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Diego Armando Maradona AD10S, un anno senza di te

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona AD10S, un anno senza di te

E’ una giornata uggiosa questa del primo novembre, il mese in cui ricordiamo con particolare oblìo i nostri avi, le persone care che hanno lasciato la vita terrena.

E’ il mese in cui anche il campione del calcio, il re dei nostri cuori, Diego Armando Maradona, è purtroppo deceduto per motivi non ancora del tutto chiariti.

30 Ottobre e 25 Novembre due date da ricordare per sempre

Il 30 ottobre del 1960 la data in cui ebbe i natali a Lanus, in Argentina, il 25 Novembre del 2020 a Tigre, in Argentina, la data del decesso.

E’ passato dunque un anno dalla sua morte e poco prima, durante i festeggiamenti per il suo sessantesimo Compleanno, lui stesso aveva detto: “il regalo più bello da ricevere è la fine della pandemia da Coronavirus e lo scudetto al Napoli“.

A modo suo era convinto di poter dare una mano, di poter esserci con il suo cuore, con il suo destino.

E invece quando tutto finirà, per la pandemia e altro, lui non ci sarà!

Chi era Diego Maradona?

Un uomo fragile rimasto ragazzino dentro, profondamente segnato dalla sua infanzia e dai luoghi in cui ha vissuto.

L’appartenenza ad una famiglia deprivata ha innescato nella sua mente la voglia di riscatto e il suo talento per il calcio gli ha fatto scalare la gerarchia sociale.

Ha vissuto d’impeto la sua esistenza, ma la sua fragilità psicologica lo ha condannato al vizio della droga e per essa è naufragato nel turbinio dei bassifondi umani.

E’ caduto e si è rialzato, ha combattuto ed ha perso, anche se i nemici gli raccontavano di vittorie e gli amici annuivano per non contraddire le sue convinzioni.

Viene spontaneo dire: “che razza di amici?”.

Da Villa Fiorito a Barcellona e poi a Napoli il percorso di Diego è stato difficile e articolato.

Nessuno si è mai preoccupato di difendere l’uomo pensando al benessere del Campione, ognuno ha osannato il Campione pur sapendo dell’uomo ricco, zeppo di vizi e nessuna virtù se non il saper giocare divinamente al calcio.

Tanti dicono di averlo amato, lo ha fatto solo la sua famiglia, madre, padre, sorelle e fratelli che nulla hanno potuto, nessun altro.

Gli altri che lo hanno accompagnato nella vita non hanno scavato in profondità, nell’animo tempestoso di un ragazzo perbene, di assoluta e adorabile sensibilità, per capire le reali ragioni del disagio, per salvarlo dalle cattiverie dei lupi, fieramente schierati intorno alla loro preda.

Caro Diego, fratello di ognuno di noi, la tua vita è stato un vero peccato, avresti potuto serenamente raccontare la tua favola ai tuoi nipotini e invece qualcuno dirà loro fandonie e daranno la colpa alla cocaina.

Non è stato così, hai cercato solo di difenderti, ma da solo non ce l’hai fatta.

Spero di poter raccontare la tua storia, un giorno.
Comincerò dicendo: ”c’era un ragazzo buono che sapeva giocare al calcio, usando i piedi e la testa, ma l’invidia del mondo e l’indifferenza di molti lo hanno condannato a vivere in solitudine, con il rammarico delle proprie scelte”.
Ciao Diego nessuno come te.
Oggi il calcio ha meno senso…domani si vedrà!