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Il nuovo film di Maradona: ecco perché Napoli lo amò così tanto

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Il nuovo film di Asif Kapadia su Maradona è un docu-film che tutti i ragazzi nati negli Ottanta, Novanta e Duemila non possono non vedere. Solo allora capiranno perché Maradona rappresentò Napoli

Il nuovo film Diego Maradona di Asif Kapadia non è una pellicola cinematografica, ma è un docu-film. Una produzione cinematografica fatta solo e unicamente di video originali composti e coordinati insieme. D’altronde non ci sarebbe stato attore al mondo perfetto per impersonificare Diego Armando Maradona. Una storia che tutti, chi per Wikipedia chi per la collezione di DVD o VHS vecchie di anni, bene o male conoscono. Quello che era patrimonio dei napoletani, presto è diventato il diamante del mondo: il Pibe De Oro, appunto. E non potrebbe essere altrimenti.

Diego: uno che oggi non può essere imitato

Quello che lui fece in campo, nessuno dei nostri eroi di oggi ha mai saputo fare. Non son tanto i goal (a parte che un trequartista o centrocampista avanzato che diventa cannoniere per più anni di seguito è già storia), ma le singole giocate a incantare ancor oggi. E non mi riferisco certo alla giocata più famosa: veronica a metà campo, dribbling e scatto in velocità che stravolse la difesa inglese nel 2-0 in Messico. Ma a quelle altre che poche volte noi ragazzi giovani abbiamo vissuto e goduto. Con una certa invidia per chi dallo stadio, in telecronaca, in radio e in TV potè raccontare. Come diceva giustamente Ciro Ferrara oggi uno così vale 400 milioni. Minimo.

Se dovessi elencare tutte le azzardate impensabili che Maradona tirò fuori dal cilindro non mi basterebbero 1000 parole. Chi si dimentica il colpo da centrocampo contro il Verona; la punizione contro la Juve; quella contro l’Inter; l’assist scudetto contro la Fiorentina; il lob contro il Milan in scavetto, il pallonetto da fuori e la rientranza nella stessa partita, il tiro da fuori contro il Genoa ecc…

Insomma un patrimonio di serpentine irresistibili, dribbling, trivele, sombrero, finte, controfinte, potenza, rapidità d’esecuzione, precisione e goal. Tutti in rete, e che non si cancellino mai, per amor del cielo. Non si possono commentare a parole. Vanno visti e rivisti centro volte. E nessuno saprà mai rifarli perfettamente.

E non sarà un caso che gli sono state dedicate dal 2005 a oggi già quattro film. 

Maradona e Diego: storia di un genio dalla doppia personalità

Ma il film di Kapadia non fa vedere solo questo. Ed è qui che merita grande attenzione questo capolavoro. Il regista riesce, grazie al recupero di filmati inediti, rari e storici a ridare allo spettatore l’idea di cosa accadde a Napoli in quegli anni. E’ capace con i suoi fermo-immagine, i cori dei tifosi, i commenti di famosi giornalisti ed ex compagni in sottofondo e la voce centrale del personaggio che racconta se stesso, di mettere in scena la gioia e il dramma di un uomo.

Quel Diego Armando Maradona che partito da un quartiere poverissimo di Villa Fiorito (dove l’acqua a volte non c’era e si dormiva in sette in una capanna) diventa una star internazionale. Anzi il giocatore più famoso di tutti i tempi. Ci sono attimi di questo film (napoletani o meno che possiate essere) che regalano brividi: il pianto di gioia della madre dopo la conquista del mondiale ’86 – Diego mi hai reso la mamma più felice del mondo.

Maradona: l’uomo che scelse il debole e non il più forte

E’ solo uno dei tanti attimi di vita di un fuoriclasse che ha sempre scelto il debole, il meno accreditato e lo svantaggiato per vincere tutto. Sia l’Argentina sia quel Napoli erano squadre sottovalutate dai “soliti espertoni di mercato e di calcio”. E invece, come nella fiabe, ce l’hanno fatta. Direi ce l’ha fatta. Perché a Città del Messico fece tutto da solo. Fu se stesso. “Mano de Dios” e inimitabile giocata da metà campo: genio e sregolatezza. Fu la piccola vittoria di una nazione contro chi dominava nella guerra delle Falkland. Perché Maradona fu grande in questo: fu capace di rappresentare un popolo intero. 

Ma si diceva il regista ha la capacità di mettere tutto il suo dramma in scena. Fra le dichiarazioni, le immagini della vita notturna, i flirt, la vita privata, gli allenamenti, le visite mediche e la presenza in campo esce fuori un uomo dalla doppia personalità. Un effetto quasi da libro del terrore. Un Dottor Jekyll e Mr.Hyde ancora più calcato ed enfatizzato.

