Napoli, tre goal al Pisa e la testa della classifica: Meret para, Lucca segna, e domenica c’è Allegri a San Siro

I toscani non hanno fatto i turisti e il Napoli si è complicato la vita (per poi risolverla)

Nel calcio italiano, quando una big vince (faticando) 3-2 in casa contro una neopromossa, si aprono solitamente due strade: o si parla di crepe (a torto, considerando l’impegno di Champions con il Manchester City), o si nasconde la polvere sotto il tappeto. Noi proviamo la terza via: analizzare la partita. E da lì partire per dire che sì, il Napoli ha rischiato, ha tremato, ha mostrato qualche limite. Ma ha anche vinto. E non per caso. Contro il Pisa è arrivato un successo più faticoso del previsto, certo. Ma di quelli che fanno bene alla classifica e anche un po’ al morale. Di quelli che ti ricordi non per il tabellino, ma per quel paio d’interventi di Meret che — ci perdonerà chi lo voleva in panchina per principio ideologico — ha salvato il risultato e (forse) il giudizio collettivo. E poi c’è Lucca, che qualcuno – non lo scrivente – aveva già archiviato come il classico sopravvalutato da una stagione e via. Ma il calcio si gioca sull’erba romantica degli stadi, mica alla Play.

Pisa è una città d’arte, e Lucca ha deciso di portarne un po’ anche al Maradona

Si dice spesso che gli attaccanti “devono fare di più”. Lucca lo ha fatto. Ha segnato, ha tenuto palla, ha fatto salire la squadra, ha messo in difficoltà una difesa che di certo non si aspettava tanta grazia. Ha confermato che i pregiudizi calcistici, in Italia, sono duri a morire. Se non sei esploso a 20 anni, sei già vecchio. Se non sei brasiliano o argentino, sei scarso. Se provieni dall’Udinese, sei un oggetto misterioso. Lucca ha smentito tutto ciò: è semplicemente un attaccante con ampi margini di miglioramento, che ha fatto uno spezzone di partita da attaccante vero. Il resto è rumore di fondo.

Il Napoli gioca, si distrae, poi ricomincia a giocare

Detto questo, non è stato un Napoli scintillante, ma nemmeno un Napoli da buttare via. È stato un Napoli umano, con le sue pause e le sue accelerazioni. Un Napoli che sa accendersi ma non ancora gestirsi. Che domina per un quarto d’ora, poi va in apnea per dieci minuti, poi torna lucido, poi sbanda di nuovo. È come un’orchestra con troppi solisti: tutti bravissimi, ma ancora alla ricerca della sinfonia giusta. Il dato che resta, però, è solido: primo posto solitario in classifica. In un campionato dove nessuno è perfetto e tutti hanno problemi, il Napoli ha infilato una serie di prestazioni utili e, nel frattempo, ha recuperato pezzi importanti. Tipo Meret. Sì, proprio lui.

Meret risponde. E lo fa a modo suo: con i guanti

In silenzio. Senza interviste, senza ammiccamenti. Com’è nel suo stile. Solo con le mani. Quelle che ha messo su almeno due palloni che gridavano al goal. Meret è tornato, o forse non se n’era mai andato. Era solo rimasto sotto la lente sbagliata, quella dei nostalgici del portiere che urla e fa il difensore aggiunto. Lui no: para. E nel calcio, strano a dirsi, non è un dettaglio trascurabile. A differenza dei tanti portieri “moderni” che rischiano di far danni con i piedi per dimostrare che sanno usarli, Meret ha preferito concentrarsi sul proprio mestiere. Due interventi decisivi. Due sliding doors. Due motivi per togliergli — almeno per questa settimana — il bersaglio dalla schiena. Menomale.

E adesso “San Siro”. C’è Allegri, c’è il Milan, c’è il calcio che non piace ma funziona

Domenica, a “San Siro”, arriva il momento della verità. Non definitiva, ma significativa. Il Napoli andrà a casa del Milan, che nel frattempo si è affidato all’esperienza di Allegri. Sì, proprio lui: il custode del calcio senza estetica. Quello che se vinci 1-0 ha sempre ragione. Quello che si sente a disagio se la sua squadra ha più del 45% di possesso palla. Il Napoli dovrà affrontare una partita spigolosa, tattica, fastidiosa. Non ci saranno spazi larghi, né troppi fraseggi in pace. Ci sarà da combattere. Allegri farà quello che sa fare: abbassare il ritmo, togliere il divertimento, alzare il coefficiente di cinismo. Il Napoli dovrà rispondere con ciò che lo rende diverso: il coraggio, il gioco, la qualità. Ma anche con un po’ di malizia. Perché le grandi squadre vincono anche le partite sporche. Quelle senza copertina, ma con un valore specifico altissimo.

In soldoni: la classifica è vera, il Napoli pure

Il Napoli è primo da solo. E non è un errore di battitura. Lo è con merito, nonostante qualche amnesia e qualche incertezza di troppo. Lo è perché ha segnato più degli altri, ha vinto più degli altri, e ha resistito nei momenti difficili. Ora, però, arriva il primo vero banco di prova che conta. “San Siro” dirà tanto. Non tutto, ma tanto. Intanto, ci teniamo stretto questo 3-2. Perché dentro ci sono i goal, le parate, qualche brivido, un Lucca ritrovato e un portiere azzurro con due scudetti sul petto e una mentalità da atleta serio e garbato. È calcio italiano, baby. E il Napoli, per ora, è già davanti a tutti.