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De Laurentiis rivendica l’intuizione di affidare la squadra a Gattuso. Ancelotti gli disse che stava sbagliando

Ancelotti gazzetta

Corriere dello Sport – De Laurentiis rivendica l’intuizione di affidare la squadra a Gattuso. Ancelotti gli disse che stava sbagliando

Corriere dello Sport – De Laurentiis rivendica l’intuizione di affidare la squadra a Gattuso. Ancelotti gli disse che stava sbagliando

Il Presidente De Laurentiis è uno abituato a scommettere su allenatori e giocatori. Spesso la storia gli ha successivamente dato ragione. Lo aveva fatto prima di Ancelotti con Sarri, raccogliendo lo scetticismo di un intero ambiente. Lo ha rifatto lo scorso dicembre, quando dopo l’esonero di Carlo, è andato dritto su Gattuso. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull’ex Milan. Passare da un gigante come Ancelotti, che aveva vinto praticamente tutto e dovunque, a Gattuso era considerato da tutti, tifosi e addetti ai lavori, un netto ridimensionamento delle ambizioni del club.

Il Corriere dello Sport nell’edizione odierna racconta un’indiscrezione sul delicato esonero di Carlo Ancelotti. E’ lo stesso De Laurentiis a raccontarlo nella lunga intervista concessa al quotidiano sportivo.

Il presidente racconta come Ancelotti gli disse che stava sbagliando ad esonerarlo. Ma non fu il solo. Molti altri addetti ai lavori erano contrari a mandar via il tecnico emiliano. De Laurentiis però preferì andare avanti ed iniziare un nuovo percorso con un allenatore diverso.

Racconta che il primo ad essere contattato fu Massimiliano Allegri, che tuttavia declinò l’invito per motivi personali. Dopodiché il presidente virò dritto su Gennaro Gattuso. L’uomo che ha poi rivoluzionato lo spogliatoio, ha ricompattato l’ambiente e ha portato il Napoli a vincere la Coppa Italia contro la Juventus.

Il passaggio sulla scelta dell’allenatore

Ho l’abitudine di fare valutazioni ampie e volevo sentire sia Allegri che Gattuso. Chiamai prima Allegri, con cui ho un rapporto diretto e di stima da anni e quando gli telefonai fu onesto e mi disse: Aurelio, sto fermo, ne ho bisogno, non c’è preclusione assoluta, perché avete realizzato un progetto straordinario.

E poi noi due ci vogliamo bene. Ma ho deciso di starmene un po’ tranquillo. Chiamai Rino, come da copione, e venne a Roma: e adesso eccoci qua”.

 

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