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Esclusiva – Fulvio Collovati lancia la sfida: Napoli-Roma, “Conta la mentalità”

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Fulvio Collovati, il difensore che non arretrava mai: dalla gloria mondiale alla Roma, fino alla sfida del presente

Ci sono carriere che si raccontano con i numeri. E poi ci sono carriere che si raccontano con il carattere. Fulvio Collovati appartiene alla seconda categoria. Nato a Teor, in Friuli, ma cresciuto calcisticamente e umanamente a Milano, è stato uno di quei difensori che hanno fatto scuola. Prima terzino, poi centrale di marcatura, elegante ma implacabile, forte nel gioco aereo e nell’anticipo, tanto da essere considerato al Milan l’erede naturale di Roberto Rosato.

La sua storia è quella di un ragazzo scoperto da Giovanni Trapattoni in un oratorio di Limbiate, cresciuto nel vivaio rossonero tra finali perse al Viareggio e trofei giovanili, fino all’esordio in Serie A e alla conquista dello scudetto della stella nel 1978-79. Poi le ombre, le retrocessioni, la fascia da capitano, le contestazioni, perfino un sasso lanciato dagli spalti. E la scelta più difficile: lasciare il Milan per l’Inter, diventando per alcuni “l’ingrato transfuga”.

Ma Collovati non è mai stato uomo da comode scelte.

Nel frattempo, la storia gli aveva già cucito addosso la gloria più grande: campione del mondo con l’Italia nel 1982, protagonista di quella cavalcata leggendaria culminata nella finale dell’11 luglio contro la Germania Ovest. Titolare in tutte le gare fino all’ultimo atto, inserito nel Top 11 del Mondiale: una consacrazione definitiva.

Dopo Inter e Udinese, nel 1987 arriva una nuova sfida. A 30 anni, Nils Liedholm lo vuole alla Roma.

E lì Collovati ritrova se stesso.

In giallorosso disputa due stagioni di alto livello, formando una solida coppia difensiva con Gianluca Signorini. Porta esperienza, leadership, mentalità internazionale. Non segna molto, un solo gol in campionato, ad Avellino, ma lascia un’impronta chiara: affidabilità, personalità, senso della posizione. La Roma di fine anni ’80 cercava equilibrio, e Collovati rappresentava esattamente quello.

Roma non è una piazza qualsiasi. È passione pura, è pressione costante. E lui, che aveva già vissuto contestazioni, retrocessioni e trionfi mondiali, seppe reggere anche quel peso.

Chiuderà poi la carriera al Genoa, portando il Grifone fino a un quarto posto storico e a una semifinale di Coppa UEFA. Cinquanta presenze in Nazionale, tre gol, una fascia da capitano indossata anche allo Stadio Azteca. Poi la dirigenza, la televisione, l’opinionismo. Sempre con la stessa schiettezza.

Oggi Collovati osserva il calcio moderno con l’esperienza di chi conosce il campo, non solo le telecamere. E alla vigilia della sfida tra Napoli e Roma, le sue parole pesano.

Ha recentemente dichiarato di vedere la Roma tra le prime quattro a fine stagione. Una previsione forte, che racconta fiducia nella crescita del gruppo. Ma domenica sera, al Maradona, sarà una prova di maturità.

Napoli-Roma non è solo una partita.

È ambizione contro ambizione.

È ritmo contro compattezza.

È pressione contro personalità.

E se c’è qualcuno che sa cosa significhi giocare partite che valgono una stagione, è proprio Fulvio Collovati.

Le 5 domande a Fulvio Collovati verso Napoli–Roma

L’esperienza alla Roma

“È stato un momento delicato solo in apparenza. Lasciai l’Inter con un contratto di sei mesi, perché la Roma mi voleva fortemente. All’epoca, però, il cartellino era di proprietà delle società e non dei calciatori: l’Inter non intendeva cedermi direttamente ai giallorossi e così mi girò in prestito all’Udinese. Dopo una stagione lì, avevo già un accordo biennale firmato con la Roma e finalmente arrivai nella Capitale. È stata un’esperienza meravigliosa, che ricordo con grande piacere. Nel primo anno arrivammo terzi: oggi sarebbe un traguardo da festeggiare, e anche allora fu un risultato di grande valore. Era una squadra fortissima: c’erano Rudi Völler, Zbigniew Boniek, in difesa giocavamo io, Manfredonia, Signorini, con Tempestilli e tanti altri compagni di grande livello. Per un periodo siamo stati anche in lotta per il vertice, ma davanti c’erano squadre straordinarie come il Milan di Gullit e Van Basten e il Napoli di Maradona e Careca. Quel terzo posto lo considero un risultato ottenuto con grande dignità e onore. Roma è una piazza meravigliosa, calda, passionale. Un calore che ho ritrovato solo a Genova. Milano resta una realtà straordinaria, ma più fredda dal punto di vista ambientale. L’affetto del tifoso romanista è qualcosa di unico: non a caso torno spesso a Roma, dove ho vissuto anche dopo aver smesso di giocare. È una piazza che consiglio a tutti.”