Da una parte Diego: Sua mamma, sua moglie e i suoi amici più cari che dicevano e dicono di Diego che fu uno generoso e allegro. Sia negli spogliatoi, sia in campo che fuori. Diego papà affettuoso di sua figlia e sempre capace da leader carismatico di tirar fuori il meglio da tutti.

Poi Maradona, la star. Il divo che padroneggiava per Napoli, in compagnia di amicizie poco onorevoli e che si lasciava andare a gozzovigli e sballi di ogni tipo. Il papà di un figlio mai riconosciuto fino al’età avanzata e il giocatore che chiese agli italiani di tifare per Lui, perché Napoli non è l’Italia.

E il dramma cominciò a giungere proprio quando Maradona prese il sopravvento su Diego.

Maradona fu per Napoli l’eroe della rivalsa del Sud contro il Nord

La crudezza, il realismo e la bellezza di questo film è proprio nell’aver saputo rendere tutto il personaggio di Maradona. Il momento di felicità e splendore dei primi anni a Napoli e quello degli anni bui passati fra il dopping, la semifinale Italia ’90 e l’arresto.

Diego Armando Maradona come forse non l’abbiamo mai visto. Nella sua Napoli, quella dei caroselli azzurri per la strada. Quella del bagno di spumante a Galeazzi e Ferlaino dopo il primo scudetto e la Coppa UEFA dell’89. Quella delle 80.000 persone al San Paolo per accogliere il miglior giocatore del mondo. Una società indebitata, che arrivava da un momento tortuoso e che credé in quel ragazzo venuto da due anni così così a Barcellona, come un padre crede nel figlio. Sono momenti toccanti e non si possono narrare a parole. Ma per chi più giovane non li ha mai visti, sono da assaporare fino all’ultimo istante.

Ed è solo così che capisci (qualunque squadra tu possa tifare) perché Napoli amò tanto Maradona. Non potranno  mai essere un Van Basten-Gullit- Rijkaard, un Platini -Scirea – Rossi e un Rummenigge-Matthaus – Altobelli quello che fu Maradona. L’argentino diventò un simbolo, un leader di rivalsa e di riscatto di una parte dell’Italia. Maradona, parole sue, rappresentò quel Sud che, trattato sarcasticamente e sbeffeggiato dal Nord potente, mise tutti a tacere. Tutti in ginocchio. Ferrara di lui dice: “Con Maradona avevamo capito che non dovevamo battere solo Inter, Juve e Milan ma tutte le squadre che avevamo davanti“. Questa fu la ricetta saliente e solare che Maradona portò nella mentalità del Napoli provinciale.

Maradona: ribelle.eroe.sfrontato.Dio nel film di Asif Kapadia

E ci sarebbe ancora tanto da raccontare e dire su cosa rappresentò Diego per l’Argentina. Con le sue risate, le sue battute, i suoi scherzi e i suoi discorsi da capitano. Sono questi inediti, così come le telecronache in lingua originale e i dialoghi fra giocatori a rendere a noi del 2019 ammirevole e incantevole la visione di Maradona.

A tal punto che dovremmo tutti sorvolare su quello che accadde poi: la droga, la carcerazione e i fallimenti da allenatore. E in qualche modo lo stesso regista ci invita ad apprezzare più che condannare il Diego di Villa Fiorito, il ragazzino di talento immenso a 15 anni, il capitano del Napoli e il Campione del Mondo.

Difficile dare un giudizio. In questo caso è meglio sospenderlo. Ma una cosa è certa e non si può negare a Maradona.

Napoli fu per Lui tutto il suo mondo e modo di essere: Ribelle, Eroe, Sfrontato e Dio. Maradona vinse con la mano sacra un Mondiale. Maradona seppe prostrare, con gogliardia, “guapperia” e tutto lo straordinario talento calcistico di quel sinistro tutto l’universo mondiale del calcio.

Questo film, imperdibile per tutti i calciofili, gli rende omaggio. E ci fa comprendere che uno così non esisterà mai più sui campi di calcio. Non potrà mai più esistere! 

E il regista Asif Kapadia lo sa bene e si concentra intorno a lui con zoom, giocate esaltate dal suono amplificato del pallone, fotografie in primo piano e un’autoconfessione a 360° di un uomo che ha capito di essersi perso e aver sbagliato molte cose.

Questo è il Diego Armando Maradona più geniale e drammaticamente umano che potesse mai essere messo in una pellicola cinematografica. 

 

 

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