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ESCLUSIVA – Antonio Sasso (Direttore del Roma): “Osimhen? Un like non è determinante. Gattuso non solo un motivatore. A Barcellona sarà determinante la condizione atletica”

ESCLUSIVA – Antonio Sasso (Direttore del Roma): “Osimhen? Un like non è determinante. Gattuso non solo un motivatore. A Barcellona sarà determinante la condizione atletica”

ESCLUSIVA – Antonio Sasso (Direttore del Roma): “Osimhen? Un like non è determinante. Gattuso non solo un motivatore. A Barcellona sarà determinante la condizione atletica”

Direttore, la sua carriera giornalistica inizia a 16 anni, quando diventa collaboratore sportivo del Roma. Dopo anni di incarichi a livello locale, torna al Roma prima da redattore capo, fino a diventarne Direttore, prima nel biennio ’92 – ’93 e successivamente a partire dal 2002 a tutt’oggi (dal 2016 è Direttore Editoriale).

Nelle ultime ore un giornalista nigeriano nonché amico di Victor Osimhen ha riferito, tramite un post su Instagram, che il calciatore avrebbe già effettuato le visite mediche per il Napoli. La notizia è stata raggiunta dal like del centravanti.

Che idea si è fatto della vicenda e, più in generale, quali sono le sue considerazioni sul notevole cambiamento che i social hanno imposto alla comunicazione e all’informazione?

“Questa vicenda è la dimostrazione che i social viaggiano più velocemente di ogni altro veicolo di informazione. L’utilizzo della carta stampata, benchè fosse un mezzo meno immediato, garantiva una maggiore accuratezza delle informazioni divulgate e più attenzione sulla veridicità delle relative fonti.

La fuga di informazioni che scaturisce dal messaggio social è al contrario incontrollata, può fare il giro del mondo in pochi secondi. Quindi innanzitutto va verificato se l’informazione è corretta, cosa che non sempre accade.

In ogni caso, un like può significare tutto e niente.

Il gradimento del calciatore magari non è in discussione, ma di fronte ad una proposta economicamente più vantaggiosa da parte di club prestigiosi, la volontà già espressa passerebbe in second’ordine. Qualsiasi calciatore, come ogni essere umano, avendo la possibilità di guadagnare il milioncino in più, è chiaro che quel like lo mette da parte”.

E’ da sempre appassionato di calcio ed ha avuto la fortuna di vivere l’epoca di Maradona. Ritiene che il Napoli di Sarri abbia raggiunto gli stessi livelli? Cosa è mancato secondo lei per portare il terzo tricolore in città?

“E’ mancato un pizzico di fortuna. Anche nel calcio conta tanto la sorte. Il Napoli di Sarri è andato vicinissimo allo scudetto. Per una serie di circostanze, tra le quali anche le decisioni arbitrali di Inter Juventus, il Napoli ha subito un contraccolpo che non ha permesso di rendere al meglio nella decisiva partita di Firenze.

Il Napoli di Maradona era la squadra che si affidava a un campione, a un fuoriclasse in grado di decidere le sorti di una partita.

Il Napoli di Sarri è il Napoli di un allenatore, il quale ha offerto un calcio spettacolare, spumeggiante, che ha divertito, forse anche rendendosi schiavo di sé stesso. In alcune partite, specie quelle contro avversari chiusi, si sono visti i limiti del calcio di Sarri. Un tiki-taka a volte deleterio non ha permesso al Napoli di affondare in partite sulla carta più semplici e di conquistare qualche punticino che a fine campionato sarebbe risultato provvidenziale.

Anche nelle recenti gare contro l’Udinese ed il Bologna, il Napoli a tratti è stato spettacolare, ma rischiando in entrambi i casi di perdere la partita”.

All’inizio della stagione in corso sembrava un Napoli ormai a fine ciclo. Ancelotti, per vari motivi, non è riuscito ad imprimere alla squadra quella mentalità vincente che sembrava fosse nel DNA del tecnico. Poi è arrivato Gattuso. Crede che l’inversione di rotta sia da attribuire principalmente al carattere del nuovo allenatore oppure al rimodulato assetto tattico?

“Probabilmente la svolta deriva da ambedue gli aspetti. Il Napoli era arrivato ad un punto in cui il gruppo era spaccato. La squadra non aveva più anima, evidentemente c’era qualcosa che non andava sia con l’allenatore che con la società. Si era rotto il giocattolo.

Ancelotti precedentemente aveva vinto ovunque in Europa, ma lo ha fatto con tanti giocatori di assoluto livello internazionale e con molti fuoriclasse a disposizione.

Qui a Napoli si è trovato a gestire una rosa di ottimi giocatori il cui livello non è paragonabile a quello dei campioni che militano nel Real o nel Bayern.

La scelta di De Laurentiis di cambiare in corsa è stata una decisione giusta.

Si è affidato a un allenatore giovane ma già esperto come Gattuso, che aveva giocato ad altissimi livelli e soprattutto aveva una enorme carica agonistica da trasferire alla squadra.

Potremmo dire un vincente, perché in pochi mesi abbiamo ottenuto risultati più che positivi come la vittoria della Coppa Italia”.

Ancora poche partite di campionato, poi si vola a Barcellona per il ritorno degli ottavi di Champions. Quale percentuale hanno gli azzurri di passare il turno?

“Credo un 20/30%. Il Napoli dovrà far leva sulla preparazione atletica ma anche su un pizzico di fortuna. Se il Napoli arriva all’appuntamento dell’8 agosto con questa forma fisica, abbastanza pimpante, lucido e magari con qualche episodio che gira a favore, nulla è precluso.

Il Napoli dovrà essere solido dietro, affidandosi a veloci ripartenze che potrebbero cambiare la storia della partita e della qualificazione.

Il Barcellona ha i suoi problemi all’interno del gruppo. Si vocifera di qualche malumore anche nei confronti della proprietà pertanto, come accaduto al Napoli qualche tempo fa, questo potrebbe essere un’arma, un fattore determinante del quale approfittare.

Il Napoli arriverà concentrato e con una formazione tipo già ben definita nella testa del tecnico calabrese.

Al centro del campo credo che Gattuso punterà su Demme. Lobotka sta facendo bene, ma a differenza  del tedesco garantisce meno copertura, e contro il Barcellona non ci si può permettere di lasciare troppi spazi.

Non sarà facile, ma tutto può succedere”.

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