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Napoli, scudetto: manca la “mentalità vincente”?

Campionato italiano

Napoli scudetto. La mentalità vincente non si costruisce in pochi anni.
La mentalità vincente la costruisci con un ambiente, un gruppo, una società che punta sempre al massimo. E se non lo ottiene non accampa scuse, vive e analizza la caduta per rialzarsi più forte di prima.

Il Napoli non ha questa mentalità e per questo non vincerà questo scudetto. Ibrahimovic ha questa mentalità, l’ambiente milanista ce l’ha – Berlusconi la costruì in pochi anni, ma portando a Milano i dirigenti migliori e i calciatori migliori sulla piazza – oggi sull’eredita di quella mentalità il Milan, nonostante una rosa decisamente più debole di quella del Napoli e dell’Inter, ma con Ibrahimovic a fare da condottiero dentro e fuori il campo, ha costruito un campionato da scudetto.

Certo che se poi metti insieme la mentalità del Madrid e la serietà e la professionalità di Carlo Ancelotti, ottieni tre miracoli sportivi messi in fila (con Chelsea, PSG e City), e una meritatissima finale di Champions League – che promette di essere strepitosa e temo invece sarà tediosa – contro il Liverpool.
Ecco, infatti, PSG e City che pure sono ottime squadre, con una rosa sicuramente superiore a quella del Madrid, non hanno questa mentalità. E quindi perdono dal Madrid.
Perché sono squadre senza identità, senza giocatori simbolo, senza storia; ed anche perché sono squadre di mercenari che non potranno mai amare la maglia che indossano, scelta per interesse e non per amore, non per senso di attaccamento.

Tornando a noi. Carlo Ancelotti a Napoli ha portato la sua serietà, la sua professionalità, etica del lavoro, l’esperienza (come porta la sua anche Spalletti, non certo chi ha bruciato le tappe come Gattuso), in questo a De Laurentiis non si può dir nulla: a parte Gattuso ha sempre scelto ottimi allenatori. Ma l’allenatore non cambia mentalità di una squadra.
Può farlo la società. Ma non lo fa il Napoli: il non comprare quella punta in più, il terzino in più, il giocatore all’apice della carriera, sono tutti alibi che offre la gestione societaria, alibi per cui mollare quando il gioco si fa duro, quando devi entrare duro sul pallone, quando la partita conta, quando la caviglia trema e la paura di sbagliare diventa superiore alla voglia di tentare.

Serve passione, competenza e non concedersi alibi per costruire negli anni una mentalità vincente in un ambiente, in una squadra, in una società calcistica – e non solo.
E non basterà mai un solo uomo a costruirla… a meno che non sia un D10 sceso in terra.

Di

Dario Carotenuto