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Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è intervenuto IN ESCLUSIVA a CasaNapoli.net: “Napoli si è comportata con grandissimo senso di responsabilità. Bisogna ripartire dalla cultura e dal turismo low cost”

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Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è intervenuto IN ESCLUSIVA, a CasaNapoli.net, parlando della fase 2 e della ripartenza

Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è intervenuto IN ESCLUSIVA, a CasaNapoli.net, parlando della fase 2 e della ripartenza

Sindaco lei ha il polso della città e dell’atmosfera che c’è, come ha vissuto il napoletano la quarantena e questo momento, in generale, obiettivamente storicamente difficile?

La fase 1 l’ha vissuta con grande rispetto delle regole. Il napoletano, vedendo le immagini della Lombardia ha intuito il pericolo. C’è stato un senso molto diffuso di responsabilità, di maturità, di virtuosità e di pazienza. A me non ha meravigliato, ma nella vita non bisogna mai dare nulla per scontato. Soprattutto per una pandemia: non c’erano precedenti. Nessuno ci aveva mai raccontato come adattarsi. Sono orgoglioso di questo: è stato l’elemento determinante per evitare una diffusione molto massiccia del virus.

Noi, ad oggi, a Napoli siamo sotto a mille positivi. La Regione ha fatto il minor numero di tamponi, bisogna dirlo. Solo 100 morti circa. Complessivamente stiamo meglio rispetto ad altre Regioni vedendo i numeri. Sono due settimane circa che siamo a 6 o 7 positivi al giorno, pur aumentando il numero di tamponi. Quindi, per ora, la situazione è stata gestita, credo, nel miglior modo possibile.”

Domani scatterà la fase 2: qualcuno ha detto, e questa cosa fa un pò paura, che bisogna riaprire subito tutte le attività. Chiaramente va fatto un distinguo tra tutte le Regioni. Ma questa sensazione di “tana libera tutti” è un grosso pericolo. Non è finito tutto:

Io sono più preoccupato adesso rispetto a 15 giorni fa. Perché se uniamo un mix che può essere pericoloso, il caos istituzionale per i conflitti tra ordinanze regionali e provvedimenti del governo, dove soprattutto le Regioni, ma parlo soprattutto di quella nella quale vivo, non sono state aiutate, dall’altro la frenesia popolare che è, tra l’altro psicologicamente giustificabile, perché dopo 2 mesi, ovviamente di autoreclusione domiciliare senza aver commesso nessun reato, ci sta che un giovane di 16 anni possa prendere un pò d’aria. Un giovane, come un bambino o un anziano.

Una qualsiasi persona. Ora bisogna essere molto bravi a recuperare un pò di aria, un pò di abitudini che avevamo completamente smarrito ma bisogna essere assolutamente rigorosi nel distanziamento fisico, sociale, come lo si vuole chiamare, indossare le mascherine laddove obbligatorie. Non è la liberazione dal virus. Anzi, aggiungo, se non dovessimo essere particolarmente bravi, come lo è stato finora la stragrande maggioranza degli italiani, ritornare come un gambero nella fase 1, sarebbe un disastro psicologico. Forse non ci riprenderemo più a breve dall’epidemia sociale ed economica.

Da domani la situazione si farà ancora più delicata, perché su alcune questioni sarà difficile uscire: dal trasporto pubblico ad altro. In questi giorni già vedo molta più gente per le strade. Ma, devo dire la verità, parlando di Napoli, città nella quale vivo e nella quale faccio il sindaco, qui tutti indossano le mascherine e applicano il distanziamento. Complessivamente, la situazione di consapevolezza di tutela della salute c’è ancora. Ma domani è un altro giorno e vedremo come inizia la fase 2″.

Il suo rapporto con De Luca: prendete decisioni insieme? Lui è uno abbastanza tosto e lei chiaramente gli va dietro: vi sentite, discutete?

Rispondo subito, poi vorrei dire altre cose, soprattutto sulla cultura che mi sta molto a cuore. Purtroppo, è da prima della pandemia che ho difficoltà ad avere un rapporto col presidente De Luca, ma è la mia versione. Abbiamo provato in tutti i modi: con telefonate, lettere, richieste di incontri. Non è grave come il virus, ma sarà una forma allergica. Io non lo so. Vi posso assicurare, però, che la cooperazione istituzionale tra la Regione ed il Comune c’è. Trovo, poi, particolarmente sorprendente che nella task force regionale non ci siano il  Comune e la Città metropolitana di Napoli. Questo sembra incredibile. E’ un errore. Che si va ad accumulare ai tantissimi errori fatti dal Governo Nazionale ed in Campania da quello Regionale. Tenere i sindaci completamente fuori da questa partita.

