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ESCLUSIVA CasaNapoli.net- Mimmo Malfitano: “Vi racconto un aneddoto con Maradona. Diego era un leader, ha fatto dare qualcosa in più a tutti”

Malfitano-Napoli

Il giornalista Mimmo Malfitano è intervenuto in ESCLUSIVA ai microfoni di CasaNapoli.net per parlare della scomparsa di Maradona

Il giornalista Mimmo Malfitano è intervenuto in ESCLUSIVA ai microfoni di CasaNapoli.net per parlare della scomparsa di Maradona

Tu hai conosciuto Maradona, hai vissuto il calciatore e l’uomo con la solitudine che lo ha accompagnato: acclamato in campo, ma fuori realmente solo, nessuno era legato a lui se non per i suoi soldi, per la sua possibilità di essere un personaggio sempre e comunque.

La solitudine sicuramente è stata uno dei motivi per cui Diego, probabilmente, ha pensato di rifugiarsi in quella che è stata poi, se vogliamo, la sua distruzione: la droga soprattutto e l’alcool. Però, fondamentalmente, Diego è stata una persona molto caritatevole, dai sentimenti buoni. Quello che doveva dimostrare, lo ha sempre fatto. Essendo lui un personaggio di grande spessore aveva gli occhi della critica costantemente puntati su di lui. Così come aveva quelli dell’opinione pubblica in generale, perché parlavamo del più grande calciatore al mondo arrivato nella città più ammaliatrice che ci sia qui in Italia.

Quindi, di conseguenza, si era lasciato intendere che questo connubio, tra Diego e Napoli potesse proseguire. Insieme, nel rispetto dei ruoli. Invece Napoli con Diego è stata fin troppo passionale, fino a togliere il respiro, gli ha tolto la possibilità di vivere una vita, non dico normale, perché lui sapeva che non avrebbe avuto una vita normale, come vivo io o come tanti di noi, ma quasi. Di conseguenza si è sentito anche oppresso da questo amore, che anche lui ha dimostrato di avere nei confronti di questa città, ogni qualvolta andava in campo perché poi ovviamente, a tutti interessava ciò che Diego faceva in campo. Della sua vita privata era un problema suo, un affare suo. Che ha pagato da solo. Perché solo lui ha pagato con la propria vita le debolezze, i vizi e le perversioni che hanno caratterizzato l’esistenza fino all’ultimo giorno.”

Hai vissuto Maradona: mi racconti un episodio in particolare che ti ha colpito che hai avuto con Maradona? E’ stato particolarmente apprezzato perché è riuscito a far vincere anche calciatori che non avrebbero avuto chissà quale carriera se non avessero giocato con Maradona:

“Io ho vissuto 7 anni di Maradona in maniera intensa. Ogni giorno, ogni momento della giornata. Quindi sono legato a tanti episodi, a tanti aneddoti, a tanti momenti di grande collaborazione e grande disponibilità. Quindi io, di lui, ho dei ricordi bellissimi. Ti dirò che il miglior Maradona è quello visto durante gli allenamenti perché è lì che Diego si divertiva da morire e dava spettacolo per quei “pochi”, quella ciurma di giornalisti che non lo lasciava in pace un solo minuto durante tutta la giornata. Io ho tanti episodi personali che mi riportano a lui. Ne racconto uno, perché è stato simpatico ed è avvenuto su un campo di calcio. Un’amichevole organizzata dal clan di Maradona, cioè gli argentini che erano con lui allora, ed una rappresentativa di giornalisti capitanata dal mio caro amico Gianfranco Lucariello.

Giocammo al San Paolo, era un lunedì. Quel giorno il padreterno si era scordato dell’acqua: pioveva a dirotto. Io mentre andavo al San Paolo, pensavo che sarei andato a vuoto perché immaginavo di non giocare con quel tempaccio. Arrivai lì e Maradona e i suoi erano già negli spogliatoi che si stavano svestendo e lui disse che non voleva sapere niente e che si doveva giocare. Così giocammo quella partita nel fango del San Paolo. Noi giornalisti perdemmo 7-1 e l’unico gol della nostra rappresentativa lo segnai io. Quando segnai questo gol della bandiera, Diego venne da me, mi diede il cinque e mi abbracciò.

Fu un momento di imbarazzo da parte mia, il nostro amico Gianfranco Lucariello mi diceva: “Menagli, menagli!”, io rispondevo che bisognava prima prenderlo per dargliele! Era chiaramente scherzosa la cosa. Questo può essere un ricordo con Diego, almeno mio personale. Perché poi, in altri momenti, mi ha anche aiutato tanto dal punto di vista professionale, anche con la sua presenza.”

Sul fatto che molti abbiano vissuto di luce riflessa che mi puoi dire?
Io sono d’accordo su questo aspetto. Il Napoli è diventato, poi, negli anni una grande squadra. Io voglio ricordare che quando è arrivato Maradona a Napoli, quella squadra lì era reduce da una salvezza ottenuta nelle ultime giornate. Ed era un Napoli povero sotto l’aspetto qualitativo.

Anche il Napoli che poi ha vinto lo scudetto, aveva tanti giocatori bravi e c’erano anche giovani, altrettanto bravi, ma sempre giovani. Posso citare Carannante, posso citare Caffarelli, oppure Ciro Muro, Volpecina, Costanzo Celestini. Questi ragazzi hanno contribuito a vincere il primo scudetto. Ma senza Maradona, probabilmente quella squadra, non avrebbe vinto lo scudetto. Siamo sempre alle solite: anche noi abbiamo avuto, negli ultimi anni, la possibilità di vedere un Napoli da Scudetto, ci è arrivato vicinissimo, e secondo me quello che è mancato è dovuto proprio alla mancanza di un leader, di un giocatore di personalità, in grado di prendere per mano tutto e tutti.

Al di là delle qualità tecniche di Maradona che sono indiscutibili, perché fino ad ora, al mondo, lui è l’unico e chissà se un domani ci sarà qualcun altro come lui. Io credo che difficilmente, anche in futuro, arriverà un calciatore come lui o più forte.

Questi giocatori per quanto modesti, per quanto giovani, hanno trovato in Diego quella forza, quella determinazione che ha permesso loro di dare più di quanto fosse nelle loro possibilità. Ecco come si spiega il Napoli del primo Scudetto. Poi sono stati fatti degli investimenti importanti, portando Careca, Alemao che erano giocatori di grandissimo livello che hanno fatto la differenza per la Coppa Uefa e per il Secondo Scudetto.”

 

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