NAPOLI INFINITO AI QUARTI DOPO MILLE EMOZIONI

Una notte di nervi, cuore e rivoluzione. Il Napoli soffre, resiste e vola ai quarti. Ora testa alla Juventus.

Una rivoluzione che profuma di dicembre

C’è sempre qualcosa di speciale quando dicembre porta il Napoli in Coppa Italia. Un anno fa furono undici cambi contro la Lazio, oggi Antonio Conte ne firma otto, ridisegnando la squadra per la sfida secca con il Cagliari.

Un Napoli mai visto, trasformato nelle scelte ma non nell’identità, piegato dalle assenze: Anguissa, De Bruyne, Gilmour, Gutierrez, Lukaku, Meret e il giovane Marianucci, sfortunatissimo eppure sostenuto da un Maradona traboccante. Oltre 47.000 tifosi per un ottavo di finale nel tardo pomeriggio feriale: un dato che parla da solo.

In campo, spazio alla gioventù: Vergara e Ambrosino, classe 2003, alla prima vera notte da titolari nel loro stadio. Una fotografia potente, quasi simbolica, della rivoluzione silenziosa di Conte.

IL RACCONTO EMOTIVO – Il Cagliari “napoletano” e la partita nella partita

Dall’altra parte c’è un Cagliari che Napoli la porta nel sangue: otto giocatori con radici partenopee, più un allenatore, Fabio Pisacane, “figlio” dei Quartieri Spagnoli.

Gaetano, Caprile, Luperto, Folorunsho, Rog, Esposito, Borrelli… una squadra che al Maradona non arriva semplicemente da avversaria: ci entra come si entra in un luogo che, in fondo, è casa.

E questo rende tutto più intenso. Più emotivo. Più vero.

Lucca illumina, Esposito gela. Poi il destino si scrive dagli undici metri

Il Napoli parte forte, spinto dall’energia del Maradona. Al 28’ arriva la scintilla della serata: cross perfetto di Vergara, testa di Lucca, palla schiacciata a terra e Caprile battuto. È 1-0. È il gol del centravanti atteso, voluto, cercato.

Ma il Cagliari non crolla. Pisacane cambia tutto in avanti e al 67’ trova il pari: McTominay devia sfortunatamente, Borrelli fa da sponda involontaria e Sebastiano Esposito, stabiese, trafigge Milinkovic-Savic. È 1-1. Ed è una storia nella storia.

Caprile, ex azzurro, si supera: para su McTominay all’87’, vola su Neres nel recupero. E la partita scivola inevitabilmente ai rigori.

Il Maradona trattiene il respiro

È una sequenza infinita, di nervi e cuore.

Segnano tutti, sbagliano Felici (traversa) e poi Neres (parato). Si va a oltranza, 20 tiri totali.

Il momento chiave arriva quando Luvumbo si presenta dal dischetto: Milinkovic-Savic lo guarda, aspetta, parte… para. Il Maradona esplode come nelle grandi notti.

Poi tocca a Buongiorno: rincorsa corta, tiro secco, rete.

10 – 9. Napoli ai quarti. Il tabù spezzato dopo cinque anni. L’urlo liberatorio di Conte. Una vittoria sofferta, sudata, quasi strappata alla partita.

Il Napoli torna a respirare

Il Napoli supera un avversario intenso, motivato, carico emotivamente. Lo fa con coraggio, con rotazioni profonde, con i giovani in campo e il peso di un calendario folle sulle spalle.

Lo fa perché era necessario. Lo fa perché questa squadra, anche rabberciata, rifiuta l’idea di arrendersi.

E ora? Testa alla Juventus

Non c’è tempo per festeggiare. Non c’è tempo per respirare davvero.

Domenica sera arriva la Juventus, in un match che può cambiare umori, equilibrio e slancio della stagione.

È il momento di resettare tutto, recuperare energie e portare sul campo la stessa fame vista nel gelo del Maradona.

Perché la Coppa Italia continua, sì, ma ora il presente si chiama Juventus.

E Conte lo sa: stavolta, più che mai, serve un Napoli feroce.