Como-Napoli 0-0, le pagelle: Vanja è un muro, Politano ci prova

C’è chi la chiamerebbe “solidità difensiva” e chi, più onestamente, preferirebbe un pomeriggio di pioggia a questo festival dello sbadiglio. Il Napoli esce dal campo del Como con un punto (e uno 0-0) che fa classifica, ma che lascia in bocca il sapore di un pasto scondito. La squadra di Conte si presenta in versione blindata: un’ora di puro conservatorismo, dove la costruzione della manovra è stata affidata più al caso che al talento dei singoli, salvo poi riscoprirsi pericolosa solo nei minuti di recupero quando la stanchezza ha aperto qualche varco.

È un Napoli che non brilla, che si nasconde dietro i guantoni di un Milinkovic-Savic in stato di grazia e che aspetta una scintilla da De Bruyne che, purtroppo, non arriva mai. Un altro mattoncino verso l’Europa, certo, ma per la bellezza consigliamo di ripassare un’altra volta.

Le pagelle degli azzurri:

MILINKOVIC-SAVIC 6,5 – Se il Napoli torna a casa con un punto e non con le pive nel sacco, deve ringraziare il gigantismo di Vanja. Due volte nel primo tempo abbassa la saracinesca su Douvikas e Diao con l’autorità di chi non ha voglia di scherzare. Si ripete nella ripresa. Monumentale, in una serata dove intorno a lui regnava il sonno.

BEUKEMA 6 – Brividi caldi in area di rigore per un paio di disimpegni “alla camomilla” che potevano costar caro. Poi però si scuote e presidia il fortino con efficacia. Rustico quanto basta.

RRAHMANI 6,5 – L’anno scorso qui fu il protagonista di un horror comico con un autogol da Mai Dire Gol. Quest’anno decide di riscattarsi subito con un salvataggio sulla linea che vale quanto un gol di Higuain. Non è al top, ma la sua scaltrezza è l’ossigeno di questa difesa.

BUONGIORNO 6,5 – Il ragazzo non ama i ricami. Gioca una partita di una sostanza quasi glaciale: spazza, contrasta, non concede nulla al sesto senso estetico. Soldato scelto.

POLITANO 6,5 – Per settanta minuti fa il terzino aggiunto, sacrificato sull’altare dell’equilibrio contiano. Poi, nel finale, decide che è ora di farsi vedere: salva un gol in scivolata disperata nella nostra area e poco dopo colpisce un palo che ancora trema. L’unico a dare una scossa elettrica a un elettrocardiogramma piatto.

McTOMINAY 5 – La versione “nebbia fitta”. Inizia regalando un pallone horror agli avversari e prosegue arrivando costantemente in ritardo sui palloni vaganti. Ha la chance della gloria nel finale: aggancio da fuoriclasse, tiro da dimenticare.

LOBOTKA 6 – Per un’ora vaga nel deserto perché il Napoli decide che il centrocampo è un concetto astratto e preferisce i lanci lunghi. Quando il Como cala e De Bruyne esce, Lobo riprende le chiavi di casa e ricomincia a tessere la tela. Ma predica nel vuoto.

GUTIERREZ 5 – Distratto. Si dimentica di risalire e tiene in gioco Douvikas, poi guarda Diao sfilargli davanti come se fosse al parco. Si salva solo per quell’imbucata finale per McTominay, un lampo di luce in una stanza buia.

​DE BRUYNE 5 – La delusione della serata. Da uno con i suoi piedi ci si aspetta la nona sinfonia, invece ci propina un paio di esercizi di solfeggio elementare. Sessanta minuti di pura accademia improduttiva. Kevin, se ci sei, batti un colpo.

ALISSON 6 – Vivacchia di spunti individuali che evitano l’abbiocco totale dello spettatore, ma quando la partita gli offre il pallone per svoltare in ripartenza, spreca tutto con scelte cervellotiche. Genio incompreso o semplicemente svagato?​

HOJLUND 5,5 – Solo come un naufrago su un’isola deserta. Lotta contro tutti, ma i rifornimenti non arrivano mai. Perde quasi tutti i duelli fisici. Più che un centravanti, è sembrato un maratoneta senza traguardo.

​(’60 ANGUISSA 6) – Entra e mette ordine. Con lui la palla circola con una logica diversa, anche se rischia di rovinare tutto con un pallone perso in uscita che ci ha fatto perdere dieci anni di vita.

ALL. ​CONTE 6 – Il “risultatismo” elevato a sistema. La squadra è solida, per carità, ma lo spettacolo non c’è. Un’ora di attesa sparagnina per poi svegliarsi solo nel finale. Il mister dice che è un passo verso la Champions, noi diciamo che con due cambi in novanta minuti la gestione sembra un po’ troppo conservativa. Ma finché la classifica gli dà ragione, ha vinto lui.