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Mpasinkatu: Mi auguro che Osimhen possa restare a più lungo possibile in Serie A con la maglia azzurra

Record di Osimhen Serie A
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Malù Mpasinkatu, direttore sportivo
Cheddira uno stimolo per gli allenatori italiani per dare spazio ai giovani? “Credo di sì, anche se Mancini lo sta già facendo sulla panchina della Nazionale. È giusto offrire la possibilità a giovani calciatori di scendere in campo e mostrare il loro potenziale. Walid ha avuto una grande opportunità, ha la chance di giocare i quarti di finale con il Marocco. Il tecnico ha deciso di far entrare Cheddira in una gara fondamentale, quella con la Spagna agli ottavi, poiché è cresciuto nel corso del ritiro della nazionale ed ha meritato questa grossa possibilità”. Segreti del Marocco? “È una squadra forte ed unica, costituita da un solo blocco. Bounou è uno dei migliori portieri della Liga, Hakimi e Mazaraoui sono due grandi calciatori. A centrocampo oggi il duo più forte del Mondiale è Amrabat-Ounahi, due calciatori i quali si completano a vicenda, ad oggi sono sulla bocca di tutti. Sofyan potrebbe essere considerato secondo solo a Casemiro in questa Coppa del Mondo. L’attacco, inoltre, è fantastico: Zieych del Chelsea, accostato al Milan, Boufal un calciatore particolarmente tecnico e En-Nesyri uno degli attaccanti più forti del campionato spagnolo”. Futuro di Osimhen? Possibile sostituto al Napoli? “Mi auguro possa restare a più lungo possibile in Serie A con la maglia azzurra. Se dovesse lasciare il club, credo che la Premier sia il campionato più adeguato per le sue caratteristiche. È un lottatore, dà l’animo in campo, proprio come tutti i calciatori i quali giocano nel campionato inglese. Credo il ds Giuntoli e il suo staff siano dirigenti di livello. Fui tra i primi a parlare e a sbilanciarmi circa Kvara, Giuntoli si interessò e mi fece i complimenti. Affermai già in passato che sarebbe stato un crack nel campionato italiano”. Evoluzione del calcio africano? “È cresciuto. Prima era più folcloristico, si basava più sulla spensieratezza e sulla spettacolarità. Ma ad oggi i ragazzi hanno acquisito un background per la loro formazione europea, vedi Hakimi, calciatore di origini marocchine, ma cresciuto nel settore giovanile del Real. Gli elementi del loro paese di crescita sono stati abbinati alla concentrazione dei club europei. Il pubblico africano non ama la tatticità, ma i ragazzi africani odierni hanno acquisito una mentalità ferrea e più definita”.