Non si comprende che l’Italia è l’Italia delle città, dei comuni, delle grandi aree urbane e dei paesi. Inutile non coinvolgere i sindaci. I sindaci sanno tutto: come si fa il cibo d’asporto, come si regolano i mercati. Alla fine ricade tutto su di noi. Noi stiamo combattendo con le mascherine che abbiamo comprato, perché ancora non ce l’hanno date e con una fionda contro un virus che oltre a mietere vittime, sta già mietendo un disastro sociale ed economico. Il fatto che noi non siamo in questa task force, lo considero un grave errore. Quello che penso io, ma che pensano tutti gli italiani, interpretati dalle parole del direttore dell’ANSA. In questo momento ci vuole il massimo delle occupazioni istituzionali.

E’ovvio che se c’è un sindaco, come me, che ha a cuore i diritti della propria comunità, se vede che un presidente della Regione, fa delle cose sballate, non sta zitto. Se ci fosse un incontro prima, con la voglia di ascoltarsi sarebbe diverso. Poi è chiaro che ci sono le istituzioni che prendono le decisioni: il Presidente del Consiglio deciderà per la Nazione, il Presidente della Regione decide per la Regione, il Sindaco deciderà per la propria città. Questa è una delle cose che ha funzionato nella maniera peggiore. Faccio un esempio plastico: domenica scorsa abbiamo sentito tutti, con grande attenzione, il presidente del consiglio.

Io, lunedì mattina, mi sono letto con grande attenzione il DPCM e abbiamo iniziato a lavorare: su cosa significa congiunti, cosa significa attività motoria ecc. Non abbiamo neanche iniziato a lavorare su quello che subito sono arrivate le ordinanze regionali. Scritte dalla stessa persona che 24 ore prima dicono una cosa, 24 ore dopo ne dicono un’altra. Prima cibo a domicilio sì, ma solo in alcuni orari.

Qualcuno fa notare che mette orari molto stretti e ai commercianti non conviene neanche aprire. Allora allarga di nuovo l’orario e dimentica rosticceria. Cibo d’asporto sì, cibo d’asporto no. Conte dice che si può camminare con la mascherina a distanza di sicurezza.

Lui dice di no, che si può camminare solo sotto casa e a determinati orari. Non ci vuole uno scienziato per capire che se metti orari stretti, sotto casa, si crea un’assemblea di condominio sotto casa. Scendono tutti sotto casa. Io non condivido molte cose del DPCM, alcune sono scritte male anche dal punto di vista giuridico: sarà stata la smania o la fretta. Però, tutto sommato, il Presidente del Consiglio ha dettato una linea. ha fatto una fase 2 graduale. Si può condividere o meno.

I mercati in tutta Italia stanno funzionando, mentre in Campania sono chiusi. Siccome l’ordinanza scadeva oggi, fino a ieri non sapevamo ieri, adesso abbiamo dovuto fare 2 nottate per fare sanificazione, igienizzazione, consultare i mercatari. Ieri mentre stavo al Duomo, e per fortuna San Gennaro ha sciolto il sangue e ha fatto il miracolo, arriva l’ennesima ordinanza del Presidente che dice: “No! I mercati non si aprono”. Noi la fase 2 così non la possiamo cominciare.

“Chiudo con la cultura: deve ripartire tutta l’Italia dal sociale all’economia, alle attività produttive. La cultura non deve essere considerata come un hobby, un’attività di intrattenimento: se c’è va bene, se non c’è non fa niente. Altrimenti vuol dire che non abbiamo neanche l’idea da dove l’Italia debba ripartire. Io faccio l’esempio di Napoli: in questi anni ha avuto la sua rinascita, proprio grazie alla cultura, al turismo e a tutto ciò che è made in Naples. Proprio per questo noi anche quest’anno, in piena pandemia, abbiamo mantenuto il “Maggio dei Monumenti”. Ovviamente non all’aperto, non nei musei, né gli spettacoli, perché non possiamo. Ma 100 artisti, 100 progetti abbiamo avuto: il “Maggio dei Monumenti“sui social c’è, Napoli c’è e riparte proprio dalla cultura.

