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Costo del lavoro, clima teso in Lega: confronto acceso tra De Laurentiis, Marotta e Chiellini

È scontro aperto sul tema del costo allargato del lavoro nelle stanze della Lega Serie A. A raccontarlo è l’edizione odierna di Tuttosport, che ricostruisce le forti tensioni emerse nell’ultima assemblea, con protagonisti Aurelio De Laurentiis, Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini.

Secondo quanto riportato, il presidente del Napoli ha sostenuto con forza una posizione che porta avanti da mesi, arrivando in assemblea ad attaccare duramente i consiglieri federali per non aver modificato prima le regole. De Laurentiis si sarebbe spinto fino a prospettare possibili denunce, rendendo il clima particolarmente teso.

La successiva delibera, però, non è stata accolta favorevolmente da Marotta e Chiellini, rispettivamente presidente dell’Inter e Director of Football Strategy della Juventus. In assemblea, secondo Tuttosport, entrambi sarebbero apparsi furenti. La loro posizione è resa ancora più delicata dal ruolo di consiglieri federali: nelle prossime ore saranno chiamati a esprimersi ufficialmente sulla questione, non più come singoli dirigenti ma come rappresentanti delle decisioni della Lega.

Un passaggio chiave riguarda il voto: dopo l’astensione di lunedì, per Marotta e Chiellini oggi sarebbe complicato non votare a favore, proprio perché in FIGC dovranno portare la linea ufficiale della Serie A. Parallelamente, resta la speranza che la modifica in corsa possa comunque saltare.

Le ragioni sono due. La prima è di natura sostanziale: pur essendo tecnicamente una norma generale, nei fatti la modifica andrebbe a beneficio quasi esclusivo del Napoli. La seconda è procedurale: la richiesta della Serie A non è arrivata all’unanimità. Il Milan, che ha votato contro, sarebbe l’unico soggetto legittimato a impugnare la decisione.

Nonostante ciò, Tuttosport sottolinea come sia possibile, se non probabile, che queste resistenze non bastino. Lo scenario finale potrebbe aprire la strada a un Napoli nuovamente libero di investire per rinforzarsi, come auspicato dal tecnico Antonio Conte. Una soluzione che, nella sostanza, potrebbe apparire giusta; nella forma, però, cambiare le regole a competizione in corso rischierebbe di rappresentare un duro colpo alla credibilità dell’intero sistema calcio italiano.