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Petrachi: Al Napoli la situazione è diversa, la società si è affidata alle sue idee calcistiche, dimostrando il miglior calcio europeo

Spalletti
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Luca Petrachi, ex direttore sportivo del Torino
Possibile nuova esperienza? “Alcune squadre mi hanno cercato, ma non ho trovato nessun progetto che mi avrebbe consentito di partite subito. Il nostro lavoro è costituito da passioni, inutile rientrare senza un progetto il quale potrebbe realmente coinvolgere. Attendo con ansia. Tuttavia, vorrrei ricordare a tutti che la nostra Italia è in poltrona da due Mondiali, nel nostro sistema c’è qualcosa che non va. Chi sbaglia non paga, chi dovrebbe apportare delle regole, non le apporta. Se giocano undici stranieri in Nazionale, c’è qualcosa cue non va. Se alla Juve non si fossero infortunati tutti quei calciatori, quando avrebbero trovato spazio Miretti e Fagioli? Avrebbero potuto giocare anche otto mesi fa, ma è stato un colpo di fortuna per questi giocatori. Qualcosa va necessariamente cambiato”. Allenatori nel panorama calcistico italiano che potrebbero avere il coraggio di proporre un calcio offensivo e di puntare sui giovani? “Credo che non manchino gli allenatori, ma i dirigenti i quali infondono in loro il coraggio necessario a lanciare i giovani. Anche perché i dirigenti preferiscono essere tradizionalisti e non rischiare nulla, perché sono loro eventualmente a pagare dazio. È sempre il manico ad avere il controllo… Spalletti è una persona costantemente riciclata. Spesso parlava con Ventura, si confrantava con questo collega. Ciò rappresenta un simbolo di forza ed intelligenza, ma bisogna essere supportati in alcune situazioni. All’Inter Luciano non ha fallito, ma non ha vinto perché la società non ha creduto realmente nel suo progetto. Al Napoli la situazione è diversa, la società si è affidata alle sue idee calcistiche, dimostrando il miglior calcio europeo. Con il Liverpool è emersa una grande formazione capace di competere anche in Europa, mettendo in difficoltà una grande big”. Alcuni allenatori in Serie A, tuttavia, sono aggrappati ancora al loro credo… “Sono d’accordo, però un tecnico tende ad aggrapparsi al proprio credo. E chi dovrebbe consentire di invertire la rotta se non i dirigenti? Ci sono nunerosi colleghi che fanno vedere tanto, ma alla fine non contano nulla. Non è retorica, regna tanta ipocrisia, manca il coraggio di dire le cose come stanno. Siamo all’Italia e non siamo ai Mondiale, c’è una classe dirigenziale non all’altezza, non raccontiamoci barzellette. Per quanto concerne il discorso iniziale, gli allenatori spesso tendono a non contornarsi di secondi validi, la bravura è cercare nuovi spunti e questo è un aspetto determinante per vincere. Vedi Fonseca, lo stimo tanto, ma un giorno gli riferii di rivedere il suo staff, perché in Italia c’è un tatticismo eccessivo. Ma in quel momento mi identificò come qualcuno pronto a mettergli i bastoni tra le ruote. Questi generi di tecnici avrebbero necessità di essere affiancati da secondi di nuova genereazione, perché il calcio ha subito tante innovazioni. Se si è sempre passivi e convenzionali, non si fa strada, bisogna sempre dire ciò che si pensa”.