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“Casoria Ambiente”: affidamento diretto ad una persona indagata dalla procura per aver falsificato il proprio curriculum

Il Consigliere Comunale all’opposizione di Casoria, Elena Vignati, tramite il proprio profilo Facebook lancia un grande attacco a “Casoria Ambiente”

 

Il Consigliere Comunale all’opposizione di Casoria, Elena Vignati, tramite il proprio profilo Facebook lancia un grande attacco a “Casoria Ambiente”.

 

Di seguito le parole di Elena Vignati:

ATTENZIONE

C’è un limite a tutto…

Vi invito a leggere questa determina a firma dell’Amministratore Delegato della società in house Casoria Ambiente.
Affidamento diretto per un incarico di assistenza tecnica per accedere alle risorse comunitarie dei fondi strutturali del ciclo di programmazione in chiusura 2014/2020 e del ciclo di programmazione 2021/2027 per un importo pari a 20.000 euro.

Nella determina si legge che non è presente nell’organico della partecipata, una figura professionale altamente specializzata in grado di ricoprire questo incarico e che guarda caso, l’unico curriculum rispondente alle necessità della partecipata, presente nell’albo telematico dei fornitori e professionisti della società è quello del Dott.Elio Manti.

La dirigenza di Casoria Ambiente ammette di non essere in grado di amministrare il ciclo di programmazione per accedere a fondi strutturali e paga un professionista qualificato.
Avete capito perché ci costa tanto Casoria Ambiente e il servizio che svolge?

MA IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE

Inchiesta della Procura nella Regione Basilicata: indagati Elio Manti, Giandomenico Marchese e Giovanni Oliva (fonte Leo Amato – Quotidiano del Sud)

Falsi nei curriculum per essere assunti come “esterni” dalla Regione Basilicata con la funzione di direttore generale. E’ questa l’accusa per cui la Procura della Repubblica di Potenza ha chiesto il sequestro di 300 mila euro a testa nei confronti del direttore generale del Dipartimento Programmazione e Finanze della Regione Basilicata, Elio Manti.

Dell’Amministratore Unico di Acquedotto Lucano, Giandomenico Marchese, già impegnato come dirigente del Dipartimento Attività Produttive della Regione Basilicata e Giovanni Oliva, già direttore generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata e dal gennaio scorso segretario generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019.

Le contestazioni, secondo l’accusa, fanno riferimento per Marchese, fino al 2014 direttore della Società Energetica Lucana (SEL) – società di diritto privato ma comunque istituita dalla Regione Basilicata – all’autocertificazione dell’assenza di cause di inconferibilità dell’incarico di direttore generale perché la legge prevede incompatibilità in caso di ruoli politici o di passaggi da un incarico all’altro in enti pubblici o sotto il controllo pubblico.

A Oliva e Manti i pm contestano invece alcune dichiarazioni inserite nei curriculum rispetto a mansioni e ruoli occupati in precedenza dopo aver riscontrato che alcune dichiarazioni contenute negli stessi non coincidevano. L’udienza davanti al Tribunale del Riesame con i legali di Manti, Marchese e Oliva, dovrebbe essere fissata il prossimo 27 novembre, dopo il rinvio della precedente data fissata al 16 ottobre.

L’inchiesta, condotta dalla sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato e coordinata dal pm Vincenzo Savoia, è stata avviata a seguito di un esposto anonimo in cui si contestavano le nomine effettute nel febbraio 2014 dalla giunta regionale guidata dal governatore Marcello Pittella.

Anche il sindacato dei dirigenti generali, convocato dagli investigatori, aveva sostenuto la tesi dell’inconferibilità degli incarichi alle tre persone ora indagate.

Fonti: Sassilive e Il Quotidiano del Sud

Contestati dei falsi:

i pm chiedono il sequestro (poi respinto) di 300mila euro a testa a Manti, Marchese e Oliva. Il caso finisce al Riesame dopo il no del gip

POTENZA 

Avrebbero indotto in errore la giunta regionale sui loro curriculum per ottenere la nomina a direttori generali.