Sull’estate dico che bisogna vedere come vanno i contagi. Dobbiamo essere tutti bravi. Noi stiamo programmando. Dobbiamo programmare con fantasia, creatività ed intelligenza. Più spazi all’aperto, più iniziative disseminate su tutto il territorio, più suolo pubblico gratuito, più apertura, più artisti che non sono concentrati su eventi, ma sono disseminati su tutto il territorio. Per farla breve siamo lavorando su un progetto “Napoli bella e sicura”, dove al centro c’è la natura, la solidarietà, ci sono le persone e ci sarà la voglia di tutti di tornare a vivere. Ci dobbiamo lavorare adesso, ci sono le istituzioni. Noi ci stiamo provando, anche se il governo si è dimenticato di noi, si ricorderà che sta per provocare un disastro.”

Nelle parole di Conte c’è stata confusione, trasmessa poi nel decreto: soprattutto nella gestione della fase 2. La questione dei parchi cittadini, come si pone? La gestione dell’accesso ai parchi cittadini spetterà al sindaco di ogni città, come si prepara Napoli alla fase 2 nella gestione dei parchi e del resto?

Vi cito un paio di passi per farvi capire il caos in cui piomberemo domani. Il DPCM dice che i sindaci possono chiudere parchi e strade se si verificano degli assembramenti. Siccome, ormai, nel mondo dei social girano foto in continuazione, immaginate voi, domani cosa accadrà, in tutti i comuni di Italia. Si chiederà di chiudere strade e parchi. Sarà così. Ci sarà chi si opporrà, adducendo motivazioni.

Allora si può arrivare fino ad un certo punto. Considerate che su un autobus, per rispettare le regole, possono salire 15 persone, cioè un decimo della capienza. Se ci sono 15 persone al capolinea non si fermerà proprio. Se ce ne sono 14, ci sono persone in meno. Impossibile pensare di mettere un poliziotto ad ogni fermata.

Sono previste una serie di cose, ma siamo in una fase, in cui non è una regola a risolvere il problema. Lo vediamo tutti. La regola principale è seguire le regole. Quello che ci ha fatto sentire una comunità orgogliosa di sé stessa. Noi non dobbiamo dare nulla per scontato. I più bravi sono stati i giovani. Voi davate per scontato che i ragazzi di diverse età, dai 16 ai 20 anni non uscissero mai di casa? Posso fare l’esempio dei miei figli, perché li vedo ogni giorno. 16 e 20 anni mai usciti. Facevano la gara a chi dovesse buttare la spazzatura.

Questo non è scontato. Bisogna prepararsi a vedere delle immagini in cui ci sarà gente che cammina per strada. Non è che ogni volta che cammina qualcuno, succede l’ira di dio. L’importante è che ci sono le regole di cui si parlava. Per quanto riguarda i parchi, ci siamo attrezzati.

Me lo hanno confermato le forze di polizia, ed il prefetto. La mia indicazione è stata quella di non soffermarsi sul controllo singolo. Io mi concentrerei sugli assembramenti. Bisogna dare un segnale forte. Se si fa una riunione, un capannello, bisogna intervenire con sanzioni pesanti.

Un ultimo flash: faccio anche politica, ma non voglio fare polemica. Ho notato che con la pandemia si sono innamorati tutti della sanità pubblica. Le responsabilità sono molto trasversali nella regionalizzazione della sanità. Le persone sono state brave a chiudersi in casa. Noi avevamo 334 posti in terapia intensiva per 6 milioni di abitanti. Senza dispositivi di sicurezza.

L’economia liberista ci diceva di delocalizzare tutto per risparmiare: senza dispositivi, senza mascherine. Il nemico ci ha preso alle spalle e non avevamo elementi di difesa. Che passi avanti abbiamo fatto finora? Abbiamo dato potere a molte persone, abbiamo speso milioni di euro, allora mi sono detto: “Molta gente dal nord verrà a Napoli”. Lo scorso 8 Marzo è stato fatto un grave errore, quando la regione Lombardia aveva deciso di chiudere tutto, senza mandare le forze di polizia alle stazioni ferroviarie per fare controlli.

Dopo 2 mesi di pandemia, ho chiesto ai presidenti delle regioni, se eravamo nelle condizioni di fare controlli preventivi a garanzia e tutela dei viaggiatori, dei familiari e dei concittadini. A distanza di due mesi ancora non siamo in grado di poter fare un controllo di questo tipo. E la buttiamo sulla politica, affermando che qualcuno vuole chiudere i confini, l’altro che vuole aprire tutto.

