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ESCLUSIVA CasaNapoli.net- Pietro Lo Monaco: “Giusto che il Napoli valuti la cessione di Milik. Mourinho? Un paraculo. Vi svelo una trattativa che ho a cuore”

Lo Monaco Radio Marte sport live

Durante il programma CasaNapoli.net Live, è intervenuto IN ESCLUSIVA il direttore sportivo Pietro Lo Monaco che ha rilasciato alcune dichiarazioni

Durante il programma CasaNapoli.net Live, è intervenuto IN ESCLUSIVA il direttore sportivo Pietro Lo Monaco che ha rilasciato alcune dichiarazioni

E’ presto per parlare di un eventuale addio di Milik al Napoli? Il polacco in questo momento sta facendo bene pur non giocando tantissimo, non avrebbe bisogno di giocare di più?

Penso che da un punto di vista della tempistica di mercato i tempi sono giusti. Il giocatore è in scadenza nel 2021 ed è questo il periodo in cui si deve pensare alla cessione. Nel caso di Milik, essendo un buon giocatore, a Napoli tra infortuni e vicissitudini varie non si è mai compiuto perfettamente. Quindi penso che sia corretto e giusto che il Napoli cerchi un’alternativa più fresca e intrigante. Visto e considerato che Milik un mercato ce l’ha. Ci sono diversi club che si stanno interessando: il Napoli fa bene a valutare una sua cessione.”

Lei chi consiglierebbe come sostituto di Milik? Magari qualcuno che ha notato e che vedrebbe bene al posto del polacco?

Guardate che Napoli ha un direttore sportivo giovane, bravo, capace e sicuramente avrà già l’alternativa pronta. Giusto e corretto che abbiano tempo e modo di chiudere una trattativa che sia adeguata e consona alle volontà del Napoli. Piuttosto la sostituzione di Callejon, vista l’importanza che lo spagnolo ha avuto negli ultimi anni, bisogna valutarla bene. E’ un esterno d’attacco atipico, particolare: non è il solito esterno d’attacco che gioca per linee interne, ma per linee verticali, attacca la profondità come pochi. Inoltre ha un’intelligenza tattica notevolissima. Sostituire un giocatore che in termini di sostanza di gioco, in termini realizzativi e come peso specifico del reparto offensivo del Napoli non sarà un compito agevole.

Purtroppo costruire le squadre è difficile: non è che va via Callejon e arriva il sostituto, va preso un giocatore nell’ottica della costruzione del tridente d’attacco. Se ho uno come Insigne aperto a sinistra, bravo ad andare all’interno del campo e bravo a servire i corridoi dal lato opposto, è giusto che metto un esterno che attacchi la profondità e possa diventare punta all’occorrenza per incidere nel gioco offensivo del Napoli.

Lì mi sentirei di perorare la causa di un calciatore che non molti conoscono in Italia, io lo avrei portato tre anni fa qui, e che mi sembra possa essere il sostituto ideale di Callejon: è un giocatore argentino che attualmente gioca in America, con i Los Angeles. Si chiama Cristian Pavon, è anche giovane. E’ un profilo abituato a giocare in piazze di un certo tipo, visto che ha giocato tanti anni nel Boca. Un giocatore che mi piacerebbe molto vedere in Italia, soprattutto in una squadra come il Napoli.”

Sul settore giovanile: la scorsa settimana c’è stata l’ufficialità della sospensione dei campionati. Lei è per un allargamento dei campionati primavera, sia 1 che 2, per renderli più competitivi oppure li lascerebbe così come sono con i gironi, rendendolo più elastico?

Mi fa piacere sottolineare che il Torre del Grifo Village è una delle strutture migliori in Europa: sono contento che in molti lo iniziano a notare. Questa struttura la sognavo di notte: prima ancora di comprare il terreno, la gente ancora non ci crede. Ho comprato 100 televisioni da un nostro sponsor, perché dissi che mi sarebbero servite per la struttura. Tanta era l’idea.

