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A Genova Novantacinque minuti da Napoli

Ci sono partite che vanno oltre i novanta minuti, e Genoa-Napoli è una di queste.

Al Ferraris riaffiora la memoria di un legame unico nel calcio italiano, nato nel 1982 e capace per decenni di unire due piazze lontane ma affini per passione e identità.

Una storia che oggi sopravvive più nei ricordi che nei comunicati ufficiali, ma che continua a farsi sentire ogni volta che rossoblù e azzurri si ritrovano uno di fronte all’altro. Anche perché il campo racconta una sfida spesso favorevole al Napoli negli ultimi anni, pur con Marassi rimasto terreno mai scontato, ricco di gol ed emozioni. In panchina, inoltre, il confronto inedito tra Daniele De Rossi e Antonio Conte aggiunge un ulteriore elemento di interesse a una gara che intreccia passato e presente, nostalgia e ambizione.

E il presente, questa sera, è stato un vortice.

Una partita non adatta ai deboli di cuore, un 2-3 che racconta molto più del risultato finale. Dopo appena diciannove secondi il Ferraris esplode: errore clamoroso di Buongiorno, Meret tocca Vitinha in area e Massa indica il dischetto. Malinovskyi non trema. È l’inizio shock di una gara folle, segnata dagli errori, dal carattere e inevitabilmente, dalle polemiche.

Il Napoli incassa ma non crolla. Risale la corrente con qualità e fisicità, trovando prima il pari con Hojlund, poi il sorpasso con McTominay, che mette il piede anche nell’azione dell’1-1 prima di arrendersi ai soliti problemi muscolari. Fino a quel momento, gli azzurri sembrano avere il controllo emotivo e tecnico del match, nonostante un Genoa mai rinunciatario.

La ripresa però cambia tutto. Ancora Buongiorno, ancora un errore pesantissimo: Colombo ruba palla e firma il 2-2, riaccendendo Marassi e il coraggio rossoblù. Il Genoa sente l’odore del colpo grosso, chiude il Napoli nella propria metà campo e prova a vincerla. Conte ridisegna la squadra, abbassa Lobotka a fare il play in un 3-4-1-1 di sofferenza pura. Poi l’episodio che sembra spezzare definitivamente l’equilibrio: rosso a Juan Jesus, Napoli in dieci e assedio genoano.

E invece, quando la partita sembra scivolare verso l’ennesimo rimpianto azzurro, arriva il minuto 94. Contatto Cornet-Vergara, Massa fischia rigore. Proteste furiose, tensione alle stelle. Dal dischetto va ancora Hojlund, alla prima realizzazione su rigore in Serie A: palla da una parte, portiere dall’altra. 3-2. Fine.

Il Genoa resta con l’amaro in bocca, come una settimana fa all’Olimpico contro la Lazio. Ancora un rigore nel recupero, ancora punti pesantissimi lasciati per strada in chiave salvezza.

Daniele De Rossi non nasconde la delusione, ma punta il dito soprattutto sul sistema:

«Ne ho già parlato la settimana scorsa: ormai non sappiamo più qual è il protocollo VAR. Non c’è più certezza del fallo, si protesta su tutto per cercare un vantaggio da un regolamento distorto. Rivedendo questo rigore ti lascia l’amaro in bocca e ti fa disamorare».

Poi l’orgoglio: «Siamo stati ingenui nei momenti cruciali, ma abbiamo fatto una grande partita contro una squadra fortissima. Questo stadio ci ha trasmesso cuore e carattere. Dobbiamo essere più forti di tutto».

Dall’altra parte Antonio Conte esulta, ma senza nascondere le difficoltà di una stagione complicata:

«Questa sera abbiamo fatto tutto noi, nel bene e nel male. Rialzarsi dopo due errori così non è semplice. Anche in dieci non abbiamo mollato. Questa vittoria ha un valore altissimo».

E ancora, con lucidità: «È una stagione assurda. Bisogna fare riflessioni sulla rosa, sugli infortuni, sul mercato. Ma chi gioca sta buttando il cuore oltre l’ostacolo e io ne sono orgoglioso».

La morale è scritta tra le pieghe della notte di Marassi.

Il Napoli resta aggrappato alle ambizioni scudetto vincendo anche quando sembra voler perdere, sorretto dal talento offensivo e da una resilienza quasi ostinata. Il Genoa, invece, scopre di essere vivo, coraggioso, ma ancora troppo fragile nei dettagli che decidono le partite.

Al Ferraris passa il Napoli. Ma il rumore di questa gara tra errori, polemiche e cuore continuerà a farsi sentire ben oltre il triplice fischio.