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Esclusiva – Alessandro Nista: “Lazio–Napoli è sempre una sfida suggestiva. Sarri ha trovato la sua dimensione proprio a Napoli”

Alessandro Nista, l’uomo dei guanti e della memoria: quando Lazio–Napoli è anche una sfida del cuore

Ci sono partite che vanno oltre i novanta minuti. Gare che non vivono soltanto di moduli, ballottaggi e statistiche, ma di storie incrociate, di uomini che hanno attraversato il calcio lasciando impronte silenziose e profonde. Lazio–Napoli, in programma domenica alle 12:30, è una di queste. E tra le figure che meglio incarnano questo intreccio di passato e presente c’è Alessandro Nista.

Ex portiere, allenatore e preparatore dei numeri uno, Nista è uno di quegli uomini di campo che non hanno mai cercato i riflettori, ma che i riflettori li hanno sempre meritati. Nato a Livorno il 10 luglio 1965, ha vissuto il calcio da dentro l’area di rigore, là dove tutto si decide in una frazione di secondo. Sorrento, Pisa, Leeds United, Ancona, Parma, Torino: tappe diverse, un’unica identità. Quella del portiere affidabile, concreto, capace di reggere il peso di un ruolo solitario.

Le sue mani hanno attraversato 66 partite di Serie A, 114 di Serie B e persino la storia: a lui Marco van Basten segnò il primo gol italiano nel 1987 e l’ultimo della sua carriera nel 1993. Un cerchio che si chiude, come accade solo ai destini speciali.

Poi la panchina, senza mai allontanarsi dai pali. Nista diventa maestro dei portieri, lavorando con club prestigiosi: Torino, Reggina, Juventus (al fianco di Gianluigi Buffon), Inter, Udinese. E soprattutto Napoli, dove dal 2015 al 2020 entra nello staff tecnico che segna un’epoca. Sono gli anni di Maurizio Sarri, del calcio che osa, che costruisce dal basso, che pretende partecipazione anche dall’ultimo uomo. Anche dal portiere.

Ed è qui che il cerchio si stringe ancora. Perché oggi Sarri siede sulla panchina della Lazio, mentre il Napoli arriva all’Olimpico con nuove ambizioni e vecchie certezze. In campo ci saranno sistemi diversi e interpreti nuovi, ma l’eco di quel lavoro resta: un’eredità invisibile fatta di dettagli, postura, letture e coraggio.

Lazio–Napoli sarà una sfida tattica e fisica. I biancocelesti ritrovano Guendouzi e Basic, si affidano alla solidità di Romagnoli e alla fantasia di Zaccagni, mentre davanti Noslin è chiamato a prendersi responsabilità pesanti. Il Napoli, nonostante le assenze, risponde con Højlund e Neres, con Politano e la leadership di Di Lorenzo, in una partita che può dire molto per entrambe.

Ma per Alessandro Nista questa non sarà mai una gara qualunque. Perché certe maglie si tolgono, ma certe idee restano. E il calcio, alla fine, è anche questo: una memoria che cammina sull’erba.

Sei domande ad Alessandro Nista

Lazio–Napoli non è mai una partita banale, ma per lei lo è ancora meno. Che sensazioni prova vedendo Sarri sulla panchina biancoceleste contro il Napoli dove avete lavorato insieme?

«Le partite del Napoli non sono mai banali, e per me lo sono ancora meno: sono molto legato a quell’ambiente e a una maglia che mi è rimasta letteralmente tatuata sulla pelle. Basti pensare che mio figlio è un grande tifoso azzurro. Lazio–Napoli è sempre una sfida suggestiva. Sarri ha trovato la sua dimensione proprio a Napoli: con Maurizio c’è stato il primo vero cambio di mentalità, la consapevolezza di poter esprimere un grande calcio e di aprire un ciclo importante».

Il “portiere sarriano” ha rappresentato una piccola rivoluzione. Quanto è cambiato il ruolo del numero uno in quegli anni e quanto di quel lavoro si vede ancora oggi?

«Maurizio ha iniziato a coinvolgere il portiere nella costruzione del gioco in anni in cui non era affatto scontato farlo. Da allora il ruolo si è evoluto profondamente: oggi il portiere è il primo costruttore di gioco, spesso il giocatore che tocca più palloni. La partecipazione alla manovra è diventata un’esigenza imprescindibile. Il portiere è, a tutti gli effetti, l’uomo in più della squadra».

Da ex portiere e preparatore, che tipo di partita si aspetta per chi difenderà i pali domenica? È una gara che può decidersi proprio lì, tra i guanti?

«Mi aspetto una gara molto aperta. La Lazio ha qualche difficoltà a livello di organico, ma Sarri giocherà comunque a viso aperto. I portieri avranno un ruolo importante, perché parliamo di profili di alto livello. Provedel è una garanzia di continuità e affidabilità, Milinković-Savić ha caratteristiche fisiche straordinarie: forte sulle palle alte e capace di parate spettacolari. Due portieri diversi, ma entrambi determinanti».

Lei ha lavorato con campioni assoluti come Buffon e Handanovič. Quanto conta oggi la testa rispetto alla tecnica per un portiere di alto livello?

«L’aspetto mentale è fondamentale: è ciò che fa la differenza tra un grande portiere e un campione. Il portiere vive la partita in modo diverso, con una responsabilità enorme sulle spalle. Oggi più che mai deve saper gestire emozioni, tempi ed equilibri della squadra. La testa, a certi livelli, conta almeno quanto la tecnica».

Guardando indietro alla sua carriera, più da giocatore o da allenatore dei portieri, qual è l’eredità più grande che sente di aver lasciato al calcio?

«Sono molto soddisfatto del percorso che ho fatto, sia da calciatore sia da allenatore. Non mi sento di parlare di un’eredità vera e propria. Se qualcosa ho cercato di lasciare, è l’importanza dell’attenzione al lavoro, della dedizione quotidiana e della cultura professionale, insieme alla capacità di trasmettere sicurezza e pensiero».

Un pronostico secco: come finisce Lazio–Napoli?

«Non faccio pronostici, per non fare torti né a Maurizio né al pubblico napoletano, a cui sono profondamente legato. Mi auguro semplicemente che sia una grande partita».