E’ diverso dagli altri: è diverso come concetto. Il centro sportivo è fatto per far sì che si allenano tutte le squadre della società. Dalla prima squadra alle giovanili: pensa che ci sono 8 mila metri quadrati di spogliatoi, con le zone divise per la prima squadra e le squadre del settore giovanile.

Ogni squadra del settore giovanile ha il suo spogliatoio. Ma c’è anche una struttura aperta al pubblico. Ci sono strutture aperte al pubblico che riescono a fare anche 5 mila iscritti: palestre, piscine, ecc. Non oso neanche immaginare una struttura del genere a Napoli. Non oso immaginare quello che potrebbe succedere.

Mi dolgo del fatto che le società delle serie maggiori con introiti pazzeschi, poi abbiano carenze nelle strutture e nei centri sportivi. Se non hai un centro sportivo, non puoi pensare di avere un settore giovanile. A Napoli, il settore giovanile, è sempre stato una fucina ricca. Negli ultimi anni lo è stato di meno.

Se pensate che Sepe, ad esempio, è un prodotto del Napoli. E’ un peccato che una società come il Napoli non abbia una struttura adeguata. Che possa dare una casa ai vari organici, dalla prima squadra in poi e che sia anche una casa per la gente.

Al di là della primavera e della formula più adeguata per il campionato, io penso che sia importante che le società si dotino di impiantistica sportiva. Che le squadre mettano a bilancio una voce inderogabile che è l’impiantistica sportiva.”

Qual’è il colpo di mercato, nell’arco della sua carriera, al quale è più affezionato? La manovra che ha richiesto più tempo e sentimento?

Io ci metto sempre sentimento. Perché mi sono trovato a lavorare in società senza soldi, quindi quando facevo un’operazione dovevo arrivare laddove gli altri non vedevano. Spendendo il meno possibile. Credimi che quando spendevo dei soldi, il cuore mi batteva forte perché pensavo sempre alla possibilità di rivalutare i soldi che avevo speso. Una società che ha pochi mezzi e spende dei soldi se anziché creare una plusvalenza, crea una minusvalenza a bilancio si sentono.

Ma con l’Udinese, a Brescia e a Catania è andata bene. A Udine abbiamo lavorato bene. L’operazione più simpatica è stata fatta con un certo Adil Ramzi con l’Udinese nel 1997. In quel periodo, ero direttore sportivo all’Udinese e seguivo tutte le più grandi competizioni internazionali. Non c’era molta gente che andava in giro, nel 1997 c’erano i mondiali Under 20 in Malesia.

Per mia abitudine andavo dalla prima giornata, mentre gli altri arrivavano nella fase finale. Prima giornata di gara, Malesia-Marocco, ho notato il capitano del Marocco che era Adil Ramzi. La sera stessa in albergo ho chiuso una trattativa che costò sui 400 milioni, all’epoca. Il giocatore venne in Italia, era un cavallo di razza, il mio allenatore era Alberto Zaccheroni, anche lui un esordiente in serie A con l’Udinese.

Lui aveva timore di far giocare un giocatore così giovane, il ragazzo mordeva il freno, io già allora mi inventai un’operazione che oggi fanno in tanti: un prestito pagato. L’ho dato in prestito ad una società olandese che era il Wilelm II, pagandogli lo stipendio. Ho detto al loro allenatore e al direttore che credevo tanto nel ragazzo da pagargli lo stipendio. Il Wilelm giocava per salvarsi, ma dopo quell’anno andò in Coppa Uefa, Ramzi venne premiato come miglior giocatore del campionato olandese e venne ceduto al Feyenoord per la cifra di 12 miliardi di vecchie lire.

