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Decreto crescita: “Stop ai bonus per i club di serie A”

decreto crescita calcio

Sospeso retroattivamente il Decreto Crescita: stop ai bonus per i club di Serie A

L’agenzia delle Entrate ha bloccato per i club calcio e basket lo sconto fiscale del 50% previsto nel 2019 per la mancanza di un decreto attuativo. 

Saranno davvero pesanti le conseguenze se non si dovesse pervenire all’emanazione di un decreto attuativo entro il 28 febbraio 2021

Secondo quanto riportato dal Giornalista Marco Bellinazzo del Sole 24 ore si sta per abbattere  una vera e propria tegola per la Serie A di calcio e non solo.

È un pasticcio burocratico e legale.

Sulla scorta di un parere del Mese di ottobre del Ministero delle Finanze e di una circolare dell’agenzia delle Entrate diffusasi tra Natale e Capodanno viene sospesa una norma di legge approvata dal Parlamento nella primavera del 2019.

Nel frattempo la stessa amministrazione finanziaria ha “dimenticato” di scrivere un semplice decreto attuativo che la rendesse operativa.

Il risultato?

Chi ha applicato quella legge, beneficiando del bonus, è considerato “fuorilegge” e dovrà correre ai ripari.
Ovviamente ci si auspica che al più presto si corra ai ripari e che venga emanata la norma esecutiva  che riconosca la piena efficacia retroattiva della procedura.

Il provvedimento

Sempre secondo quanto riportato dall’analisi fatta da Marco  Bellinazzo sul Sole 24 ore “Questa assurda vicenda, tipicamente italiana, nasce con i “chiarimenti” forniti nella circolare 33/E/2020.


La circolare è stata emessa nella serata del 28 dicembre 2020 a seguito delle modifiche introdotte dal cosiddetto decreto Crescita della primavera 2019 (Dl 34) al regime fiscale per i lavoratori «impatriati», ovvero quei lavoratori residenti all’estero nei 2 periodi d’imposta precedenti che trasferiscono la residenza in Italia per almeno 2 anni svolgendo l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.


A questi soggetti spetta la detassazione ai fini Irpef, per 5 anni, del 70% del reddito di lavoro dipendente o autonomo.


Questo regime è stato  esteso a atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori che operano nell’ambito delle discipline riconosciute come professionistiche previste dalla legge 91 del 1981 (calcio, pallacanestro, ciclismo, golf).

Per questi soggetti, il Decreto Crescita – articolo 16, comma 5-quater, inserito dall’articolo 5, comma 1, lettera d) – ha previsto però che lo sconto fiscale valesse “solo” il 50% del reddito complessivo.
Per i club che di fatto garantiscono ai calciatori o ai cestisti l’ingaggio al netto significa un abbattimento del loro carico fiscale.

Così sono arrivati più facilmente in Italia top player del calcio come Lukaku, De Ligt e Ibrahimovic o del basket come Gigi Datome e Marco Belinelli.

Le conseguenze

 Chi ha programmato operazioni per i prossime mercato con lo sconto fiscale dovrà rivedere il proprio budget.

Tutti i club che invece hanno applicato il regime di favore dovranno restituire alle Entrate le somme non versate.

Avranno poi la possibilità di recuperarle (sempre che il decreto attuativo non inventi una mancata retroattività), ma con tempi lunghi e  modalità incerte di rimborsi che tecnicamente per come sono stati scritti i contratti potrebbero finire direttamente agli atleti (lavoratori subordinati) e poi restituiti da questi ultimi ai club (sempre nel frattempo siano ancora in Italia e intendano riconsiderare gli accordi con cui sono stati loro assicurati ingaggi netti).

La data per l’ultima revisione per chi le operazioni e gli stipendi versati nel 2020 è il 28 febbraio 2021.

Entro questa data se non dovesse stato emanato il Dpcm che sblocca la situazione, i club dovrebbero così restitutire alle entrate decine di milioni di euro e sottostare a eventuali sanzioni. 

Senza considerare le conseguenze penali delle dichiarazioni infedeli che siano state redatte in modo definitivo.

La soluzione

A questo punto, a seguito delle proteste dei club, della Federazione e delle Leghe, l’amministrazione finanziaria e il Governo dovrebbe accelerare l’emanazione del Dpcm.

Di modo che verranno evitate tutte queste nefaste conseguenze legali.

La volontà parlamentare espressa nel Decreto Crescita è sacrosanta.

Ovvio che politicamente non sarà semplice far passare un provvedimento di “aiuto” al calcio che di fatto si è trasformato soprattutto in un sostegno ai ricchi stipendi dei big.


Il Governo Conte ha già respinto al mittente ad esempio le richieste di ristori e indennizzi avanzate dalla Serie A (per circa 600 milioni) a causa dei mancati incassi da botteghino, abbonamenti e sponsor per la prolungata chiusura degli stadi.

La demagogia non dovrebbe far dimenticare però che il calcio di Serie A e le ritenute sugli ingaggi (oltre 700 milioni all’anno) sono una leva indispensabile per il finanziamento pubblico dell’intera filiera sportiva (poco più di 400 milioni all’anno).”


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