fbpx

Esclusiva – Bruno Giordano: ” Contro il Verona ? Jamm Ja Prendiamoci questi tre punti”.

Prima di Diego, c’era Bruno

Prima che Napoli diventasse il regno di Diego Armando Maradona, prima che lo Scudetto smettesse di essere un sogno proibito, c’erano uomini che tenevano viva la fiamma della speranza.
Bruno Giordano era uno di questi.

Nato a Trastevere, cresciuto tra i vicoli romani e il talento precoce, Giordano arrivò a Napoli nell’estate del 1985 portandosi dietro una carriera segnata da gol, cadute, rinascite e una classe fuori dal comune. Non era un centravanti qualsiasi: era forza e tecnica, potenza e visione, il raro equilibrio tra l’istinto del numero 9 e la sensibilità del trequartista.
A Napoli trovò una città pronta a esplodere.

E insieme a Maradona e Carnevale prima, a Maradona e Careca poi, diede vita al leggendario tridente “MaGiCa”, una formula che cambiò la storia del club e del calcio italiano. Giordano fu protagonista dello storico double 1986-87, lo Scudetto e la Coppa Italia che riscrissero per sempre l’identità azzurra.
Maradona lo definì “il più sudamericano degli italiani”. Non era solo un complimento tecnico: era il riconoscimento di un’anima calcistica affine, capace di interpretare il gioco con fantasia, coraggio e personalità.

Giordano fu il Napoli che credeva, lottava e osava, anche prima di diventare leggenda.

L’addio non fu semplice, segnato da un finale amaro e da incomprensioni mai chiarite fino in fondo. Ma il tempo, si sa, è galantuomo. E oggi il suo nome resta scolpito nella memoria collettiva come quello di un precursore, di un uomo che ha aiutato Napoli a diventare grande.

Mercoledì 7 gennaio alle 18.30, allo Stadio Maradona, va in scena Napoli–Verona, gara valida per la 19ª giornata di Serie A.

Un Napoli ritrovato, solido e consapevole sotto la guida di Conte, contro un Verona in difficoltà, chiamato a una reazione immediata. In una partita che parla di presente, il pensiero corre inevitabilmente a chi quel presente lo ha costruito, mattone dopo mattone.
E tra quei nomi, Bruno Giordano resta uno dei più autentici.

5 domande per Bruno Giordano

Bruno, cosa rappresenta oggi Napoli per te?, Quando ripensi agli anni in azzurro, qual è l’emozione che prevale: l’orgoglio, la nostalgia o la consapevolezza di aver fatto parte della storia?

Per me Napoli rappresenta tutt’oggi un pezzo importante della mia grande carriera calcistica, ma anche della mia vita. È un orgoglio aver fatto parte di quella squadra che ha lasciato un’impronta. Il primo scudetto è uno scudetto che, nel senso assoluto, può avere un valore uguale agli altri, sicuramente ha lo stesso valore, però il primo ha dato consapevolezza alla città. Inoltre averlo raggiunto con Diego, in un periodo in cui Napoli era una città alla quale molti giocatori rinunciavano, per me è motivo di grande soddisfazione.
È un grande orgoglio aver fatto parte di quella magnifica squadra e di quella straordinaria avventura.

Il tuo Napoli e quello attuale guidato da Conte, che differenze e che somiglianze vedi, soprattutto dal punto di vista del carattere e del rapporto con la città?

Le somiglianze sono difficili da trovare, perché sono passati quasi quarant’anni ed era tutto un altro modo di vivere. Ricordo che la gente veniva a Soccavo: quattro o cinquemila persone assistevano agli allenamenti, oppure il giovedì, quando facevamo le partitelle al San Paolo, c’erano addirittura venti o venticinquemila persone a vedere un semplice allenamento. Noi la vivevamo molto di più perché eravamo tutti giocatori che vivevano all’interno della città; oggi un po’ meno: alcuni ci vivono, altri stanno fuori. Non conosco le loro esigenze attuali, ma noi, a distanza di quarant’anni, manteniamo ancora quelle amicizie che ci hanno permesso anche di capire e vivere la città di allora.

Hai vissuto il Napoli prima e durante l’era Maradona, quanto è cambiata la mentalità della squadra con l’arrivo di Diego e cosa ha lasciato in eredità a chi è venuto dopo?

Diego ha lasciato un segno indelebile perché, prima del suo arrivo, sembrava qualcosa di irraggiungibile e impossibile arrivare dove poi il Napoli è arrivato.
Lui ha dato speranza e convinzione, oltre ovviamente alla sua bravura, perché senza qualità non si va lontano. Con la sua voglia ha trasmesso questa speranza alla squadra e alla città.
Napoli ha avuto anche un cambio di passo straordinario: basta vedere quello che sta accadendo negli ultimi anni, una città diventata europea, con tantissimi visitatori. È cambiata totalmente. Credo che Diego abbia lanciato un grande messaggio anche sotto l’aspetto della convinzione.

 Venendo all’attualità, che partita ti aspetti contro il Verona?, È una gara più insidiosa di quanto possa sembrare guardando la classifica?

È chiaro che, se il Napoli fa il Napoli, la partita la vince. Però sono sicuro che non prenderà sotto gamba questa gara, perché sa che per vincere i campionati bisogna soprattutto vincere partite come queste, dove perdere due punti, o addirittura tre, rende poi difficile il recupero. Avendo un allenatore importante come Conte, che è sempre lì a pressarti e a farti capire l’importanza del risultato, credo che il Napoli, con qualcosa in più rispetto alla partita di domenica contro la Lazio, possa alla fine portare a casa i tre punti.

Se potessi entrare oggi nello spogliatoio del Napoli prima di scendere in campo contro il Verona, cosa diresti ai giocatori in una sola frase?

Che dire… entrare nello spogliatoio oggi non so cosa potrei aggiungere. Direi semplicemente: Jamm Ja “Prendiamoci questi tre punti”. Credo sia la cosa più importante, sapendo che rappresentano un popolo, quello azzurro, che non è solo a Napoli, ma arriva fino dall’altra parte del mondo.