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Il fumettista Zerocalcare a Radio Fuori Campo: “Gente che va via dall’Italia? All’inizio litigavo pesantemente con loro. Rapporto col calcio? Non lo odio, ma non lo seguo in maniera assidua”

L’artista Zerocalcare ha rilasciato un’intervista a Radio Fuori Campo nella quale parla di calcio, del suo lavoro e dei progetti futuri

L’artista Zerocalcare ha rilasciato un’intervista a Radio Fuori Campo nella quale parla di calcio, del suo lavoro e dei progetti futuri

Il celebre artista, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura di Lione, è in Francia per inaugurare la mostra ‘Da Rebibbia a Kobane’. Qui di seguito le risposte di Zerocalcare agli ascoltatori di Radio Fuori Campo, la radio italiana di Lione, con i quali ha parlato di calcio, delle sue serie Netflix e non solo:

Cosa diresti agli italiani che sono andati all’estero e, soprattutto, cosa direbbe loro l’Armadillo?
“In verità, io ho un rapporto che è cambiato tanto, e di cui mi vergogno un po’, con chi è andato fuori. Nel senso che, per moltissimo tempo, a chi ha lasciato Roma ho fatto proprio la guerra. Gli dicevo: ‘Se te ne vai, nessuno se ricorderà più de te…’. E invece devo ammettere che, ad oggi, vedendo che chi è rimasto a Roma sta ancora annaspando; io che li guardo da una posizione super privilegiata, da persona che ora ha molto meno problemi di prima, non mi sento di dire niente a chi ha pensato di andarsene. Anzi, mi vergogno molto d’aver rotto il ca… alle persone, in passato. L’Armadillo che gli direbbe? Non lo so, credo che su ‘sta roba segue un po’ me: prima sarebbe stato molto più tranchant; adesso, forse, per pudore, è meglio se sta zitto”.

Probabilmente, tutti ti dicono che vorrebbero diventare come te… Ma se io volessi diventare come l’Armadillo, cosa dovrei fare?

“Beh – replica divertitodevi fare tutto il contrario di quello che faccio io, nel senso che l’Armadillo è la parte della mia coscienza che dice le cose che io non riesco a dire e suggerisce le cose che io non riesco a fare. Forse, dovresti guardare più a Valerio Mastandrea che a me (ride, ndr)“.

Se fossi un personaggio del Trono di Spade, di Dragon Ball o di Star Wars, chi saresti?

“Oddio… Di Dragon Ball, mi piacerebbe… Tra ambizione e lucidità, vorrei essere Yamcha, che nel cartone viene chiamato Yanko: quello che muore più o meno subito ma, sotto sotto, gli vogliono bene tutti”.

Adesso che sei diventato così famoso, ti senti ancora, ogni tanto, un filo d’erba?

“Me lo devo ripetere… ‘Sta roba di ‘così famoso’ è sempre da contestualizzare all’interno del fumetto e dell’animazione. Cioè, parliamo di un sedicesimo delle cose per cui le persone veramente famose so’ famose. Io, in realtà, non mi sento mai un filo d’erba, manco quando stavo alle elementari a 8 anni: pure allora me sentivo tutto il peso del mondo addosso e, sicuramente, questo tipo di lavoro non è che mi aiuta da questo punto di vista… Penso che, tra tutti i mestieri che potevo fare per curare un po’ le mie ansie e le mie angosce, questo è quello peggio”.

Hai più sentito la Mazzetti? Se le potessi parlare adesso, cosa le diresti?

“Purtroppo è morta… Mi ha scritto il nipote, indignato per la maniera in cui ho trattato la nonna. Quindi, potendo, direi: scusa“.

Da romano, cosa pensi di Napoli e dei napoletani?

