Conte e il Napoli: il mestiere impossibile di allenare chi si sente allenatore

Conte Napoli

In una città dove il Calcio è una scienza popolare e ogni voce ha la sua formazione ideale, Conte prova a imporre metodo e disciplina in mezzo al caos creativo più affascinante — e più imprevedibile — d’Italia.

Conte è Conte (E non è una novità)

Antonio Conte non è cambiato. E’ l’allenatore del Napoli. E già questo, per un tecnico, pur se navigatissimo come il condottiero salentino, è come giocare in apnea. Il suo modus operandi lo si conosce da vent’anni: pretende, sbraita, vince. È Conte, non un santone tibetano. Ma in quel di Napoli, dopo una stagione trionfale e un inizio di campionato da non buttare via, qualcuno si stupisce ancora del suo carattere, come se avesse appena scoperto che Pino Daniele era un musicista con i fiocchi. Si sapeva a cosa si andava incontro, eppure ogni volta sembra una sorpresa. Forse si pensava di prendere l’Antonio Conte intervistato a Belve, non quello vero, quello che non sorride neanche davanti a un 3-0 se la pressione non è abbastanza alta.

A Napoli neanche Gandhi resisterebbe

Del resto, fare Calcio all’ombra del Vesuvio è un’impresa più filosofica che sportiva. Puoi essere Guardiola, Klopp o perfino Gandhi, ma dopo un pareggio e una sconfitta ti ritrovi a spiegare il tuo karma tattico ai microfoni post-gara. La città vive il pallone con la passione di una religione e la memoria di una soap opera: oggi sei profeta, domani eresia. Conte, con la sua foga militaresca, si trova in mezzo a una piazza che alterna l’incenso alle forche. È il prezzo della passione, ma anche il motivo per cui qui tutto è più difficile: non basta vincere, bisogna convincere pure la gente al bar.

Tutti allenatori, anche il vicino di casa

A Napoli il Calcio non si segue, si spiega. Dal tassista al pizzaiolo, dal farmacista al vicino di casa: tutti hanno un modulo in testa e una tabella di carichi atletici pronta nel cassetto. “Conte dovrebbe far rifiatare uno come Politano” — ti dicono tra un caffè e una sfogliatella, con la stessa sicurezza di chi ha passato la notte a studiare le heatmap. È la città dove la tattica è una lingua madre, ma la pazienza resta un dialetto estinto. Tutti vogliono allenare, nessuno vuole essere allenato. E in questo baccano di strateghi autodidatti, Conte — maniaco dell’ordine e della disciplina — sembra un generale sbarcato nel più festoso dei luna park.

Il vero “allarme”: oscillare tra adorazione e insofferenza

Forse, quando il tecinco parla di “mentalità”, non si riferisce solo alla squadra. Forse il suo allarme è più ampio, e riguarda chi un ambiente lo vive ma non lo costruisce in maniera sana. Sì, anche i tifosi che oscillano tra adorazione e insofferenza. È facile dire che Conte esaspera: la verità è che in un ambiente dove l’attenzione dura quanto un possesso palla, uno come lui è un disturbo necessario. Napoli non deve cambiare Conte — dovrebbe, semmai, cambiare il proprio modo di ascoltarlo.