fbpx

Lino Cascelli – Milano Azzurra: «Il calcio è dei tifosi, non dei soldi. La Supercoppa deve tornare in Italia»

Il calcio non è solo un risultato sul tabellino o un trofeo da esibire. È sacrificio, passione, chilometri macinati in pullman e panini mangiati prima di entrare allo stadio. A ricordarlo, con parole semplici ma profonde, è Lino Cascelli, voce storica del tifo partenopeo al Nord e anima del club Milano Azzurra.

Dopo il trionfo del Napoli in Supercoppa, Cascelli non nasconde la soddisfazione sportiva, ma sposta subito il discorso su ciò che conta davvero: i tifosi. «Io ero in piazza Duomo ad aspettare la squadra con la coppa – racconta – faceva freddo, ma eravamo lì. Perché il calcio è questo: esserci, stare insieme, condividere un’emozione».

«Così la Supercoppa diventa una coppettina»

Il punto centrale del suo intervento è chiaro e diretto: la Supercoppa Italiana deve tornare in Italia. «Se continuiamo a giocarla all’estero, senza i nostri tifosi, perde valore. Diventa una super coppettina, buona solo per raccattare soldi».

Secondo Cascelli, l’allontanamento del calcio dai suoi luoghi naturali sta impoverendo l’anima del gioco. «Da Napoli non è partito quasi nessuno per la Supercoppa. Ma chi può permettersi viaggi del genere? Il calcio deve tornare tra la gente, negli stadi italiani, con famiglie, giovani e tifosi veri».

Il valore della trasferta e del sacrificio

C’è un passaggio che racconta meglio di ogni analisi cosa significhi tifare. «A me piace partire con i ragazzi, mangiare il panino sul pullman, entrare allo stadio insieme ai miei paesani. Questa è la cosa che mi fa stare bene. Guardarla in TV è bello, ma non è la stessa cosa».

Parole che fotografano un calcio romantico, sempre più raro, schiacciato da logiche televisive e commerciali. «Il romanticismo si sta perdendo – ammette – e senza quello il calcio diventa un prodotto come un altro».

Solidarietà, non solo tifo

Il calcio, però, può e deve essere anche solidarietà. Cascelli lo dimostra con i fatti. Attraverso il club Milano Azzurra, negli ultimi anni sono state realizzate importanti iniziative benefiche: dalla donazione di un cavallo per la pet therapy all’ospedale Niguarda, fino a progetti per reparti pediatrici e oncologici.

«Noi siamo napoletani – dice con orgoglio – e vivere il calcio significa anche aiutare chi ha bisogno. Vogliamo un 2026 fatto di solidarietà, soprattutto per i bambini».

Un messaggio al calcio italiano

Il messaggio finale è un invito alla riflessione: meno business improvvisato, più rispetto per tifosi e tradizioni. «Il calcio può andare all’estero, ma deve essere programmato, rispettando chi lo ama davvero. Senza tifosi sugli spalti, non è calcio».