Senza che il ragazzo giocasse mai in Italia, facemmo una plusvalenza pazzesca. Questa è una storia simpatica, di tanti anni fa. Per una piccola società fare un’operazione del genere, era di un certo spessore. Come Appiah preso in Ghana a 100 milioni, o Jorgensen a zero lire. I tempi recenti li conoscete.”

Rimanendo in tema mercato, col suo aiuto, vorremmo capire chi resta a Napoli, chi parte o chi è ancora incerto. Gli incerti, come Allan ad esempio, che non si sa che tipo di decisione prenderanno, e che non vive un momento non buono.

Il Napoli non ha necessità di vendere, il Presidente ha sempre detto che se arrivassero offerte stratosferiche (100 milioni per Koulibaly). Se non si effettuano cessioni importanti, non si possono fare acquisti importanti, ma la rosa è buona

Una sensazione di Callejon: lei se fosse nel giocatore che farebbe? Rinnoverebbe per due mesi per poi rimanere oppure rinnoverebbe questi due mesi per concludere la stagione ma con il futuro incerto?

Io parlo sempre dalla parte dell’azienda, della società. Io ho una massima che dovrebbe essere di tutte le società: “Compra, vendi e pentiti!” Significa: compra un giocatore, valorizzalo, e se arriva un’offerta importante, capitalizza. Il dovere di una società seria, forte è quella di avere sempre le alternative. Il Napoli, oggi, ha un tesoretto. Ma un domani il tesoretto potrebbe diventare molto più risicato.

Mi riferisco a giocatori come Koulibaly, come Allan, che in questo momento hanno trovato il giusto smalto. Il Napoli è da anni che ha fatto una scelta, lo sanno tutti. Le strade sono due: o fare quello che ha fatto il Napoli, vale a dire costruire buone squadre e puntare su giocatori di una certa età, abbastanza svezzati e forti, per costruire un organico forte e giovane ma che permetta di fare campionati competitivi.

Oppure si decide di vincere e si vanno a prendere 4 o 5 giocatore di un certo spessore perché sono quelli che ti fanno lievitare la squadra a livello di personalità e di mentalità. Per vincere servono i giocatori abituati a vincere. Il Napoli questa scelta non l’ha mai fatta, è una scelta che ha accantonato dal primo momento. Se il Napoli prosegue su questa strada e nulla fa pensare il contrario, allora ha il dovere di valutare la cessione di Koulibaly, di Allan e anche la sostituzione di Callejon.

Lo spagnolo è un giocatore che è stato determinante negli ultimi anni. Forse molto più di quello che si possa pensare. E’ un giocatore completo. Sostituirlo non sarà certamente facile, però, è anche giusto che il Napoli ci provi e lo faccia. Bisogna organizzarsi e pensare che il Napoli possa fare a meno di due o tre pezzi che hanno fatto la storia del Napoli.”

Piccolo flashback: torniamo nel 2008, polemiche e battibecchi a distanza con José Mourinho. Quali sono oggi i suoi rapporti con il portoghese?

Non li abbiamo mai avuti i rapporti. Mourinho è un grandissimo paraculo, lo sanno tutti quanti. Sempre stato così. Io ho sempre espresso il mio parere che mi sembra anche legittimato dalla storia. Perché vincere col portafoglio gonfio è molto più agevole che farlo in condizioni diverse. Io ho sempre sostenuto che per essere un bravo allenatore, e qualcuno l’ho scoperto, quindi ho la capacità di capire. L’ho fatto per 8-9 anni, quindi riesco a capire.

Riconosco che Mourinho ha una peculiarità che un allenatore bravo deve avere elevato alla massima potenza: toglie pressione alla squadra, la sposta su di sé, riesce a motivare. Per quanto riguarda la capacità di esprimere i lavori sul campo, per me è un asino.

L’ho detto a più riprese: questa cosa suscita polemiche. Allora con una espressione tipica delle nostre parti, ad un suo straparlare, ebbi a dire: “Questo si merita la bocca chiusa con una cucchiaiata di cemento a presa rapida”

Su Sarri cosa ci dice?

