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Gli ultras hanno assorbito le regole per vivere lo stadio, ma allora perché non entrano?

Gli Ultras, la parte “calda” del tifo, ha assorbito e mentalizzato le regole per poter vivere la partita tifando, ma non entrano ancora. Perché?

Gli Ultras, la parte “calda” del tifo, ha assorbito e mentalizzato le regole per poter vivere la partita tifando, ma non entrano ancora. Perché?

Voci molto vicine all’ambiente della tifoseria napoletana, quella organizzata, hanno cercato di fare un pò di chiarezza  per quello che è accaduto negli ultimi periodi.

La tifoseria organizzata, nonostante il Napoli stia disputando un inizio di stagione straordinario dal punto di vista sportivo e calcistico, ha deciso di non entrare.

In un primo momento si pensava che questa presa di posizione fosse legata alle restrizioni dovute al periodo post pandemico. In realtà NON è così: infatti, queste voci, dicono che si era deciso, almeno in un primo momento, di entrare per dare supporto alla squadra. Nella prima partita della stagione, contro il Venezia, infatti, la tifoseria organizzata, nonostante la capienza ridotta al solo 35% del totale dell’impianto e nonostante le restrizioni legate alle normative anti CoVid, era entrata.

Ma, proprio in occasione di quella gara, iniziarono a fioccare le prime multe per i tifosi che non avevano rispettato il proprio posto a sedere indicato sul ticket. Anzi, proprio in occasione della gara contro i lagunari, venne colpito una intera porzione del settore occupato dalla tifoseria organizzata.

Il nocciolo della questione è proprio questo: il punto numero 6 del famigerato “Regolamento d’uso dell’impianto” in vigore in tutti gli stadi d’Italia.

A Napoli, un pò per la burocrazia non proprio snella, coerente e lineare, un pò per l’eccesso di zelo della sicurezza degli stadi, ne hanno pagato dazio i tifosi. Il punto numero 6 prevede che bisogna rispettare tassativamente il posto numerato assegnato sul tagliando. Ed è una regola tassativa e fiscale: se due amici qualunque comprano il biglietto insieme, nella stessa ricevitoria, è molto difficile che possano avere due posti immediatamente vicini. Ma se anche ciò dovesse accadere (statisticamente improbabile visto che mentre vengono stampati i due ticket anche a distanza di pochi minuti, nello stesso arco temporale tutte le ricevitorie abilitate staranno stampando altrettanti biglietti) non ci si potrebbe allontanare per salutare un terzo amico o vedere un frangente di gara insieme, altrimenti si sarebbe multati.

Un eccesso che ha portato la tifoseria alla dolorosa decisione di non entrare allo stadio. E non ci sono altre questioni visto che quasi tutta la tifoseria organizzata è regolarmente in possesso del Green Pass e compra regolarmente il biglietto. Tanto è vero che, avendo ripreso a viaggiare sia in Italia che in Europa, il Green Pass viene regolarmente richiesto ed esibito, senza nessun tipo di problemi di sorta.

La tifoseria non chiede, nella maniera più assoluta, una zona franca per poter fare i propri comodi. I tifosi, infatti, hanno assorbito e mentalizzato tutte le regole per poter vivere la partita nel miglior modo possibile, cercando di coinvolgere attraverso il tifo (cori, coreografie) , anche tutte quelle persone che, altrimenti, vivrebbero la partita senza troppi coinvolgimenti emotivi.

I tifosi hanno accettato le regole che hanno, di fatto, anche limitato la capienza nei settori: quella di lasciare libere le scale di emergenza, di modo che si potessero posizionare steward e operatori sanitari per i primi soccorsi in caso di emergenze, e di non posizionarsi sui sediolini, visto che il restyling dovuto alle Universiadi è recente.

Il pensiero dominante è che, probabilmente, ci sia un’azione chirurgica volta ad isolare ed eliminare i contestatori. In questo caso, il regolamento, verrebbe ad hoc per mettere a tacere, in maniera effettiva, chi magari avesse idee di contestazione (che, nel corso degli anni, hanno accompagnato le diverse gestioni societarie). Anche perché lo stadio di Napoli è dotato di un sistema di video sorveglianza molto sofisticato che permetterebbe di individuare qualunque tipo di illecito commesso e non soltanto individuare chi non rispetta tassativamente il proprio posto a sedere.

C’è disponibilità al dialogo con le istituzioni che sono state completamente assenti in questo percorso  che ha portato all’allontanamento del tifo organizzato: la richiesta è semplicemente quella di accettare la possibilità che gruppi di amici abbiano la possibilità di vedere e vivere la partita insieme, uno vicino all’altro, senza per questo dover subire sanzioni. Oltre al dialogo con le istituzioni, c’era disponibilità anche ad un dialogo con la società. Poiché c’era volontà di riportare le famiglie allo stadio, si sarebbe voluto proporre di mettere un tetto al prezzario dei biglietti e lasciare le curve come settore popolare, con il prezzo che ne sarebbe conseguito. Ma non c’è disponibilità reciproca al dialogo visto che né società né, tantomeno, istituzioni hanno volontà di venire incontro alla tifoseria per superare questa impasse.

Purtroppo, nonostante la disponibilità al dialogo, le istituzioni (rappresentante dalla classe politica), nessuno si vuole prendere la responsabilità di avviare un discorso volto a distendere gli animi. Nessuno vuole andare controcorrente per avviare questo dialogo, nel più mortificante clima di “scaricabarile” nel quale a pagare dazio, manco a dirlo, sono i tifosi. Tutto questo per una insana paura che la persona che vada alla ricerca dello scoop del giorno possa creare qualche difficoltà.

E’ molto triste dover constatare che per alcune partite lo stadio di Napoli (ex San Paolo, attualmente Maradona) che era considerato uno dei tempi del tifo debba rimanere in silenzio per l’arco di 90 minuti (paradossale, visto che c’era un coro che invitava a cantare anche oltre il 90′). Anzi, la tifoseria chiede, in segno di rispetto, anche a quei pochi che dovessero entrare, di non fare cori o lanciare epiteti offensivi agli avversari. Quasi in segno di lutto, visto che, si ritiene, defunto il tifo organizzato a Napoli. Unica eccezione è quella, naturalmente, di esultare ai gol del Napoli.

La tifoseria avrebbe voluto che, in segno di solidarietà, anche altre persone evitassero di entrare per sostenere la causa comune: quella di ottenere un dialogo per poter tornare a tifare tutti insieme nel tempio di Diego. Siccome c’è la consapevolezza, che questa richiesta sarebbe utopistica ci si limita a chiedere il silenzio a tutti. Sarebbe bello, in effetti, che tutti partecipassero a questa situazione: stringersi vicino a dei ragazzi che hanno speso ogni attimo della loro vita per il Napoli. E continuano a farlo con instancabile spirito di sacrificio pur di continuare a sostenere la maglia azzurra. Anche perché se realmente tutti disertassero lo stadio, si capirebbe il problema da dove deriva e come si potrebbe, con un minimo di buona volontà, superarlo.

In attesa di un auspicabile dialogo tra tutte le parti in causa (tifosi organizzati, istituzioni e società) per poter tornare tutti insieme a vivere le domeniche in maniera appassionata e coinvolgente, i tifosi devono, loro malgrado, proseguire su questa linea di condotta. Dettata unicamente da un regolamento d’uso che, seppur uguale in tutta la Nazione, viene applicato in maniera differente a seconda del contesto, delle opportunità e della burocrazia.