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ESCLUSIVA – Emilio Di Marzio: “Il teatro? Un divino anacronismo. De Luca è un cavallo di razza. Il futuro? Lavorerò per Napoli”

Emilio Di Marzio

Emilio Di Marzio è Avvocato, consulente per le relazioni istituzionali e affari regolatori per varie società internazionali e consulente della Commissione politiche europee del Senato, nonchè vice presidente del cda del Teatro Stabile di Napoli. Giornalista pubblicista e revisore del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, Di Marzio ha conseguito il dottorato di ricerca in diritto internazionale a Napoli ed il Master “Consiglieri di cda e sindaci di società” a Milano.

Dott. Di Marzio, in una delle interviste rilasciate qualche mese fa ha parlato della sua decisione di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza, dettata da motivi per lo più pragmatici. Le sue aspirazioni sembravano suggerirle strade che conducevano a Lettere, Storia o Psicologia.

Crede che in un futuro prossimo le scelte dei giovani continueranno ad essere indirizzate dagli stessi motivi o vede ragioni per auspicare una ripresa del settore umanistico inteso nel senso stretto del termine?

“Non voglio citare una delle mie grandi passioni, la filosofia empirica inglese, per la quale l’osservazione del reale è la base di ogni conoscenza, ma credo che le scelte di studio saranno sempre più, e giustamente, condizionate dal fabbisogno del mercato o più semplicemente dai bisogni della società.

Nella mia idea di futuro, l’umanesimo dovrà o dovrebbe rappresentare un tessuto di base di formazione e conoscenza per l’uomo. L’idea cioè dell’uomo misura di tutte le cose, educato civilmente, memore della storia, dotato di spirito critico.

Su questa ossatura di base dovrà ergersi l’impianto di conoscenza professionale. Saranno sempre meno quelli che potranno occuparsi di lettere “professionalmente”.

Solo le facoltà scientifiche, esse solo, sono in grado oggi di rappresentare una chance professionale di fronte all’evoluzione tecnica e tecnologica, ma solo se accompagnate da una formazione umanistica di base, la tecnica non sarà priva di anima.

In sintesi, sarà inutile che le nuove generazioni rincorrano aquiloni. L’auspicio è che si dedichino per lo più alla scienza, alla matematica, all’ingegneria, supportate da un solido impianto umanistico”.

Pianura è un quartiere di Napoli al quale è molto legato. Le elezioni circoscrizionali di quel territorio hanno infatti rappresentato il suo primo successo politico: lei fu il primo eletto (con i DS) tra tutte le 21 circoscrizioni di Napoli.

Ad oggi reputa soddisfacente lo sviluppo del territorio nel corso degli ultimi anni o vede ancora tanta strada da percorrere?

“Tanta, troppa strada da percorrere.

Pianura negli anni è moderatamente migliorata. Lo stato manutentivo delle strade, del verde, dell’igiene pubblica, degli edifici scolastici non può dirsi peggiorata.

Grazie anche al lavoro di tanti amministratori del territorio, ci sono segnali positivi, insufficienti ma positivi.

Il vero problema è l’identità funzionale e urbanistica, cioè tutto ciò che può caratterizzare Pianura nel tessuto urbano della città metropolitana.

Il progetto scuola superiore è arenato e così quello di una piscina e di un palazzetto dello sport.

E una delle mancanze più gravi è un sistema di collegamento adeguato, al netto della circumflegrea.

Il fatto che Pianura non sia interessata da progetti di collegamento metropolitano rende quel territorio monco. Persino Soccavo e Monte Sant’Angelo sono sconnessi pur essendo di grande prossimità.

Ridisegnare i trasporti e i collegamenti potrebbe rompere l’isolamento di Pianura, migliorarne la qualità del vivere e dare anche al quartiere l’opportunità di garantire un alloggio agli studenti fuori sede di economia e di altre facoltà.

Uno dei quartieri più giovani d’Europa, anche per via dell’abusivismo che ha fatto arrivare tante coppie giovani nei decenni scorsi, non può essere privo di servizi ai giovani”.

Passiamo alla cultura. Il Teatro Stabile è uno dei più grandi teatri di prosa d’Italia e dal 2015 ha assunto il carattere di teatro Nazionale.

Dopo essere stato portavoce di De Luca, il presidente della Regione Campania ha proposto lei come consigliere in rappresentanza della Regione. Successivamente ne è diventato vicepresidente per volontà di Filippo Patroni Griffi.

Cosa rappresenta per lei il Teatro Stabile?

“Il teatro è un divino anacronismo. Resiste alle temperie della storia, anche a drammi virulenti come il Covid. Siamo stati il primo teatro in Italia a riaprire con una magnifica stagione estiva all’aperto, al Maschio Angioino.

E abbiamo fatto bene a insistere.

Il teatro in fondo è anche uno strumento di emancipazione culturale. E il prossimo obiettivo sarà sempre più collegare il teatro alle periferie. Anche alle periferie dello spirito, come direbbe Papa Francesco”.

Il presidente della Regione Vincenzo De Luca non ha mai smesso di tenere alta la guardia contro il Covid. I dati degli ultimi giorni sembrano dargli ragione.

Al suo posto, nel periodo che va da febbraio ad oggi, avrebbe gestito diversamente l’emergenza sotto il profilo sia provvedimentale che comunicativo?

“Il presidente De Luca ha precorso con i suoi provvedimenti tutte le scelte che sono state poi assunte a livello nazionale. Non è un caso. I cavalli di razza si vedono dinanzi agli ostacoli più difficili, non in pianura al galoppo. E De Luca ha dimostrato ancora una volta una qualità amministrativa e una capacità di lettura politica d’altro tempo, rispetto ai pigmei di oggi”.

Cosa c’è nell’agenda di Emilio Di Marzio per i prossimi mesi?

“Nella mia agenda c’è innanzitutto grande lavoro.

Mi occupo di relazioni istituzionali per diversi gruppi nazionali e multinazionali, e con soddisfazione. E i mesi a venire saranno molto densi.

Aggiungo tuttavia che sento un’altra priorità. Lavorare perché Napoli torni ad avere una guida seria, autorevole, riformista.

Superate le regionali, bisognerà individuare il candidato giusto e supportarlo efficacemente.

Darò un certo contributo, sul primo e sul secondo fronte”.

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