Io dico una cosa: intanto, dopo tanti anni che vedo calcio, dopo 20 minuti o mezz’ora, leggo l’anima. Devo essere sincero: sembra che abbia un andamento scontato. Col Napoli di Sarri ero tornato a vedere una squadra per 90 minuti in televisione, prima non riuscivo a vederla. Il Napoli faceva divertire, era un’orchestra che suonava all’unisono e calibrata in maniera notevole.

L’invenzione di Mertens è stata strepitosa: il belga non è mai stato prima punta, sempre trequartista o attaccante esterno. Inventarsi Mertens punta centrale o per esigenze o per altro, è stato un colpo di genio, perché Mertens ha fatto 122 gol. Da attaccante centrale, pur non avendone morfologia e consistenza. Il Napoli era un’orchestra che suonava in maniera divina, che non è riuscito nell’impresa. Secondo me, vorrei sbagliare, questi sono allenatori che non devono mai andare in grandissime squadre. Lo dicevo tantissimi anni fa a Zaccheroni che aveva la fissa di voler vincere il campionato.”

Gattuso ha preso una bella patata bollente e si sta togliendo qualche sassolino dalla scarpa:
Gattuso ha fatto un lavoro eccellente. Ha preso il Napoli che, da un punto di vista psicologico e di condizione, era, non dico allo sfascio, ma era in condizione criticissima. La polemica tra società e giocatori, ha rischiato di spaccare completamente tutto. Sono cose che non si ricuciono in breve tempo. Lui è stato bravissimo a ricucire tutto l’ambiente ed è stato bravissimo a dare una fisionomia tutta sua alla squadra. Nella finale di Coppa Italia, la Juve avrebbe potuto giocare per 100 ore ma non avrebbe mai fatto gol a quel Napoli.

Linee strette e cortissimi: gli azzurri giocavano in 30, massimo 35 metri. Ha dato alla squadra quel che bisognava dare. E’ diventato un amico dei calciatori, sono convinto,  facendosi rispettare a modo suo, visto che ha tutto il carisma per farlo, ed è stato bravo a ridare linfa vitale a questo Napoli.”

Un pensiero su Meret che è stato decisivo contro la Juventus, e che era stato messo da parte perché c’era Ospina:
Bisogna avere soltanto pazienza. Meret ha tutti i numeri per diventare un portiere importante. Bisogna aspettarlo, non bisogna pensare che una prestazione scadente lo bolli definitivamente come una schiappa. E’ un portiere di grandi potenzialità. Ha un futuro azzurro, al di là del colore della maglia del Napoli. E’ un portiere giovanissimo che come tutti i portieri che sono andati in porta giovanissimi hanno sempre quella fase che io chiamo di adattamento, che sembra si stiano fermando. Ma col tempo lui darà soddisfazione ai tifosi del Napoli. In Italia è uno dei più bravi.”

Dopo aver parlato di Gattuso, un pensiero su Mihajlovic che è un allenatore che da tanto sul piano umano, proprio come il tecnico del Napoli. Cos’hanno questi allenatori che colpiscono i giocatori?

Mihajlovic è un guerriero. Penso che l’abbia dimostrato anche nel decorso di questa malattia che avrebbe ammazzato anche un toro. Ma lui l’ha affrontata con un piglio veramente da guerriero. Sono felice che l’abbia ricondotto alla normalità e sia tornato a svolgere a pieno regime il lavoro che lui ama. E’ un grande allenatore, è un grande motivatore a cui piace stare in campo, a cui piace stare con i propri giocatori. Sicuramente ha delle similitudini con Rino Gattuso, su questo non ci piove. Sono entrambi dei caratteriali, che tendono a trasmettere il proprio carattere alla propria squadra. La squadra si esprime secondo il carattere del proprio allenatore, quindi penso che in questo momento sono due allenatori abbastanza simili.”

 

 

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