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Mondiale in Qatar: come e perché il calcio mondiale si sposta nel Golfo Persico

Mondiale in Qatar

Mondiale in Qatar: come e perché il calcio mondiale si sposta nel Golfo Persico

Il Qatar è una piccola penisola che si protende nel Golfo Persico e confina con l’Arabia Saudita, politicamente è un emirato con una popolazione di appena 2.800.000 di abitanti, per il resto la fa da padrona il deserto.

Un piccolo Stato organizza una grande manifestazione

Eppure questo piccolo paese organizza una manifestazione tanto importante avendo creato, dal nulla, strutture sportive, stadi megagalattici, che ospiteranno gli incontri delle nazionali con una spesa enorme che si aggira intorno ai 6,5 miliardi di dollari.

Come riferito da Fanpage.it, pare che i lavoratori impegnati nella costruzione di questi stadi abbiano sottostato alle leggi della “Kafala” ovvero il controllo da parte dei datori di lavoro dei loro permessi di soggiorno e la gestione dei diritti civili.

Colui che ha voluto i mondiali in Qatar è stato Mohammed bin Hammam, l’allora Presidente della Federazione Asiatica di calcio, un personaggio radiato a vita dalla Fifa nel 2011, dopo l’assegnazione del mondiale al suo paese, per aver tentato di corrompere con 40 mila dollari pro capite i presidenti delle Federazioni calcistiche dei Caraibi, che avrebbero poi votato per la Presidenza della Fifa, a cui Hammam era candidato.

Chi è Mohammed bin Hammam?

Il dirigente del Qatar fece ricorso a questa decisione al Tas di Losanna vincendo la causa, ma il nome di Hammam era troppo scomodo per la Fifa che per la seconda volta, nel 2012, lo ha cacciato dall’istituzione puntando sul disguido tra l’essere un componente della Fifa e ricoprire nel contempo il ruolo di Presidente della Federazione di calcio Asiatica.

Nel 2014 il Sunday Times ha pubblicato i documenti circa l’assegnazione dei Mondiali del 2022 dimostrando, di fatto, che c’è stato un giro di tangenti di circa 5 milioni di euro , con fondi neri usati da Hammam per corrompere i Presidenti delle federazioni in giro per il mondo, convincendoli ad assegnare il Mondiale del 2022 al Qatar.

Non c’è stata corruzione, secondo la FIFA

Da un’indagine interna condotta dalla Fifa, pare, che nessuna corruzione vi sia stata nell’assegnazione del Mondiale del 2022, ma soltanto aspetti dubbi che non hanno influenzato il corso dell’assegnazione al Qatar della manifestazione!

Cosa dire dei preparativi?

Alcuni giornali parlano di centinaia di morti nella costruzione delle strutture Qatariane, ma il governo dello Stato tende a nascondere a tutti i costi questa informazione.

Una condizione di lavoro che in Qatar riguarda, in particolare, lavoratori immigrati, dall’India, dal Nepal e da altri paesi limitrofi che sono sottoposti a vessazioni continue e, per l’appunto, alle leggi della “Kafala”, ovvero dalla dittatura del datore di lavoro che trattiene finanche i passaporti e detta legge sulla condizione di lavoro e del lavoratore.

La condizione di lavoro in Qatar

Nel 2015 da una pubblicazione del Washington Post risultava che erano almeno 1200 i lavoratori morti in Qatar, informazione poi ritrattata su pressioni esterne, mentre su 520 lavoratori provenienti dai paesi limitrofi, il 74% di questi pare sia morto per causa sconosciuta.

Secondo quanto riferito dall’Ambasciatore del Qatar in Russia, questa Coppa del Mondo è costata 200 miliardi di dollari di cui 6,5 per gli stadi.

Per il resto questo mondiale ha fatto parte della “Qatar National Vision 2030”, un gigantesco piano di investimento governativo con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle strutture  e dell’industria locale.

Ciò ha significato nuove strade, una metropolitana, un aeroporto, alberghi ed una vera e propria città a 25 chilometri al nord di Doha, Lusail, pronta ad ospitare 450 mila abitanti all’ombra del Lusail Iconic Stadium con una capienza di 86 mila spettatori laddove si disputerà la finale di questo mondiale.

Un imperioso sforzo economico, ma quali risvolti?

Ciò che riguarda, dunque, questa manifestazione, tanto sfavillante, è l’imperioso sforzo economico che è stato fatto dal governo qatariota, ma anche e soprattutto la condizione dei lavoratori in quell’area e le perdite in vite umane che hanno scandalizzato la comunità internazionale.

Una domanda sorge spontanea: il calcio ha cambiato il Qatar o il Qatar ha cambiato il calcio?

Per quando enunciato sarebbe opportuno considerare la seconda ipotesi.

Nell’attesa…Buon Mondiale a tutti!