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Il Punto (di) G. – Napoli-Spezia 1-2: piove, e pure molto, sul bagnato

Napoli-Spezia 1-2

Napoli-Spezia 1-2, azzurri nuovamente Ko in un match casalingo. Tante palle gol costruite ma poca cattiveria sotto porta. Che fine ha fatto il veleno? 

 

Napoli-Spezia 1-2, ancora una sconfitta in casa per gli azzurri.

Il San Paolo, ad oggi Diego Armando Maradona, quello che negli anni passati sembrava essere un fortino inviolabile è diventato, purtroppo, terreno di conquista per avversari alla ricerca di bottino pieno.

Cadono ancora gli uomini di Gattuso e lo fanno mettendo in evidenza tutte le lacune che si portano dietro da troppo tempo e le quali, ad oggi, sembrano non essere colmabili:

la cattiveria sotto porta ed il veleno che il mister chiede da un anno a questa parte.

Che poi il Napoli,  a bocce ferme del giorno dopo la partita, ancora una volta non sembra meritare la sconfitta.

Andando a ritroso nel tempo, pensiero personale e quindi decisamente opinabile dall’altrui logica, il Napoli ha meritato di perdere soltanto due partite;

quella dell’Olimpico contro la Lazio e quella di Europa League con l’Az.

Per il resto, ogni sconfitta patita dal Napoli, ha sempre lasciato quell’amaro in bocca che solo un’ingiustizia, o qualcosa di simile, può farti assaporare.

Non lo si dice per puro campanilismo e cecismo Ultras, non lo si dice per estrema devozione ad un Mister, non lo si dice per partito preso, no.

Il Napoli, anche nelle sconfitte, quasi tutte, ha dimostrato di poter meritare sempre qualcosa di più.

Del resto, anche ieri con lo Spezia, empiricamente squadra tutt’altro che sprovveduta, il Napoli avrebbe ampiamente meritato la vittoria ed i conseguenti tre punti.

Che sarebbe stata una partita snervante, di sofferenza, di fastidiosissime “iastemme” lo si è capito subito,

esattamente da quando Insigne, al primo minuto di gioco, imbeccato da un Lozano sprint, svirgolava clamorosamente un pallone che sarebbe stato solo da appoggiare in rete.

E “qui fu Napoli”, l’origine, l’incipit di un’agonia di errori, in ordine:

Politano palla di poco a lato, Bakayoko smorzato da Provedel, triplice occasione Lozano/Insigne/Fabian, Zielinski.

In ogni azione la sensazione di superiorità del Napoli ha avuto modo di crescere ma, allo stesso tempo, anche quella che avvertiva forte il brivido di una beffa.

A quest’ultima contribuisce clamorosamente anche l’ennesimo episodio fantasma che neanche il Var riesce a rivedere.

Trattenuta vistosa su Fabian Ruiz, maglia larga quanto il lenzuolo di un letto matrimoniale, ma niente rigore.

Chiaro, nessuna contestazione veemente, neanche dal sottoscritto, perché bisogna rendersi inattaccabili dal punto di vista arbitrale in quanto gli errori li commettono tutti anche, e soprattutto, i direttori di gara.

E bisogna farlo buttando in porta i palloni, numerosissimi.

Ma nel primo tempo il Napoli non ci è riuscito.

Nella ripresa, forte dell’ingresso di Petagna al posto di Politano, il Napoli sblocca la partita; è proprio “Bulldozer”, forse troppo spesso vittima di critiche quantomeno gratuite, a sfruttare al meglio la seconda palla giocata.

Cross basso di Di Lorenzo e gol da uomo d’area di rigore.

Il pensiero comune in tribuna Stampa è stato di quelli per il quale il Napoli, in vantaggio, avrebbe sfruttato al meglio gli spazi concessi dagli Spezini nel tentativo di rimonta.

Ma poi, al minuto 66, ha avuto inizio il teatro dell’orrore azzurro.

Fabian Ruiz, sempre più in evidente sofferenza in un ruolo che non gli appartiene, con un intervento tanto inutile, quanto sciagurato,

manda a terra Pobega che, dal limite dell’area di rigore, tutto poteva essere tranne che minaccioso.

Ma intanto, palla da una parte, portiere dall’altra e Nzola, dagli undici metri, riporta in equilibrio il match.

Panico, la pioggia sul prato verde dello Stadio Diego Armando Maradona aumenta, non sono realmente ma anche metaforicamente.

Mister Gattuso ci mette anche il suo: fuori Zielinski e Bakayoko, dentro Elmas e Lobotka.

Il Napoli e le sue migliori intenzioni, via via, spariscono dal campo.

La sorte strizza l’occhio al Napoli in senso di complicità quando, al minuto 78, Ismaijli, sgomitato Petagna, va a beccarsi il doppio giallo e la conseguente espulsione.

La superiorità numerica sembrava poter apparecchiare agli azzurri, negli ultimi dodici minuti, la tavola per mangiare comodamente in un boccone quel che restava della squadra allenata da Italiano.

Ed invece no.

Come in un brutto sogno, Nzola, in una delle rare sortite offensive bianconere, colpisce timidamente il palo;

la palla, sola, lenta, con fare insospettabile, si trova a vagare nell’area di rigore del Napoli;

i difensori del Napoli, come impossibilitati, imbambolati, non riescono a raggiungerla e si limitano ad ammirare Pobega intervenire e fare tap in.

Spezia in vantaggio e così resterà fino alla fine anche perché, Llorente ed Elmas, complici, uno di fronte all’altro in area spezina, riescono a confezionare l’ennesimo disastro di inoffensività.

Napoli-Spezia 1-2, considerati i risultati di giornata delle milanesi, un’altra occasione persa dagli azzurri per restare aggrappato al treno scudetto.

A Gattuso, con ogni probabilità, più che un centravanti, più che il veleno da dare ai suoi giocatori

servirà assolutamente un team di psicologia e psichiatria per capire approfonditamente i disagi mentali di una squadra che alterna prestazioni straordinarie ad altre deprimenti.

Tra quattro giorni sarà Udinese-Napoli, speriamo di non dover vivere un’ennesima domenica amara.

Perché già l’Epifania, calcisticamente parlando (ça va sans dire),  proprio dolce non è stata.

 

  

 

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