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Verso Genoa-Napoli: effetto Vergara, Conte cerca l’allungo Champions

Genoa e Napoli, percorsi asimmetrici: ricordate il 2007? Ora i destini sono opposti

L’illusione della simmetria

C’è qualcosa di profondamente letterario nel tornare a Marassi, in quel catino di poesia e storia dove, nel giugno del 2007, il Napoli e il Genoa si scambiarono una promessa di eterno ritorno. Due nobili decadute che si tenevano per mano, reduci dal purgatorio della B, decise a riprendersi il posto che spettava loro nel panorama italico del pallone. Quel giorno fu un’estasi collettiva, condita da un’invasione di campo che cancellò i confini tra le maglie azzurre e quelle rossoblù. Sembrava l’inizio di un’epopea simmetrica, ma il calcio, come accade nella vita, ha preso strade diverse: il Napoli è diventato una società da Champions e da Scudetto, mentre il Grifone ha dovuto navigare in acque spesso agitate, tra tempeste societarie e salvezze sudate più del dovuto. Due rette che si toccarono in quel pomeriggio ligure e che poi hanno scelto angolazioni opposte, lasciandoci oggi con la malinconia di chi guarda un vecchio compagno di banco che ha fatto un altro percorso.

Il realismo di Conte oltre l’estetica del lamento

Eppure, in questo presente che morde, il Napoli di Antonio Conte ci arriva con un sorriso che sa di sollievo, merito anche dei passi falsi altrui. La sconfitta della Roma ha regalato agli azzurri una boccata d’ossigeno in classifica (i partenopei adesso hanno guadagnato tre punti sui giallorossi), consacrandoli in una posizione che, a guardare l’infermeria, ha quasi del miracoloso. Le polemiche sulla qualità del gioco o sulle rotazioni delle scorse settimane lasciano il tempo che trovano: con un bollettino medico che somiglia a quello di una tragicommedia horror americana, Conte ha fatto letteralmente i salti mortali. Chiedergli di più, in questo momento, sarebbe come pretendere la presenza degli Oasis al prossimo Festival di Sanremo. Il tecnico leccese ha tenuto dritta la barra nel momento più critico, dimostrando che il suo pragmatismo vale oro quanto le intuizioni – o le pretese – degli esteti.

Vergara e la smentita del pregiudizio anagrafico

In questo scenario di emergenza perenne, la luce che illumina il cosmo napoletano è quella di Antonio Vergara. Il ragazzo sta andando fortissimo, oltre ogni più rosea aspettativa. In un calcio che spesso divora i suoi figli più giovani, Vergara si è preso la scena con una personalità (e una cazzimma calcistica) che sembra quella di un veterano. Non è più solo una promessa da coccolare, ma una certezza a cui Conte si aggrappa senza troppi complimenti. Sta trascinando il centrocampo con una freschezza atletica e mentale che è diventata il motore del Napoli in queste ultime uscite. Se Conte ha potuto limitare i danni delle assenze, gran parte del merito va a questo scugnizzo che non ha avuto paura di prendersi le chiavi della squadra.

A Genova con un occhio alla classifica

Si va a Genova, dunque, consci che quel 2007 è ormai un ricordo sbiadito nelle foto d’epoca, ma con la consapevolezza che la classifica oggi sorride a McTominay e compagni nonostante tutto. Il Napoli ha imparato a soffrire, a stringere i denti e a sfruttare i regali del destino (e della Roma a Udine). Conte sa che Marassi e De Rossi non faranno sconti, ma con un Vergara così e un pizzico di fortuna in più, la scalata può continuare. Perché in fondo, tra una promozione condivisa e un presente da far ripartire, conta solo chi riesce a restare in piedi quando la tempesta soffia più forte. E per gli Oasis a Sanremo c’è tempo.