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Inter – Napoli, Milano Azzurra: “Divieti ingiusti, serve una protesta comune tra i Club Napoli.”

Il match tra Inter e Napoli, in programma a San Siro, si è caricato di polemiche ben prima del fischio d’inizio.

Le nuove disposizioni di sicurezza emanate dalle autorità hanno infatti posto limiti molto stringenti alla vendita dei biglietti per il settore ospiti, impedendo l’acquisto ai residenti in Campania e in provincia di Genova, se non in possesso della fidelity card SSC Napoli “Siamo Noi”, sottoscritta prima del 19 dicembre.

Un provvedimento che ha fatto discutere, soprattutto tra i club di tifosi organizzati. Abbiamo intervistato Nicola Della Valle, Vicepresidente del Club Milano Azzurra, che ha espresso un punto di vista netto, critico e appassionato.

Perché secondo lei le autorità competenti scelgono provvedimenti generalizzati che colpiscono tutti i residenti, senza distinguere caso per caso?



“Secondo me è più semplice per loro tirare una riga e fare una tabula rasa. Non possono – o non vogliono – fare un’analisi specifica. Sparano nel mucchio, e purtroppo ci vanno di mezzo tutti. Non solo chi potrebbe rappresentare un rischio reale, ma anche chi va allo stadio per passione, per amore della propria squadra. È una gestione approssimativa, in cui si sceglie la via più comoda e meno responsabile.”

Qual è la posizione del vostro Club rispetto al divieto di trasferta per i residenti in Campania e Liguria?


“La nostra linea è chiara fin dall’inizio dell’anno: siamo solidali con i tifosi campani. Anche se Milano ci sta particolarmente a cuore, abbiamo deciso di non andare. È una scelta dolorosa, ma coerente. Lo facciamo in segno di rispetto e vicinanza ai nostri fratelli campani, con cui condividiamo tante battaglie. La “tessera del tifoso” è ormai uno strumento fallito, lettera morta. Lo Stato non ha saputo gestirla, e nemmeno con le telecamere ovunque è riuscito a garantire la sicurezza. Questo è il vero fallimento.”

Che tipo di soluzione potrebbe evitare che ad ogni partita a rischio si finisca con un divieto generalizzato?


“Serve un tavolo permanente. Gli strumenti ci sono: riconoscimento facciale, videosorveglianza dentro e fuori dallo stadio. Le tecnologie per identificare i soggetti problematici esistono. Ma manca la volontà politica. Tutti si girano dall’altra parte per non assumersi responsabilità. E così, invece di gestire, si chiude. Un atteggiamento che non è degno di uno Stato di diritto.”

Il divieto ha incluso anche la Liguria. Come legge questa decisione?


“È la conferma che lo Stato non riesce a gestire l’ordine pubblico. Si ha paura del gemellaggio tra Inter e Sampdoria, e si pensa che alcuni tifosi blucerchiati possano unirsi ai nerazzurri per attaccare i tifosi del Napoli. Ma questa è una gestione fatta per paura. E lo Stato, quando ha paura, chiude. Ma chiudere in modo indiscriminato è una sconfitta cocente, che ci lascia senza parole.”

Chi paga il prezzo più alto di questo divieto? I tifosi, i club o l’intero sistema calcio?


“Tutti. Ma i tifosi prima di tutto. Sono loro che soffrono, che mettono impegno, passione, soldi per seguire la propria squadra. È un amore che va oltre il calcio. Però il danno si estende: i club ne risentono economicamente, e l’intero sistema calcio viene danneggiato. È un sistema sconfitto, perché non riesce a tenere insieme sicurezza e partecipazione. Lo Stato chiude per comodità, creando una disparità assurda: un tifoso residente a Napoli non può andare, mentre uno identico residente a Frosinone sì. È un’assurdità totale.”

“Questi divieti” – conclude Della Valle – “oltre a penalizzare i tifosi, finiscono purtroppo per creare confusione anche all’interno del mondo dei Club. È comprensibile il desiderio di andare allo stadio, di seguire la propria squadra del cuore, di tifare con i propri compagni. Tuttavia, i fatti di oggi – in occasione della trasferta contro l’Inter – dimostrano quanto sia invece fondamentale fare fronte comune. Serve una scelta concreta, una linea condivisa, sensibilizzando innanzitutto i soci dei Club e dando vita a un unico movimento di protesta: civile, ma soprattutto efficace.

Altrimenti, rischiamo che altre regioni – come oggi è accaduto con la Liguria – si trovino presto a vivere la stessa ingiustizia.

Un ringraziamento va anche a Casa Napoli, che fin da subito ha ascoltato e supportato la nostra battaglia. Siamo stati tra i primi a sacrificare la nostra passione per contrastare decisioni prive di logica. È il momento di essere più compatti. Divisi si perde, ma insieme si può davvero cambiare qualcosa. Uniti si vince.