Napoli-Udinese, Conte e De Laurentiis: “Il percorso insieme è terminato, ecco perché”

Post gara di Napoli-Udinese ricco di emozioni per gli azzurri, conquistando il secondo posto matematico in classifica e confermando la zona Champions ma salutando anche ufficialmente il tecnico Antonio Conte. Conferenza stampa congiunta nel ventre dello stadio Maradona con il presidente Aurelio De Laurentiis, parlando del presente e del futuro dei partenopei.

AURELIO DE LAURENTIIS. “Io ricordo che dopo Bologna c’è stata tanta delusione e c’era la sosta delle Nazionali. Ho detto a Conte di prendersi una pausa per riflettere, sapeva di essere bravissimo ma forse pensava di non mantenere le aspettative. Poi un mese fa mi ha chiamato, mi ha detto di dover parlare. Mi ha detto che tra noi c’è amicizia, da oltre 15 anni dalle Maldive tra nutrizionista, cose di vita vissute e che il ciclo qui era finito. Io gli ho detto che il Napoli non può essere a livello dei top club europei, poi si mette la Figc, si mettono i procuratori, il ministro dello Sport che combina i casini con le giovanili, Giorgetti e mi sono sempre chiesto come mai il Governo italiano è così miope da disattendere 28 milioni di elettori tifosi di calcio per non cambiare le cose”.

“Io sono certo che queste cose accadano in ogni piazza e senza infortuni il Napoli avrebbe vinto lo scudetto”, dichiara De Laurentiis. Risponde Conte: “Con o senza infortuni non so quanto sarebbe cambiato, dobbiamo dar merito a una grande squadra come l’Inter e spero che in futuro questa cosa qui servirà ai falliti per non criticare senza motivo la squadra e la società, Napoli è una società che può competere a grandi livelli se compatta. Ho trovato un gruppo traumatizzato dopo il decimo posto e so io quello che ho fatto per farli riprendere. Spero che anche il prossimo anno il club possa avere questa ambizione così come in futuro per ambire a cose importanti.. Il presidente mi ha detto che se ci avessi ripensato, fino all’ultimo giorno, di fargli sapere ma era ed è una mia decisione”.

Il futuro del Napoli? Sarà sicuramente positivo, abbiamo già 30 ottimi calciatori in rosa e dobbiamo solo rinforzare qualcosina. Il problema è il futuro del calcio italiano. Io l’ho detto a Giovannino (Malagò, ndr), che si è preso una bella gatta da pelare. Tante cose sono da rivedere: le retrocessioni, il paracadute, la parte bassa della classifica, i bilanci delle squadre più piccole. Il campionato inglese ha un fatturato totalmente diverso ma i livelli delle squadre sono assolutamente alti, come l’Arsenal prima settimo, ottavo negli scorsi anni e oggi primo, con squadre di piccole città che hanno vinto il campionato perché possono permettersi grandi investimenti”.

Qui bisogna lottare sempre contro tutti, anche contro il Sindaco di questa città che tra l’altro è anche juventino. Solo una persona con gli attributi di ferro come me può sopportare e supportare il presente e il futuro del Napoli. Non è possibile che il Comune ci lasci lo stadio il giorno prima, dopo e durante la partita per pulirlo. Io ho fatto tanti progetti per il Maradona e ho criticato l’inadeguatezza per la ristrutturazione. Ho detto che se si azzarda a dare 200 e più milioni per rifarlo, io non investo più un euro nel club e si prende la responsabilità. Ho trovato un terreno di 38 ettari e tra due anni, se il Sindaco non si mette di traverso, finanzierò uno stadio da 70.000 insieme ai signori della Q8″.

La panchina? Dipenderà molto anche dal futuro delle altre squadre che si giocano la Champions. Chi sarà esclusa sarà più restio di spendere tanto, noi abbiamo già una squadra forte con tanti rientri che per limiti di gioco Contiano potrebbero avere spazio e maggiore brillantezza. Aspettiamo, vediamo cosa succederà”.