La Roma può arrivare tra le prime quattro?

“Io ho detto che la Roma può arrivare tra le prime quattro, e sottolineo può perché la concorrenza è forte. L’Inter per me resta la favorita per lo scudetto, il Milan senza coppe e con un allenatore come Allegri potrebbe essere molto competitivo, poi ci sono Juventus e Napoli. Sono almeno tre squadre per due posti, quindi non sarà semplice. La Roma, però, ha le carte per giocarsela. La vedo più matura perché ha un allenatore maturo. Gasperini ha costruito qualcosa di straordinario all’Atalanta: in otto anni l’ha trasformata da squadra che lottava per non retrocedere a realtà stabile nelle prime posizioni, capace di vincere in Europa League e di alzare le aspettative del club. È quello che sta provando a fare anche alla Roma: quando crescono le ambizioni, devono crescere anche risultati e mentalità. E per farlo serve un grande allenatore, e Gasperini lo è.”

Il Napoli può restare in corsa fino alla fine?

“Il Napoli quest’anno ha avuto problemi di continuità, e bisogna chiedersi perché ci siano stati così tanti infortuni, soprattutto muscolari. Gli infortuni traumatici possono capitare, ma quelli muscolari sono un campanello d’allarme: o si lavora troppo o si lavora male. È una riflessione che lo staff tecnico e atletico deve fare. L’eliminazione dalle coppe, però, può diventare un vantaggio: niente Champions e niente Coppa Italia significano un solo obiettivo, lo scudetto. Conte potrà concentrarsi esclusivamente sul campionato. Detto questo, nove punti dall’Inter sono tanti, e l’Inter ha un organico più completo, soprattutto in attacco. Per questo la considero ancora la favorita.”

Punti di forza del Napoli e dove può colpire la Roma

“Il Napoli ha individualità importanti. McTominay è un giocatore determinante, se sta bene. Poi c’è la capacità di attaccare la profondità e di far salire la squadra con un centravanti che sa proteggere palla. Gli inserimenti di Politano e la spinta di Spinazzola sulle fasce possono essere armi decisive. Detto questo, il Napoli deve ritrovare compattezza difensiva. Ha subito più gol rispetto alla Roma, che è tra le migliori difese del campionato. Per una squadra di Conte non è consuetudine concedere certe disattenzioni. La Roma, invece, con Gasperini ha acquisito solidità e aggressività: gioca alta, pressa in avanti con tutti gli effettivi, soprattutto a centrocampo.

Il Napoli dovrà stare molto attento a non perdere palloni sanguinosi in zone pericolose. A volte è meglio un lancio lungo che un rischio eccessivo in costruzione, perché contro una squadra aggressiva come la Roma puoi pagare caro ogni errore.”

Il VAR e il rischio di falsare il campionato

“Sul VAR sono stato molto chiaro: così com’è, non ha senso. Andrebbe abolito o profondamente modificato. La tecnologia per il fuorigioco e per il gol-line technology va benissimo, ma sui contatti e sui rigori l’immagine rallentata amplifica tutto. Un leggero pestone, quello che oggi chiamano “step on foot”, ai miei tempi non faceva cadere nessuno. Oggi i giocatori sanno che certi contatti vengono puniti e si comportano di conseguenza. Se si vuole mantenere il VAR, bisogna cambiare il regolamento; altrimenti si crea solo confusione. Non credo che falsi il campionato in modo sistematico, perché gli episodi si compensano: una volta favoriscono una squadra, una volta un’altra. Il problema è la mancanza di chiarezza e uniformità. O si riforma seriamente il sistema, oppure tanto vale eliminarlo.”