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Gazzetta – Conte e Gattuso faccia a faccia

Gazzetta – Conte e Gattuso faccia a faccia .

Conte e Gattuso faccia a faccia.
Anno 2012, Rino Gattuso, all’ultima stagione di Milan, commenta: «Ho visto il discorso di Conte.
Sembrava Al Pacino. Ha dato grinta anche a me. Mi sono alzato dal divano tutto gasato.  La Juve non vince da tanto tempo». Nella giornata successiva la Juve passa a Palermo, il Milan cade in casa con la Fiorentina e Conte piazza il sorpasso per il suo primo scudetto.

Otto anni dopo, Rino Gattuso e Antonio Conte tornano a scontrarsi faccia a faccia. Per la prima volta da allenatori, in un incontro chiave per entrambi. L’Inter, sulla soglia di un doppio incrocio di fuoco con Napoli e Atalanta, non vuole sfilarsi dalla Juve. Il Napoli deve avvicinare la zona Champions distante 11 punti e alla prossima dovrà far visita alla Lazio delle 9 vittorie di fila. Entrambe vogliono «espugnare» il San Paolo. l’Inter non vince dall’ottobre ‘97, il Napoli ha perso o pareggiato nelle ultime 4 in casa.

Napoli-Inter vale tantissimo. Di sicuro Fabbri, quarto uomo, non si annoierà. Questa sera proverà sensazioni da domatore. Nelle aree tecniche si agiteranno due cuori ruggenti. Anime a specchio Ieri Gattuso e Conte si sono spediti carezze da lontano.

L’affinità di indole è palese. Antonio: «Mi rivedo in Rino. Si è costruito la carriera con le sue mani, con la gavetta, come me. Il suo lavoro al Milan è stato sottovalutato». Rino: «Antonio ha trasmesso una mentalità incredibile,.l’Inter  sa stare in campo, ripartire con qualità. È diversa. Tutto merito dell’allenatore».

Se Conte si specchia in Gattuso, Gattuso vuole un Napoli dall’animo Contiano. La loro affinità si fonda su tre valori: regole, lavoro, empatia.

Antonio di recente, su un Frecciarossa, ha intercettato una Coca Cola clandestina di Lautaro e contestato la maturità delle banane messe a disposizione. Rino a Milanello metteva sottochiave il distributore di merendine per evitare raid notturni.

Dopo una carriera di corse e sacrifici, da allenatori condividono la mistica del lavoro. Antonio evoca la necessità del sudore ogni 5 minuti, perché il suo calcio vive di ritmi alti; Rino ha subito dilatato i tempi e i carichi del maestro Ancelotti.

Barella è pronto a morire per  Conte. Gattuso ha in mano il Napoli e ha sempre trovato piena disponibilità nei suoi. Stesso polso da leader, stessa forza empatica, ma declinata in modo diverso. Chi si ferma allo stereotipo del Ringhio, non conoscerà mai Gattuso fino in fondo. Anche tatticamente. Chi si aspetta solo aggressione e ripartenze, sbaglia.

Il suo 4-3-3 è la ricerca di un calcio più ambizioso, di cultura Milan. È appoggiato da uno staff capace e aggiornato.  Non ha ancora trovato il contesto e il tempo per coltivarlo. Gattuso nel periodo rossonero ha sondato altre vie tattiche, compresa la difesa a 3. La fede di Conte nel 3-5-2, che gli permette un calcio più aggressivo e di recupero più alto, è totale.

Ma è soprattutto nelle prospettive che si spalanca la forbice tra i due. Alba e tramonto. Gattuso è arrivato nuovamente a fine impero, come lo era il Milan che ha allenato.

È arrivato in un Napoli lacerato dallo scontro suicida tra presidente e spogliatoio .  Un Napoli da rifondare, dopo anni gloriosi. Rino sta cercando di portare regole, lavoro ed empatia tra le macerie di un ammutinamento. Cerca il miracolo che gli riuscì al Milan, perché arrivare a un punto dalla Champions la stagione scorsa, fu tale.

Al contrario, Conte potrebbe essere all’alba di un ciclo. Infatti quelle parole da Al Pacino che disse 8 anni fa alla sua prima Juve, potrebbe dirle oggi alla sua prima Inter. «Abbiamo raggiunto la maturità per giocarcela fino in fondo. La Juve è favorita, ma se vuole lo scudetto, dovrà sputare sangue fino alla fine».

Contro Napoli e Atalanta, Antonio pretende risposte di continuità e personalità.  Ha ritrovato Sensi e Barella, attende il mercato per il cambio di passo. Gattuso, senza Koulibaly e Mertens tornato a casa a curarsi, pretende orgoglio e progressi. Napoli-Inter si gioca a bordo campo, non meno che dentro.

Agli azzurri con la Champions distante 11 punti, un altro stop sarebbe fatale.  Ai nerazzurri In Campania il successo manca dal 1997: serve la svolta scudetto. Il lavoro di Antonio si tocca con mano. La squadra ora ha mentalità e qualità.

Subentrato Rino Gattuso, 41 anni, ha preso il posto di Ancelotti dall’11 dicembre: ha perso al debutto in casa col Parma e vinto poi col Sassuolo.

Conte è più capo di truppa, parla al gruppo, seduce col carisma di una bacheca da mister già ricca, che garantisce credibilità. Gattuso la credibilità dovrá meritarsela con il lavoro sul campo.

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