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Il caso Acerbi-Jesus, dice l’interista: “Non sono mai stato razzista, Juan Jesus ha frainteso”

Il caso Acerbi-Juan Jesus

Il caso Acerbi-Jesus, dice l’interista: “Non sono mai stato razzista, Juan Jesus ha frainteso”

Alla vigilia della 30esima di campionato che vedrà il Napoli impegnato contro l’Atalanta al Maradona durante il Lunch Match delle 12,30 di domani 30 Marzo 2024, vigilia della Santa Pasqua, si continua a parlare del gesto squinternato di Acerbi nei confronti di Juan Jesus, ovvero delle presunte frasi razziste bisbigliate da Acerbi al difensore napoletano.

L’interista ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera dove si professa innocente, assicurando di non essere mai stato razzista, sottolineando che la sentenza è stata per lui una liberazione e che con Juan Jesus ci sia stato un malinteso.

Questo quanto riportato dal Corriere della Sera circa la vicenda che ha portato recentemente all’assoluzione il difensore dell’Inter Francesco Acerbi, dopo la vicenda in cui è stato coinvolto per un presunto insulto razzista a Juan Jesus in Inter-Napoli.

“Non sono razzista”

Dopo più di dieci giorni nella bufera e dopo l’assoluzione dalle accuse di razzismo:

“Sono triste e dispiaciuto: è una vicenda in cui abbiamo perso tutti. Quando sono stato assolto, ho visto le persone attorno a me reagire

come se fossi uscito dopo dieci anni di galera, molto contente di essere venute fuori da una situazione del genere: sono state giornate molto

pesanti”.

Perché parla solo oggi?

“Perché avevo fiducia nella giustizia e non volevo rischiare di alimentare un polverone che era già enorme. Adesso che c’è una sentenza,

vorrei dire la mia, senza avere assolutamente nulla contro Juan Jesus, anzi è il contrario perché sono molto dispiaciuto anche per lui. Ma

non si può dare del razzista a una persona per una parola malintesa nella concitazione del gioco. E non si può continuare a farlo anche dopo

che sono stato assolto”.

“La sentenza è stata una liberazione”

La sentenza non è stata una liberazione?
“Lo è stata, ma nella liberazione sono comunque triste per tutta la situazione che si è creata, per come era finita in campo, per come ci hanno marciato sopra tutti senza sapere niente. Anche dopo l’assoluzione ho percepito un grandissimo accanimento, come se avessi ammazzato qualcuno”.