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Una madre disperata chiede giustizia: “mio figlio maltrattato dal padre e privato di tutti i diritti”

Madre disperata figlio maltrattato

Madre protesta davanti al tribunale di Napoli

Madre disperata in difesa del figlio maltrattato dal padre: “chiedo solo un padre migliore”

Silvana Grimaldi è una madre disperata che chiede giustizia per il suo unico figlio maltrattato dal padre: “Chiedevo la presenza di un padre che non fosse violento e mi sono trovata in un inferno”. Questa la sintesi del racconto che la donna ha rilasciato stamattina in esclusiva a casanapoli.net. Si è posizionata davanti all’ingresso del palazzo di giustizia con un grande cartello sul quale erano raccontate le vicissitudini sue e di suo figlio, ormai adolescente. Il caso ha voluto che fosse proprio fianco a fianco con il presidio, ormai quotidiano, degli attivisti di “Governo del Popolo” che di ingiustizie se ne intendono, eccome!

“Il tutto nasce da un ricorso fatto per il bene di mio figlio”

Io lo chiamavo “il ricorso buono” proprio perché, nonostante le violenze psicologiche ed offese perpetrate dal padre verso il figlio, avrei desiderato che lui cambiasse per il bene del nostro bambino.” Invece le cose non sono andate come la dottoressa Grimaldi sperava, anzi! “ Sono quattro anni che sono torturata dal Tribunale Ordinario di Napoli. Dal momento in cui ho presentato il ricorso contro il padre sono stata accusata di “alienazione parentale”. Ricordiamo che, l’alienazione parentale, attribuisce aprioristicamente al genitore collocatario, nella maggior parte dei casi la madre, la responsabilità del rifiuto di un minore a incontrare e frequentare l’altro genitore.”

Dal racconto ne emerge una figura paterna tutt’altro che rassicurante 

La cosiddetta violenza assistita, della quale parlo nel ricorso, consisteva in violenze psicologiche attraverso offese sull’aspetto fisico ed, in particolar modo, sul peso del bambino. Tra l’altro il mio ex compagno era anche il pediatra del bambino fino a 14 anni e si rifiutava persino di visitarlo quando era malato. Ero costretta a chiamare la guardia medica. Addirittura, quando il bambino ha avuto il morbillo, il padre lo ha “curato” attraverso whatsapp!
Si è quindi venuta a creare una situazione paradossale in quanto, nonostante il tribunale dei minori avesse stabilito degli incontri “protetti”tra il bambino il padre, che non si è mai presentato, i servizi sociali della Municipalità 5 stanno invece obbligando me e mio figlio a delle preparazioni”

A differenza di altre madri io non ho denunciato nessuno

Ho accettato la bigenitorialità forzata, ho accettato gli incontri protetti per mio figlio con il padre maltrattante, ho accettato la violenza assistita e, malgrado ciò, loro continuano  comunque a torturarmi. Mio figlio è accusato direttamente da un magistrato e non dalla CTU, tengo a precisarlo, ( ho addirittura un’istanza scritta dal giudice) su una presunta patologia di “identità di genere”. Questa valutazione  nasce da un disegno che mio figlio avrebbe fatto a dieci anni e mezzo, disegno che non ho mai visto. In questa immagine non avrebbe disegnato il naso, da qui l’ipotesi di tale patologia. Fu coinvolta anche una commissione della “Municipalità 5” che su tutti i giornali ha scritto che è per il decreto Zan. Premesso che mio figlio è etero per ora, anche perché a dieci anni non c’è proprio sessualità, (adesso ne ha 15), mi sembra discriminante e mi dispiace per gli altri.”

Sono una madre disperata con un figlio maltrattato dal padre e siamo perseguitati su tutto

”Hanno stralciato un ricorso, hanno stralciato le note difensive. Hanno anche negato l’ascolto di un minore, hanno nominato un curatore che doveva essere l’avvocato del minore ed invece hanno preso altre decisioni. In sintesi, con una istanza, ha chiesto un tutore senza neppure conoscerci. Nell’ultima udienza, quella nella quale i magistrato mi ha offeso in maniera pesante, mi hanno negato la possibilità di venire con i miei legali. Tra l’altro sono rappresentata dallo studio Miraglia che si è occupato anche del caso Bibbiano. Sono stata convocata da sola e offesa davanti a mio figlio in maniera molto pesante.  Anche in questo caso ho registrazioni. Mi hanno offesa sia sull’alienazione genitoriale, sia sull’identità di genere di mio figlio e anche pesantemente sulla mia  persona. A mio figlio sono stati negati in questi anni tanti diritti ed in primis il diritto alla salute.”

Il Tribunale Ordinario di Napoli ha nascosto tutto

“Tutto questo perché il padre di mio figlio è un noto pediatra dell’Asl Napoli 1. Questa estate mio figlio ha subito dei maltrattamenti sono intervenuti i carabinieri, io non ero presente, e c’è una relazione a riguardo di un’assistente sociale del Ciliento. Il Tribunale Ordinario di Napoli ha nascosto tutto, sia la relazione dell’assistente sociale che l’esposto dei carabinieri. Ci tengo a precisare che, in questa circostanza, il Tribunale dei minori non è stato messo al corrente ed è all’oscuro di tutto” 

Viviamo al “41 bis” senza aver fatto nulla

“Hanno negato la possibilità che mio figlio avesse un documento, in Italia non si può essere “cittadini anonimi”. A febbraio è scaduta la carta di identità del ragazzo ed io, essendo sospesa, dovevo essere accompagnata ma mi hanno negato anche tale diritto. Forse, solo a settembre, riusciremo ad ottenere questo documento. Non possiamo viaggiare, non possiamo fare nulla. Hanno nascosto referti ospedalieri che comprovavano le violenze psicologiche e fisiche che abbiamo subito mio figlio ed io. L’ASL Napoli 1 distretto 27 ha ricevuto migliaia di PEC da me ma non ha mai risposto. Non se ne fregano niente della costituzione e delle convenzioni istituzionali. Vogliono addirittura obbligare mio figlio ad una visita neuropsichiatrica. Io sono anche d’accordo ma qualsiasi persona ha il diritto di farla dove ritiene opportuno e non in un contesto colluso come quello con cui siamo costretti ad avere a che fare. Siamo perseguitati! “

Chiedo giustizia e sollecito delle ispezioni

Chiedo un’ ispezione alla sezione del tribunale ordinario diNapoli che si sta occupando del mio caso ma anche  alla Municipalità 5. È vergognoso che su tutti i giornali scrivano delle cose assurde legate all’identità di genere. Ci sono degli assistenti sociali della Municipalità 5 che mi perseguitano. Mistificano la realtà cambiano le carte e sono stata accusata, nelle varie relazioni, di non avere rispetto né per le istituzioni che per la scuola. Ricordo che io sono una docente di “scienze motorie” e sono pagata dallo stato. Sono stata accusata di non seguire mio figlio ma sono stata la rappresentante di classe per tanto tempo.”