“A meci confessa Zerocalcare Napoli piace un botto, come città. Già una città in cui, tutto sommato, non si sono mai riusciti ad affermare i nazisti… E’ un gigantesco pregio. E’ una città che è stata sempre aperta, inclusiva… Lì ci sono tutte quelle storture orribili che, purtroppo, sono arrivate anche a Roma ma contro cui Napoli ha un po’ gli anticorpi. Ci sono mille motivi per cui non ci abiterei, oggettivamente; ma non è che non abiterei a Napoli, è che non abiterei in nessuna città diversa da Roma e in nessun quartiere che non fosse Rebibbia. Però Napoli mi piace tanto”.

Proprio nel capoluogo campano, solo qualche mese fa, ha presentato la sua opera ‘Strati‘.Strati è il fumetto sulla morte di Ugo Russo, un ragazzino minorenne ucciso con tre colpi di pistola mentre rapinava un carabiniere in borghese con una pistola giocattolo. In realtà, quell’esperienza lì mi ha permesso di parlare con un sacco di napoletani e di parlare di idee diverse. Insomma, mi ha dato accesso ad un altro pezzo di città con cui non avevo mai parlato prima”.

Qualcuno dice che odi il calcio: ma è vero? Allora non tifi per la Roma?

“Non è vero che odio il calcio: non so da dove viene ‘sta cosa… Non sto in fissa, però non lo odio. Ho il divieto assoluto di nominare quella squadra (la Roma), perché mi dicono che tutte le volte che la nomino, prendo un gol. Quindi… Il campionato è finito? Però potrebbero accollarmi qualche infortunio… Guarda, onestamente, meglio evitare. Ho addirittura il divieto di fare presentazioni nelle città in cui gioca quella squadra lo stesso giorno… Pensa che mi mandano a vedere i derby a casa dei laziali: ho detto tutto”.

Sei contento che la Roma abbia vinto la Conference League? Chi non l’ha vinta, come De Laurentiis, dice che è una coppa che non esiste.

“Ma guardaribattesarei ridicolo ad addentrarmi in discussioni calcistiche di questo tipo, perché non mi appartengono. Paradossalmente, mi appartengono di più i discorsi sul tifo, perché, quando abiti in una città come Roma, conosci tanta gente che tifa e che va in curva… Mi appassiona di più chi s’è menato con chi che non chi ha vinto cosa. Sarei grottesco, se rispondessi altro”.

Qual è stata la scelta più ‘solenne’ che hai fatto nella tua vita?

“E che ne so, boh (ride). Di scelte solenni, ne ho fatte abbastanza… Parlando del mio lavoro, anche la scelta di fare una cosa su Netflix è stata molto combattuta: ci ho dovuto ragionare e mi ci sono spaccato tanto il cervello, prima di accettarla”.

Con la tua serie ci hai insegnato il coraggio di essere vulnerabili, ci hai fatto capire che basta sapersi prendere con ironia. E’ questo il messaggio che volevi darci?

“Sì. Diciamo che, per me, l’ironia è una chiave per evitare di essere deriso dagli altri. Se tu per primo ridi delle tue fragilità, in qualche modo disinneschi le prese per culo degli altri. E’ un’azione che io ho imparato tardi ma che, credetemi, bisogna sempre tener presente. Poi, boh, non è che io sia chissà chi per fare da esempio agli altri… Non posso insegnare la vita a nessuno, sono un disastro: tolte le questioni lavorative, io davvero sto allo sbando”.

Strappare lungo i bordi avrà un seguito? Ci sarà una seconda stagione o Netflix manderà in onda un tuo lavoro tutto nuovo?

“Ci sarà una serie diversaammette Zerocalcare ai nostri microfoni e non ci sarà ‘Strappare lungo i bordi 2′, nel senso che quella storia è conclusa, finita: era quella e non avrà un seguito. Io la concepisco un po’ come i libri: uno fa un altro libro, magari con i personaggi che in parte sono anche gli stessi, ma con un altro titolo e tutta un’altra storia. Insomma, una cosa diversa”.

Quindi, dobbiamo aspettarci un capitolo molto differente.

“Sì. Oggettivamente, super super differente: sia nel formato sia nel tema”.

E per quando dobbiamo aspettarcelo?

Penso che Netflix fucila la mia famiglia, se mi sbilancio su questa roba”.