E’ una sterile polemica politica perché non si può chiudere un confine, non ci può essere il controllo alla chiusura dello stesso. Vorrei dire e mi auguro che si riveda il sistema sanitario, quello delle privatizzazioni selvagge. Lo dico da amministratore della città più indebitata d’Italia. In Campania hanno chiuso diversi ospedali negli ultimi anni. Anestesisti e medici che non ci sono più, dispositivi che non funzionano.

Ancora ieri mi hanno scritto medici di Napoli che non hanno più le mascherine FFP2. E’ chiaro che poi vanno a lavorare con il rischio di infettarsi e contagiare i familiari. Abbiamo messo noi sindaci, con l’aiuto degli imprenditori napoletani, a disposizione circa 300 posti letto di B&B, ma anche mascherine. E potrei fare anche altri esempi. Io da sindaco chiedo allo stato di fare presto queste cose, così andiamo più tranquilli verso l’estate.

Avremo più medicina territoriale, più ambulatorio, più dispositivi, più farmaci, più posti letto. L’Italia si è impaurita per le pressioni sul sistema ospedaliero. Abbiamo dovuto rinunciare a tutti i diritti costituzionale, dando una delega in bianco, ed è andata bene così. Adesso bisogna chiedere, è impensabile una quarantena infinita. Ora bisogna pretendere. Lo Stato non si è voluto accollare tutta la responsabilità, altrimenti si sarebbe dovuto accollare anche diversi disastri. Bisogna aiutarsi a riprendere una vita normale. Aiutarsi ad andare incontro ad un autunno in cui saremo preparati, avremo le munizioni. Insomma a riprendere una vita più o meno normale.”

Conte in realtà nell’ultima diretta ha dato solo un saluto, ma non un aiuto concreto a chi lavora nel settore del turismo, non lasciando ancora capire cosa ci sarà per il futuro. Lei ha detto che bisognava ripartire da un turismo low cost. Bisognava partire prima con un aiuto per il turismo o, tutto sommato, andava bene aspettare?

Il turismo, come la cultura, è fondamentale. Si alimenta soprattutto con la tassa di soggiorno che adesso è scomparsa. Avremmo avuto circa 15 milioni di euro con cui organizzare la cultura ed il turismo. Se il Governo non rimpingua queste carenze e non immette liquidità nelle tasche delle persone, se non sostiene veramente sono preoccupato. Non parlo da abitante, ma perché ho fatto 15 anni il pubblico ministero. Va a finire che dal virus andiamo a finire al disagio sociale. Diventano questioni di ordine pubblico, di criminalità. La criminalità ha bisogno di riconquistare il territorio.

Noi stiamo lavorando in questo senso. Bisogna sempre tenere sotto controllo la curva dei contagi, ma bisogna lavorare in questa direzione, con tutte le persone oneste. E lavoro per maggio, giugno e luglio. Parlo di Napoli: se la questione sanitaria dovesse rimanere positiva, verso il contagio zero per metà maggio. Ci dobbiamo preparare a passare una bella estate, creandoci delle opportunità.

Certo non ci saranno i turisti internazionali, per i quali bisognerà continuare ad aspettare. ma puntiamo ad unturismo locale e low cost. Un napoletano che rimane e riscopre la sua città. Così come i campani, i meridionali, i centro-meridionali. Bisogna mettere al centro la natura. Un pescatore di Marechiaro mi ha detto che non ha mai visto così tanti pesci nel mare. Immagini struggenti. Allora noi lavoriamo. Diamo lo spazio pubblico a chi ha trattorie.  Impieghiamo personale comunale per aiutare bambini e diversamente abili. Creiamo una città a dimensione umana. Che può diventare un brand.

Noi non siamo mai stati per il consumismo universale, almeno come amministrazione. Io penso, non perché sia ottimista nato, ma perché ci credo: è un’opportunità. Per l’Italia, per Napoli e per tutte le città. Si può ripartire e bene. Bisogna dare una immagine forte di un’Italia unita. Basta con la diatriba Nord-Sud. Noi sindaci siamo uniti, non litighiamo mai tra di noi. Non mi interessa della colorazione politica, il sindaco deve stare per strada e vivere la città. Bisogna sostenerci. Il trasporto pubblico deve ripartire e non fermarsi. E’ una grave crisi: la più grande dal dopo guerra. Bisogna aiutarci, anche indebitarci.

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