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Napoli stellare senza sceicco. Al di là del risultato

Napoli Champion League

Fonte foto Facebook SSC Napoli

Napoli stellare senza sceicco. Al di là del risultato

Napoli show.

E’ la sintesi dei primi due mesi di “pallone” della stagione 2022/23 vissuti all’ombra del Vesuvio.

Che sia campionato o Champions non importa. Lo spettacolo è assicurato.

Partenope ha ritrovato la gioia smarrita.

Potremmo focalizzare la nostra attenzione sui singoli.

Su Kvaratskhelia che fa ammattire gli avversari, su Kim che alza il muro in difesa, su Anguissa e Lobotka che prendono per mano la squadra nella zona nevralgica del campo, su Raspadori che si impone in Europa come avesse sempre calcato palcoscenici prestigiosi.

Ma ad impressionare è il collettivo.

Un gruppo composto da professionisti vogliosi di imporsi, ma che non perdono mai di vista lo spirito di squadra. Lo si percepisce nelle interviste, lo si vede sul campo. Quelle corse per aiutare il compagno in difficoltà (e perché no, anche a difenderlo nei parapiglia con gli avversari), gli abbracci di consolazione dopo un errore. Insomma, nel sangue della squadra circola ciò che contraddistingue un vero gruppo da un insieme di figurine.

Il plauso va a Spalletti che sta facendo rendere al massimo gli uomini a disposizione.

A Giuntoli, per aver saputo pescare il meglio del meglio nel mercato dei meno noti.

Ad Aurelio De Laurentiis.

Perché se è legge universale quella secondo cui è sul “capo” che gravano le maggiori responsabilità quando le cose non vanno come dovrebbero, è altrettanto vero che bisogna riconoscere i meriti del vertice della piramide.

Se il nuovo Napoli è ancora lassù alla fine di un ciclo, a spazzare via dalla mente (mai dal cuore) la nostalgia per i tempi – e gli interpreti – andati, a dissolvere i dubbi sulla rifondazione, non si può non fare menzione dell’architetto.

Un carattere difficile. Spesso spigoloso, talvolta scorbutico, a tratti irritante.

Eppure geniale nel portare una squadra senza debiti a prendersi i titoli dei quotidiani sportivi nazionali e a dare spettacolo nel palcoscenico che dovrebbe essere ad esclusivo appannaggio degli sceicchi. La dimostrazione che è possibile trarre profitto rinnovando, senza smantellare.

Certo, ci sarebbero tanti argomenti da sviscerare sul tavolo del contraddittorio con una parte di tifoseria. La cantéra, la comunicazione, i prezzi dei biglietti e delle amichevoli, una maggiore attenzione verso una piazza che permette introiti da urlo.

Qualche passo in avanti è stato fatto. Se ne attendono altri, per fare in modo che possano convergere l’amore per la maglia e l’ammirazione per la proprietà. Per fare in modo che la piazza sia compatta, senza eccezioni.

La gestione ha vissuto alti e bassi. Le cadute non vanno cancellate, ma riposte in uno dei cassetti della memoria affinché non si ripetano più gli stessi errori.

Ma chiunque ami il Napoli, non può non essere felice di ciò che è stato costruito.

A prescindere dai trofei. “Al di là del risultato”.