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Nel giorno di Diego si è spento Bruno Brancaccio, lo strutturista del San Paolo

Bruno Brancaccio strutturò lo Stadio San Paolo sulle indicazioni di Achille Lauro

Sembra fatto apposta ma è solo una coincidenza quella che ha visto la scomparsa, nel giorno di Diego Armando Maradona, di colui che fu lo strutturista dello Stadio che ha visto i momenti più belli ed emozionanti della carriera del “Pibe de Oro”. Nella mattinata di ieri si è spento, infatti, l’ing. Bruno Brancaccio appartenente ad una delle più note famiglie di costruttori italiane. Insieme a suo cugino Marino è stato anche incaricato dei lavori di ampliamento del San Paolo per i mondiali di Italia 90. Marino Brancaccio, tra l’altro, ha pure ricoperto il ruolo di presidente del Napoli per un breve periodo.

Un vero e proprio passaggio di consegne tra il vecchio San Paolo e il nuovo “Stadio Maradona”

La coincidenza è ancora più eclatante se si pensa che il Sindaco De Magistris, di li a poche ore, avrebbe annunciato che, il più grande Stadio del meridione, sarebbe stato intitolato al campione argentino. Un atto dovuto verso quello che è stato il più grande calciatore di tutti i tempi. Tra l’altro lo stesso sindaco, nel 2017, gli aveva riconosciuto la cittadinanza onoraria napoletana.

Uno stadio realizzato come lo desiderava il “Comandante”

Lo Stadio fu costruito tra il 1952 e il 1959 sulla base del progetto del gruppo diretto dal grande architetto Carlo Cocchia ma, a quanto pare, i rapporti tra Achille Lauro e il professionista furono da subito burrascosi. Al comandante non piaceva il progetto iniziale “striminzito” di uno stadio da ventimila posti e ne chiedeva molti di più.

Lauro voleva uno stadio da novantamila posti, Bruno Brancaccio lo aiutò nel suo intento!

Abbiamo raggiunto al telefono l’architetto Fabrizia Brancaccio. Con la figlia dello scomparso Ing.Bruno, scopriamo quelli che sono stati degli aneddoti avvenuti durante i sette anni che sono occorsi per realizzare questa gigantesca opera. “ l’allora sindaco e presidente del Napoli- precisa l’architetto Brancaccio che riporta i racconti del padre– fu da subito contrario alla scarsa capienza prevista nel progetto. Molto accese furono le discussioni per portare al massimo il numero degli spettatori. Il comandante voleva,  addirittura, uno stadio da novantaduemila posti!  Se devo avere uno stadio da ventimila posti vado a giocare al collana- tuonò don Achille”. In sintesi, alla fine, la ebbe vinta lui! Infatti, quando la struttura fu inaugurata ufficialmente con la gara di campionato fra Napoli e Juventus (terminata 2-1 per gli azzurri) sugli spalti erano presenti 90 000 spettatori in piedi!

All’inizio fu chiamato lo “Stadio del sole”

Lo stadio fu consegnato al Comune il 2 dicembre 1959; come primo direttore dell’impianto fu designato Attila Sallustro, indimenticato attaccante della squadra partenopea nel periodo interbellico.

L’opera era strutturata su due anelli con spalti in travertino affacciati sul campo da gioco e la pista di atletica a sei corsie in tennisolite. Denominato in principio “Stadio del Sole”, cambiò denominazione nel 1963 per celebrare la tradizione secondo la quale Paolo di Tarso avrebbe raggiunto l’Italia attraccando nella zona dell’attuale Fuorigrotta. Da “ieri” il terzo nome è stato scelto e difficilmente qualcuno oserà cambiarlo ancora: “Stadio Diego Armando Maradona”

Ing. Bruno Brancaccio, strutturista dello Stadio San Paolo
Ing. Bruno Brancaccio e sua figlia Fabrizia

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