Italia col cuore, Norvegia col poker
Azzurri ai playoff, scandinavi al Mondiale
Milano si accende, San Siro ribolle. Questa sera, sotto il cielo di un Meazza vestito d’azzurro, Italia e Norvegia si giocano più di una partita: si giocano una scia di record, una fetta di storia e il peso emotivo di un percorso che porta dritto al Mondiale 2026.
Gli oltre 67mila tifosi attesi sugli spalti sono pronti a sospingere gli Azzurri di Gennaro Gattuso verso l’ultimo passo di un girone che ha regalato segnali di crescita, ma anche ferite ancora aperte. Una su tutte: il pesante ko per 3-0 dell’ultimo incrocio con gli scandinavi, l’unica macchia in un bilancio storico che racconta tutt’altra supremazia.
San Siro, però, non è un palcoscenico qualsiasi. È il fortino in cui l’Italia ha ritrovato solidità nelle qualificazioni, tre successi di fila senza subire gol e un entusiasmo che può spingere Gattuso verso un traguardo mai toccato da nessun ct: sei vittorie consecutive all’esordio.
L’asticella è altissima, perché la Norvegia arriva con la forza di quattro successi esterni di fila e una valanga di gol che non lascia respirare nessuno. Ma gli Azzurri hanno armi affilate: la fame di Retegui, a un passo dalla scia di Inzaghi, e la freschezza di Pio Esposito, pronto a inserirsi tra i predestinati più giovani di sempre.
È la notte che pesa, che attrae, che brucia. L’ultima prima dei playoff di marzo. L’Italia cerca un segnale, la Norvegia la storia: il resto lo farà il boato di San Siro.
San Siro ha urlato, ha creduto, ha spinto. Ma non è bastato.
L’Italia cade 1-4 contro la Norvegia, al termine di una partita che sa di resa dolorosa più che di semplice sconfitta. Una serata iniziata nel segno della speranza e finita con l’ennesima curva in salita verso quel Mondiale che non smette di sfuggire. La squadra di Solbakken vola negli Stati Uniti da imbattuta: agli Azzurri, invece, restano i playoff. Ancora una volta.
Un primo tempo d’azzurro brillante
E dire che l’inizio aveva dipinto un’Italia coraggiosa, intensa, affamata.
Il Meazza trabocca di entusiasmo quando, all’11’, l’asse nerazzurra Dimarco–Pio Esposito confeziona il vantaggio: cross morbido del terzino, protezione perfetta della punta, girata rapida e precisa per il boato di 67 mila cuori.
L’Italia gioca corta, compatta, aggressiva; la Norvegia è sorpresa, quasi intimidita. Gli scandinavi, dominatori del girone, non tirano mai nello specchio di Donnarumma per 45 minuti. Gli Azzurri sfiorano persino il raddoppio, trascinati dall’energia del giovane Esposito e dalla qualità costante di Dimarco, il migliore dei suoi.
Sembra il preludio a una notte diversa, finalmente.
La ripresa che spegne tutto
Poi, all’improvviso, la partita cambia temperatura.
Al 63’ l’Italia si spezza: una combinazione centrale norvegese manda in tilt la retroguardia azzurra e Nusa, con un sinistro potente e preciso, infila Donnarumma. È il gol che trasforma la Norvegia, che fino a quel momento aveva quasi “gestito” la serata, consapevole della sua qualificazione già blindata.
Da lì, è un crollo verticale.
Haaland, fino ad allora un’ombra, diventa una sentenza: prima finalizza da centro area su assist di Bobb, poi approfitta dell’errore sanguinoso di Bastoni per siglare la doppietta personale. Due pugni allo stomaco nel giro di due minuti.
Nel recupero, il poker di Strand Larsen chiude il sipario su una serata che diventa pesantissima nel punteggio e nelle sensazioni.
Le pagelle azzurre
• Dimarco 6.5 Ancora una volta il più lucido, il più continuo, il più pronto. La fascia sinistra è casa sua.
• Pio Esposito 6.5 Segna, lotta, si muove con personalità. Non basta per salvare la squadra, ma conferma di essere un predestinato.
• Locatelli 6 Regia pulita nel primo tempo, poi cala insieme al resto del gruppo.
• Bastoni 5 L’errore sulla terza rete è la fotografia della ripresa azzurra.
• Frattesi 5.5 Ci prova, ma non incide.
Il verdetto: Italia ai playoff, ora il sorteggio
Già certo prima del fischio d’inizio, ora è scritto: l’Italia andrà agli spareggi. Ancora.
Il 20 novembre gli Azzurri scopriranno la semifinale, una tra Romania, Svezia, Irlanda del Nord e una tra Galles e Macedonia del Nord. A marzo il dentro o fuori, a giugno il Mondiale più grande di sempre con 48 squadre.
Non era notte per miracoli: serviva un 9-0 per evitare gli spareggi. Il miracolo non è arrivato.
È arrivata invece una lezione severa, figlia di un secondo tempo che Gattuso dovrà analizzare fino all’ultimo dettaglio. Perché la strada verso il Mondiale passa ancora per un bivio stretto, strettissimo. E l’Italia non può più permettersi scelte sbagliate.
San Siro applaude, ma il cielo si è fatto pesante
La Norvegia vola ai Mondiali dopo 27 anni.
L’Italia, invece, resta sospesa in quel limbo che ormai somiglia a un destino.
Ma il destino, si sa, prima o poi va affrontato. E stavolta non ci si potrà nascondere dietro nulla. San Siro ha dato tutto: ora tocca agli Azzurri non permettere che questa storia prenda la piega più dolorosa.

