Maurizio De Giovanni sul divieto ai tifosi del Napoli: “Grande sconfitta per lo Stato”
Durante la diretta di CasaNapoli.net, organizzata con l’associazione Milano Azzurra, lo scrittore Maurizio De Giovanni ha offerto un intervento lucido, appassionato e profondamente critico sul tema del divieto di trasferta imposto ai tifosi del Napoli residenti in Campania.
Una decisione che ha acceso un dibattito non solo sportivo, ma anche culturale, politico e civile. De Giovanni, da sempre voce sensibile e attenta alla realtà napoletana, ha smontato pezzo per pezzo la legittimità e la razionalità di una misura che, a suo dire, rappresenta molto più di una semplice scelta cautelativa: è il simbolo di una profonda crisi istituzionale.
“Grazie per occuparvi di questo argomento, perché noi dobbiamo essere molto chiari: sta diventando un’incredibile assurda abitudine. Innanzitutto, proibire la trasferta a gente che non ha fatto niente – perché qui parliamo di prevenire reati mai avvenuti – a carico di persone che non hanno assolutamente commesso nulla, persone che hanno la tessera del tifoso, persone censite, persone a cui si può tranquillamente risalire.”
Il tono fermo di De Giovanni non lascia spazio a fraintendimenti. Lo scrittore denuncia un sistema che punisce non i colpevoli, ma l’intera comunità:
“Famiglie addirittura si muovono per seguire una passione, a cui viene impedito di farlo. Quando si impedisce qualcosa a dei facinorosi è una cosa che rientra nelle disponibilità delle forze dell’ordine. Ma impedire a gente che non ha fatto niente, che sta zitta, che paga una trasferta per seguire il Napoli, è una grande sconfitta per lo Stato.”
Secondo De Giovanni, il punto centrale è proprio qui: non si tratta di sicurezza pubblica, ma di impotenza istituzionale.
“Lo Stato dichiara la propria impotenza di fronte alla mera ipotesi di disordini o problematiche di ordine pubblico. Qualcuno ci dovrebbe spiegare perché sta diventando una cosa purtroppo molto ricorrente. Anche quando non ci sono negatività fra le tifoserie, anche quando non ci sono problemi all’orizzonte, sta diventando una cosa fissa. Sinceramente non capiamo il perché. Qualcuno ce lo dovrebbe spiegare. Ma soprattutto ci dovrebbe spiegare l’impotenza da parte delle forze dell’ordine a fronteggiare eventuali problemi che non è detto che si verifichino.”
Il danno tecnico e sportivo
De Giovanni ha sottolineato che questa pratica incide anche sulla regolarità del campionato:
“La tifoseria è un aspetto fondamentale per una squadra, è un sostegno fondamentale. Privare sistematicamente il Napoli dell’appoggio dei propri tifosi significa indebolirlo anche da un punto di vista tecnico. Ci sono molti soldi che girano su questo. A partire dalle scommesse, ovviamente regolari, fino al campionato stesso, al valore delle rose, al valore dei giocatori, che vengono inficiati dal fatto che il Napoli non può disporre del proprio pubblico.”
Una valutazione che si allarga fino a chiamare in causa la credibilità dell’intero sistema calcio, dove il principio della parità di condizioni viene sistematicamente violato.
La tecnologia c’è, ma non si usa
Per De Giovanni è inaccettabile che, in un’epoca in cui gli stadi sono controllati da videocamere, tornelli, strumenti elettronici avanzati, si continui a scegliere la strada della chiusura indiscriminata:
“Le curve, i settori ospiti dello stadio, sono luoghi circoscritti, perfettamente monitorati con le potenze tecnologiche. Io ti dico: se non ci fossero telecamere, se non ci fossero cose del genere, basterebbe un drone da poche centinaia di euro per dare l’esatta e immediata risultanza del comportamento delle persone nel settore ospiti. Quindi non c’è un motivo, non c’è una difficoltà reale che non sia quella di un atteggiamento punitivo nei confronti dell’attività di tifo.”
Un attacco al cuore della napoletanità
Un passaggio particolarmente toccante è dedicato ai napoletani che vivono lontani dalla loro terra d’origine:
“Le voci dei napoletani che vivono la loro napoletanità lontano dalla città sono sempre le prime. Sono sempre i primi che noi dobbiamo abbracciare. È per loro che il Napoli vince. Ed è innanzitutto per loro che c’è la soddisfazione delle straordinarie vittorie che il Napoli sta avendo in questo momento.”
Per De Giovanni, la negazione del tifo non è solo un atto repressivo: è una ferita identitaria.
“È criminale impedire a una tifoseria di esserci”
Infine, lo scrittore conclude con un appello forte e deciso:
“Da anni, noi abbiamo dimostrato che la tifoseria nel suo complesso è assolutamente pacifica. Ci sono, ovviamente, dei delinquenti – che sono censiti tranquillamente, che si sa chi siano, che si possono vedere, che si possono seguire, che sono perfettamente all’interno delle conoscenze della Digos. Sarebbe assurdo se non fosse così dopo tanti anni. Impedire agli altri tifosi del Napoli, impedire a una tifoseria di una squadra vincente, che sta facendo tantissimo per allargare la platea dei propri tifosi, mi sembra veramente criminale.”
“Io chiedo con forza un ripensamento su questa cosa. Chiedo che ci sia una valutazione seria della tifoseria nel suo complesso, e che non debba pagare una schiera di migliaia e migliaia di tifosi per pochi delinquenti.”

