Sassuolo-Napoli 0-2: la prima sinfonia di Conte, tra la certezza McTominay e il sogno De Bruyne

Il Mapei Stadium di Reggio Emilia ha visto riaccendersi la fiamma azzurra. Non era una partita qualsiasi, ma la prima uscita dei campioni d’Italia, e soprattutto la prima notte italiana di Kevin De Bruyne, il colpo di mercato che ha infiammato un’estate già carica di speranze.

E il Napoli non ha deluso.

È partito con la fame di chi sa che ogni stagione va ricominciata da zero, che lo Scudetto cucito sul petto non basta a vincere partite. La squadra ha mostrato ordine, coraggio, e soprattutto quello spirito di lotta che il suo allenatore pretende come marchio di fabbrica.

A sbloccare la serata ci ha pensato ancora lui, Scott McTominay, trasformato da Conte in un attaccante aggiunto: inserimento perfetto al 17’, colpo di testa chirurgico e corsa sotto il settore ospiti, gremito di bandiere azzurre. È lui l’uomo delle certezze, il tassello che Conte sa sempre dove piazzare per spostare l’equilibrio. E avrebbe potuto persino raddoppiare, se la traversa non avesse respinto un’altra sua fucilata.

Ma il destino del match era scritto nel nome più atteso.

Kevin De Bruyne, il giocatore dei sogni, ha impiegato appena un’ora per dimostrare che il calcio italiano non è troppo stretto per il suo talento. Al 57’, da fermo, ha disegnato la traiettoria che ogni bambino immagina al campetto: punizione precisa, palla che sfiora appena il muro e si infila alle spalle di Turati.

Un boato ha scosso il Mapei, metà stadio azzurro ha urlato il suo nome, e da quel momento tutto è stato chiaro: Napoli ha trovato il suo nuovo condottiero.

Il Sassuolo, generoso ma fragile, ha chiuso in dieci uomini per il rosso a Koné. I neroverdi hanno provato a resistere, ma il muro partenopeo non ha concesso spiragli. Meret, qualche brivido a parte, ha mantenuto la porta inviolata; Lobotka ha danzato con la solita geometria; Anguissa ha dominato i duelli. E Lucca, pur senza segnare, ha fatto il lavoro sporco, aprendo spazi per i compagni.

Alla fine il tabellone recitava 0-2. Ma dentro quel punteggio c’era molto di più:

c’era l’abbraccio tra Conte e De Bruyne, la gioia di McTominay, il sorriso del capitano Di Lorenzo, l’urlo del popolo azzurro che già sogna un’altra cavalcata.

Siamo partiti bene e ho visto lo spirito giusto” ha detto Conte a caldo. Una frase semplice, ma che in fondo racconta tutto: la fame è intatta, la strada è lunga, ma il primo passo è stato solido, potente, quasi simbolico.

Perché questa non è solo una vittoria all’esordio.

È un messaggio al campionato, è il Napoli che rialza la testa, è la conferma che la squadra campione non ha perso il fuoco dentro.

E allora, in quella notte di fine agosto, tra le curve che cantavano all’unisono “curva e squadra un’unica armata”, è nato qualcosa di più di un successo.

È nata la sensazione che questo Napoli non voglia soltanto difendere lo Scudetto.

Vuole riscrivere la sua storia, ancora una volta.