E’ l’accusa per cui la Procura della Repubblica di Potenza ha chiesto il sequestro di 300mila euro, a testa, nei confronti del direttore generale del Dipartimento programmazione e finanze della Regione, Elio Manti, dell’amministratore unico di Acquedotto Lucano Giandomenico Marchese (già direttore del Dipartimento attività produttive).

E del segretario generale della Fondazione Matera 2019 Giovanni Oliva (già direttore generale del Dipartimento agricoltura).

Nei guai l’amministratore di Acquedotto lucano e il segretario generale di Matera 2019. L’inchiesta condotta dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, coordinati dal pm Vincenzo Savoia, è partita da un esposto anonimo in cui si contestavano le nomine effettuate a febbraio del 2014 dalla giunta guidata da Marcello Pittella.

In particolare la scelta di direttori generali “esterni” alla Regione, ossia che non rientravano tra i dirigenti a tempo indeterminato al servizio dell’ente.

Ad avallare i sospetti di irregolarità è intervenuto anche il sindacato dei dirigenti regionali. Che interpellato dagli investigatori ha appoggiato la tesi dell’inconferibilità degli incarichi ai loro beneficiari. Di qui l’ipotesi di falso e truffa a carico di Manti, Marchese e Oliva. E la richiesta di sequestro preventivo delle retribuzioni incassate per il lavoro svolto in Regione.

La vicenda nei mesi scorsi è già finita sulla scrivania del gip Rosa Verrastro. Che però ha negato il sequestro sostenendo l’assenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre direttori generali.

Il giudice avrebbe contestato anche la stima del presunto provento del reato. Evidenziando che andrebbe decurtato della giusta retribuzione per le mansioni effettivamente svolte.

Ma la Procura non si è data per vinta e ha avanzato un appello al Tribunale del riesame ribadendo la richiesta di sequestro. Inizialmente le verifiche avrebbero riguardato anche il direttore generale del Dipartimento presidenza della Regione, Vito Marsico, anche lui “esterno” alla dirigenza dell’Ente. La sua posizione, tuttavia, sarebbe stata stralciata in un secondo momento.

Le contestazioni riguarderebbero, in particolare, l’autocertificazione dell’assenza di cause di inconferibilità dell’incarico di direttore generale della Regione sottoscritta da Marchese. Che fino al 2014 era alla Sel. Società di diritto privato ma di proprietà della stessa Regione, come direttore.

La legge, infatti, prevede alcune incompatibilità in caso di ruoli politici o passaggi da un incarico a un altro in enti pubblici o sotto il controllo pubblico. Quindi Marchese, che a maggio è stato nominato amministratore unico di Acquedotto lucano, sarebbe inciampato su una di queste.”

Poi continua:

“Diverse, invece, le contestazioni mosse al materano Oliva. Che a gennaio è stato scelto come segretario generale della Fondazione Matera 2019. E al romano Manti. Per loro i pm ipotizzerebbero curriculum “gonfiati” ad arte.

Dopo aver verificato mansioni e ruolo svolto con i precedenti datori di lavoro da loro stessi indicati riscontrando che alcune dichiarazioni non trovavano corrispondenza.

L’udienza davanti al Tribunale al riesame era stata già fissata il 16 ottobre. Ma è stata rinviata a causa di pendenze più urgenti. Il legali dei tre direttori generali dovrebbero quindi ricomparire in aula il 27 novembre.

Non sappiamo se il Dott.Manti abbia ad oggi risolto o meno i suoi problemi con la giustizia. Ce lo facessero sapere. In caso contrario questo affidamento va pedissequamente ANNULLATO!!!” 

Di seguito il post sulla pagina Facebook del Consigliere comunale all’Opposizione:

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