Moldavia – Italia 0-2: Mancini e Pio Esposito salvano il match nel finale
Chisinau, L’Italia soffre, sbatte, si arrabbia e alla fine respira. Nella notte gelida dello Zimbru Stadium, gli Azzurri di Gattuso piegano la Moldavia soltanto nel finale, grazie ai gol di Mancini all’88’ e Pio Esposito al 93’. Un 0-2 che salva la faccia, non le certezze.
La vittoria della Norvegia (4-1 sull’Estonia) aveva già condannato l’Italia ai playoff, ma il campo chiedeva comunque una risposta di orgoglio. È arrivata tardi, quasi per inerzia, ma è arrivata.
Gattuso aveva chiesto rabbia e lucidità, e invece ha trovato solo confusione. La Moldavia, chiusa a riccio dietro la linea della palla, ha lasciato pochi spazi e tante frustrazioni.
Gli Azzurri dominano il possesso (oltre il 70%), ma sbattono contro il muro di Kozhukhar e compagni. Le dieci battute dalla bandierina del primo tempo non portano a nulla, se non alla crescente tensione di Ringhio, esplosa in una furiosa lancio di giacca dopo l’occasione concessa a Postolachi.
L’unico vero brivido italiano è la girata di Mancini al 25’, alta di poco. Troppo poco per una squadra che deve ritrovare fame e identità.
Nel secondo tempo lo spettacolo non migliora. Scamacca e Raspadori non incidono, e dagli spalti si alzano cori duri: “Andate a lavorare!”, “Meritiamo di più”.
Gattuso cambia: dentro Retegui, Pio Esposito, Politano e Dimarco. È proprio da loro che nasce la scintilla: all’88’, cross perfetto dell’interista e incornata rabbiosa di Mancini, che buca la resistenza moldava.
Nel recupero arriva il sigillo: Politano pesca Esposito, che questa volta non sbaglia. È 0-2, ma il volto dei tifosi resta teso.
Cinque successi nella gestione Gattuso, ma il giudizio resta sospeso. L’Italia si salva nel risultato, non nel gioco.
Le urla dei 500 italiani presenti a Chisinau raccontano una verità scomoda: l’azzurro è vivo, ma non convince.
A marzo i playoff per il Mondiale 2026: un bivio che l’Italia non può più sbagliare. Perché il tempo delle scuse, ora, è davvero finito.
La Nazionale arriva da periodi bui, da prestazioni che hanno lasciato ferite e delusioni profonde. È umano, comprensibile, inevitabile che il pubblico pretenda di più. Ma nulla giustifica gli insulti, nulla giustifica quei cori che cancellano il rispetto.
Perché dietro la maglia ci sono ragazzi — sì, professionisti, ma prima di tutto ragazzi — che portano sulle spalle il peso di un Paese intero. E se c’è un modo per aiutarli a rialzarsi, non è voltando loro le spalle: è stando vicino, incitando, credendoci anche quando è più difficile.
Perché l’Italia si rialza sempre. Ma si rialza insieme.

