoletano da almeno tre secoli. Il caro Goethe, che ha ben saputo godersi l’accoglienza partenopea, riporta “Maccheroni d’ogni specie… si trovano ovunque e a prezzo mite”. A questo punto togliamoci il dente e parliamo anche di Camillo Benso che alludendo all’annessione del Sud Italia scriveva “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”. Vuoi vedere che alla fine le nostre abitudini alimentari hanno alimentato un certo immaginario sottilmente razzista?

La vera verità è che a Napoli la pasta è un affare serio!

Arrivata in Sicilia, portata dagli Arabi, la pasta si diffonde in un primo momento usata come contorno ed in seguito come piatto unico. Gli storici della cucina Alberto Capatti e Massimo Montanari ci dicono che “La pasta rimase per lungo tempo un cibo tra i tanti. Ancora nel XVI secolo poteva essere avvertita come uno sfizio, una ‘delicatezza’ di cui si poteva fare a meno nei tempi di difficoltà”. Dove se non nella città più democratica d’Italia, che a tavola ha sempre onorato il meglio che vita aveva da offrire, poteva essere apprezzata appieno?

Nel Seicento il prezzo della farina era nettamente inferiore a quello della carne: è bastato aggiungere la fantasia dei mestoli napoletani.

Però accadeva che un fondo nella pentola restava… si mangerà domani. Allora perché non renderlo fantasioso e appetitoso e magari comodo da portarsi dietro? Ed ecco che il must del pranzo a sacco è diventato storia. A Napoli qualunque avanzo: dai maccheroni al sugo alla pasta e patate. rigirata con uova sbattute e parmigiano diventa una frittata. Adesso la pasta viene cotta apposta per farne una frittata, ma quando avanza dal giorno prima e ha avuto il tempo di riposare “s’è appusat”… il sapore è davvero diverso! D’estate le mamme preparavano piramidi di frittate di pasta per affrontare il pasto calorico e necessario da portare in spiaggia il giorno dopo: solo per veri coraggiosi.

Ma il vero must è sullo stadio con la Peroni anche se calda!

Ma c’è un luogo dove la frittata non manca mai, una gustosa scaramanzia, lo stadio. Chiedete ad un tifoso che parte per andare in trasferta a vedere il Napoli cos’ha nello zainetto. Perché la frittata di maccheroni ti scalda sugli spalti anche se la temperatura è prossima allo zero, consolatorio rito apotropaico da consumarsi rigorosamente tra primo e secondo tempo. Poi se avanza, la finiamo dopo mentre torniamo a casa festeggiando se tutto è andato bene oppure consolandoci con i suoi sapori decisi.

Oggi lo chiamano Street Food, fa trendy, diventa globale

A Napoli le rosticcerie per strada hanno sempre invaso l’aria di un appetitoso profumo di frittura: se devi arrivare da una parte all’altra della città all’ora di pranzo non c’è niente meglio di un cuoppo zeppo di frittura di mare o all’italiana. Ma il pubblico raffinato e competente sa che in un angolo della vetrina c’è lei: la Frittatina. Parente della più nota versione familiare, la frittatina gronda olio e calorie ma scalda il cuore.

Si narra che Pulcinella si rammaricasse di non averla mai mangiata, a chi gliene chiedeva la ragione rispondeva che a casa sua la pasta non avanzava mai.

Dovrebbe saperlo Pulcinella che oggi, da cibo di avanzo, a’ frittat’ e maccarun è diventata un piatto ricercato!

E visto che la fantasia partenopea sfocia direttamente nella vita di tutti i giorni, vi segnalo un’attività particolare che della Frittata di Maccheroni ne ha fatto una missione. Ovunque a Napoli.

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