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Il portiere è un uomo solo: giù le mani da Meret!

Dopo due mesi top ieri il primo vero errore e giù le critiche: ma per favore giù le mani da Alex Meret.

Il portiere è un uomo solo: giù le mani da Meret!

E adesso salvate il soldato Alex dall’ isteria del tifoso napoletano. Dopo aver sentito cose assurde sul rientro di Osimhen con l’abbondanza offensiva vista come problema, adesso ritorna il gioco a massacro per il portiere.

Cosa fondamentale: ieri il Napoli ha vinto, strameritando una gara giocata bene dal primo all’ultimo minuto e il risultato di misura sta anche stretto. Nel mezzo, una valutazione errata di Meret su un tiro di Barrow, non irresistibile a dire il vero, che per qualche minuto ha fatto temere il peggio.

Al 90esimo, con la decima vittoria centrata e la testa della classifica ripresa, tante (troppe) critiche a Meret reo di una “papera” che poteva, effettivamente, costare caro. Ma ricordiamolo ancora: il Napoli ha vinto, strameritando, ok?

Spalletti, in conferenza, si è travestito da pompiere: “Poi ci sono voluti due mesi di partite intentissime di partite per vedere una leggerezza di Meret. Questo significa che abbiamo un grandissimo portiere. Fare un erroretto contro le squadre con cui abbiamo giocato noi, ci vogliono giornalisti bravi a non mettere in mezzo queste cose ca**o!” Chiaro il concetto?

“Il portiere attende in solitudine, fra i pali, la sua fucilazione”.

Come scriveva il grande scrittore e giornalista Eduardo Galeano sul portiere: “È un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.”

Un ruolo ingrato, contraddittorio, eppure poetico e stimolante. Parliamo di un ruolo complesso non solo per il prisma delle psicologie che lo riguarda, ma anche per un ulteriore motivo che passa spesso inosservato (e che invece è cruciale): solo un portiere per squadra scende in campo. Un’ovvietà per chi è cresciuto a pane e calcio, un’ovvietà che ha però risvolti per nulla insignificanti nell’approccio al ruolo.

Mentre per gli altri giocatori è sempre concesso immaginare di poter rubare al campo una manciata di minuti, di poter sfruttare l’occasione regalata da una sostituzione sempre possibile del compagno titolare, questa eventualità per i portieri va categoricamente esclusa. Si subentra al compagno titolare solo in situazioni tragiche: per la sua espulsione o peggio per il suo infortunio. Una logica iper-individualista che mal si colloca nello spazio di condivisione di una squadra.

Meret, a Napoli, ha vissuto annate altalenanti, l’ultima estate poi sulla graticola, sempre. Spalle larghe, si è isolato, ha lavorato, migliorato (e lo sta ancora facendo). In più di un’occasione ha messo i suoi guantoni sulla partita come fa Osimhen o Simeone o una giocata di Kvratskhelia. L’unica colpa del friulano è quella di essere, per il ruolo che ha appunto, sempre con i fari puntati.

Dimentichiamoci l’erroretto, come sottolinea sapientemente Lucianone, e godiamoci l’ennesima prestazione da urlo di tutto il Napoli con la consapevolezza che al prossimo starnuto fuori posto di qualche giocatore azzurro, la “fucilazione mediatica” sarà ben che servita…