Sotto il cielo dorato di Riad, il Napoli incanta: Milan battuto 2-0, Conte vola in finale
Riad non dorme mai, soprattutto quando il calcio europeo arriva a bussare alle porte del deserto. Tra luci dorate, architetture futuristiche e il fascino senza tempo delle mille e una notte, l’Al-Awwal Park apre ancora una volta le sue porte alla Supercoppa Italiana.
Un teatro moderno, avvolto da una pelle d’acciaio che al tramonto si colora d’oro e sabbia, dove il calcio diventa racconto globale. È qui, nello stadio dell’Università Re Sa’ud, che Napoli e Milan alzano il sipario sulla semifinale più attesa.
Non è uno stadio qualunque. Inaugurato nel 2015, casa dell’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo, il King Saud University Stadium è un tempio contemporaneo del pallone: 26 mila posti, un unico anello che abbraccia il campo, una copertura leggera pensata per il clima del deserto e giochi di luce che cambiano con il sole saudita. Qui si sono già scritte pagine di calcio italiano, dalla Supercoppa Juventus-Lazio del 2019 alla Final Four degli ultimi anni. E qui, ancora una volta, l’Italia del pallone trova una cornice lontana, ma sorprendentemente familiare.
Dentro questo scenario da fiaba moderna va in scena il 179° confronto tra Napoli e Milan, una sfida che profuma di storia e rivalità. I rossoneri arrivano forti del bilancio complessivo e del trionfo dello scorso anno, gli azzurri con la fame di chi vuole voltare pagina e mandare un messaggio forte alla stagione. Conte contro Allegri: due idee di calcio, due caratteri opposti, una regola non scritta che aleggia nell’aria. Chi segna per primo, vince.
E così è stato.
Il primo tempo scorre sul filo dell’equilibrio. Il Napoli palleggia e punge, il Milan risponde con ordine e qualche fiammata. Le occasioni non mancano: Elmas e McTominay da una parte, Saelemaekers e Nkunku dall’altra. Poi, al 39’, la partita si accende. Hojlund scappa via, attacca la profondità, mette in mezzo. Maignan non è impeccabile, David Neres è dove deve essere: tap-in secco, Napoli avanti. Sotto il cielo di Riad esplode il settore azzurro, anche se i tifosi partenopei sono appena 45. Bastano.
Nella ripresa il copione è quello che Conte ama di più. Compattezza, sacrificio, ripartenze chirurgiche. Il Milan prova a rialzare la testa, tiene palla, ma fatica a trovare varchi contro il blocco basso dei campioni d’Italia. E quando i rossoneri si scoprono, il Napoli colpisce ancora. Al 64’ è Rasmus Hojlund a firmare il verdetto: attacco alla profondità, fisico, potenza e diagonale vincente. 2-0. La semifinale è indirizzata, la notte saudita ha già scelto il suo padrone.
Nel finale c’è spazio solo per il controllo azzurro e per il rimpianto rossonero. McTominay sfiora il tris, il Milan non trova la forza per riaprirla. Al triplice fischio è Conte a sorridere: Napoli in finale di Supercoppa, appuntamento fissato per il 22 dicembre contro la vincente di Inter-Bologna.
Sotto le luci dorate dell’Al-Awwal Park, il Napoli manda un segnale chiarissimo. Dopo le recenti difficoltà, questa vittoria è una boccata d’ossigeno, ma soprattutto una dichiarazione d’intenti. Per il Milan, invece, resta l’amarezza di una serata opaca e la consapevolezza che, senza ferocia e cinismo, anche il palcoscenico più scintillante può trasformarsi in un deserto.
A Riad, tra acciaio dorato e sabbia, il Napoli ha scritto un’altra pagina della sua storia. E la favola, almeno per ora, non è finita.