ANTONIO CONTE. “Dopo Bologna quello che ho avvertito che c’erano delle situazioni che non mi piacevano. Bisognava avere le palle per dire di non riuscire a fare campionati anonimi, pronto a farmi anche da parte perchè degli innesti non erano entrati in sintonia con il gruppo e si erano create delle dinamiche molto particolari. Ci siamo parlati chiaro e ci sono dei momenti in cui bisogna essere giusti e veri. Il morto io non volevo accompagnarlo ma eravamo tutti sulla stessa barca e dovevamo darci una mano. Al presidente un mese fa non ho chiesto nè detto niente. Gli ho detto che in virtù dell’amicizia che ci lega, ho avvertito che il mio percorso lì stava per terminare e la decisione era tata già presa. Su Napoli ho capito una cosa: non sono riuscito a portare compattezza nell’ambiente ed è difficile combattere contro le altre squadre. Ho visto veleni, zizzania e chi lo fa è un fallito, che si esprime per avere un like o fare le trasmissioni. La piazza ha bisogno di gente serie che ha voglia di volere bene alla squadra così come i tifosi che pagano il biglietto. Queste persone vanno allontanate e io ho fallito in questo, per me era fondamentale compattare l’ambiente per lottare per traguardi importanti. Ci metto la faccia su tutto ma quando mi rendo conto di aver dato tutto faccio un passo indietro. C’è l’onore, il prestigio, la bellezza di aver allenato il Napoli sotto tutti i punti di vista, l’ho vissuta intensamente e la cosa più bella è che il tifoso napoletano mi ha capito, questa è la cosa più importante”.

La Nazionale? Resta quello che dissi, che tra il novero di candidati ci metterei anche Antonio Conte perché l’ho già fatto, tra l’altro. Dirlo ora è sicuramente prematuro. Si è parlato anche di Guardiola ma è pronta la Federazione ad avere un toto allenatore? Non credo. In questo momento non c’è nulla e se la Nazionale vuole togliersi dalle problematiche ci penseremo. Se si vuole avere un tecnico top, il mio consiglio è prendere Guardiola ma non credo ci siano i modi”.

“Io vorrei salutare tutti, poi vi lascio alle vostre cose. Rispetto a quando sono arrivato, immaginavo una situazione nella quale me la potessi anche godere a livello di risultato ma la mia persona sposta le ambizioni, i parametri e le aspettative. Sono arrivato dopo un decimo posto, non giocavamo le Coppe ma si pensava a vincere lo scudetto. Dopo il tricolore si pensava di vincere la Champions League. Pensavo di trovare un clima più sereno ma in questi casi bisogna sopravvivere. L’ho fatto per due anni, mi ha tolto tante energie, ringrazio i ragazzi, il presidente e credo che insieme abbiamo fatto qualcosa di importante e storico dopo i tempi di Maradona e spero che qualcuno possa ripeterlo perché la piazza lo merita”.

Il giorno più bello è la vittoria dello scudetto e quando abbiamo festeggiato sul lungomare. E’ stato qualcosa di meraviglioso che mi resterà sempre dentro, qualcosa di incredibile. Nella mia carriera non mi era mai successo e può darsi sia anche irripetibile, me lo porterò sempre nel cuore. Io capisco per questo che Napoli abbia bisogno di compattezza, oltre ogni interesse personale. Il momento più brutto? Bologna, non è stato un bel momento. Per una persona che gestisce un gruppo, vedere che dopo un anno poteva andare tutto in frantumi in pochi minuti, è stato brutto. C’erano due strade: mettere la testa sotto la sabbia o affrontare il problema come abbiamo fatto. E’ stata un’annata più complessa del previsto ed essere arrivati vivi è motivo di grande orgoglio per tutti, contrastando le potenze calcistiche di Milan, Juventus e tante altre”.