Assalto all’ Olimpico: Politano incanta, Conte abbatte il tabù contro la Lazio
Per tre anni l’Olimpico era stato una porta chiusa, una montagna da scalare senza mai arrivare in vetta. La Lazio aveva assunto i contorni del tabù, della bestia nera, dell’avversario che al Napoli aveva tolto certezze, punti e persino sogni.
Sei partite consecutive senza vittoria, tra campionato e Coppa Italia. L’ultima gioia risaliva al 3 settembre 2022, quando un altro Napoli, quello di Spalletti, stava iniziando a scrivere una delle pagine più luminose della sua storia, trascinato dai gol di Kim e Kvaratskhelia.
Da allora, solo amarezze. Sconfitte, pareggi, eliminazioni. E sullo sfondo un altro incrocio simbolico: Antonio Conte contro Maurizio Sarri, due visioni opposte di calcio, due caratteri forti, due allenatori che fino a oggi avevano sorriso solo dalla parte del tecnico toscano.
Roma, pranzo di gennaio. Pioggia insistente sull’Olimpico, cielo basso e tensione alta. Il Napoli arrivava con la necessità di non perdere contatto con il Milan capolista, con l’ambizione di chi si sente forte, ma anche con il peso di una storia recente tutta in salita. La Lazio, ferita ma orgogliosa, voleva difendere il proprio fortino.

Novanta minuti dopo, tutto questo sarebbe stato riscritto.
Un primo tempo a senso unico, quando il Napoli decide di comandare. Bastano 13 minuti per capire che qualcosa è cambiato. Il Napoli entra in campo con il piglio dei campioni, con la testa libera e il corpo pronto alla battaglia. La pressione è alta, la circolazione pulita, la Lazio viene schiacciata nella propria metà campo.
Ed è qui che nasce il primo arcobaleno azzurro. Politano riceve sulla destra, alza la testa e disegna un cross perfetto sul secondo palo: Spinazzola arriva in corsa e col destro accende l’azzurro, gelando l’Olimpico. È lo 0-1, ma soprattutto è la sensazione netta che il Napoli abbia preso il controllo del destino.
La Lazio fatica a reagire, il Napoli gioca con sicurezza e maturità. Lobotka orchestra, McTominay accompagna, la difesa guidata da Rrahmani non concede nulla. E al 32’ arriva il colpo che spezza definitivamente l’equilibrio: ancora Politano, ancora un cross, stavolta su palla inattiva. Rrahmani sale più in alto di tutti e di testa fa 0-2. Un gol che vale doppio: primo stagionale per il kosovaro, simbolo della solidità di una squadra che colpisce anche con i suoi difensori.

Due reti, due assist dello stesso uomo. Il Politano-show è servito.
Nel secondo tempo il copione non cambia. Il Napoli abbassa i ritmi ma non perde mai il controllo. La Lazio prova a riaccendersi con l’orgoglio, ma sbatte contro una difesa granitica. Milinkovic-Savic vive una giornata quasi da spettatore, mentre gli azzurri sfiorano anche il terzo gol con Elmas.
Nel finale, quando la partita è ormai segnata, salgono nervosismo e tensione: rossi per Noslin, Marusic e Mazzocchi, una rissa che macchia una gara già decisa. L’unico brivido per il Napoli arriva al 90’, quando Guendouzi colpisce una traversa che sa più di destino che di occasione.
Il triplice fischio di Massa certifica il verdetto: Lazio–Napoli 0-2. Il tabù è caduto.

Il senso di una vittoria che vale più di tre punti
Questa non è solo una vittoria esterna. È una vittoria psicologica, storica, simbolica. Il Napoli espugna l’Olimpico dopo tre anni, batte Sarri per la prima volta con Conte in panchina, interrompe la maledizione del lunch match e si rimette a -1 dal Milan nella corsa al vertice.
È il successo di una squadra che sa colpire quando serve, che chiude le partite in 45 minuti, che ha trovato equilibrio, maturità e fame. È il successo di Politano, uomo ovunque e anima di questa squadra. È il successo di Conte, che predica umiltà ma costruisce mentalità vincente.
La Lazio resta lì, incompiuta, ferita, incapace di reagire davvero. Il Napoli invece guarda avanti, con la consapevolezza di chi ha imparato a vincere anche dove prima cadeva. All’Olimpico, sotto la pioggia di Roma, l’azzurro ha brillato più forte di ogni tabù.


