fbpx

Dimaro: non c’è perdono per Sarri

Dimaro, ritiro azzurro e la sorpresa che non ti aspetti

Quest’anno a Dimaro è comparso anche l’ex allenatore Sarri, ormai in piena attività in quel di Torino ad allenare la nemica storica. “Colpevole” di aver firmato per i bianconeri dopo l’esperienza al Napoli, intervallata, tra l’altro, da un anno al Chelsea.  Tutto Napoli.net riporta che una maglia con cognome del tecnico è comparsa sugli spalti dello stadio Carciato durante l’allenamento degli azzurri. Sulla maglia a tinte bianconere il cognome del tecnico ed il numero 71, che, nel linguaggio della “Smorfia” napoletana, vuol dire “Omm è merda“, ovvero “traditore“.

Un pensiero che i napoletani hanno dedicato ad altri in precedenza

Lo stesso numero che tempo addietro è stato “dedicato” già a Gonzalo Higuain proprio quando l’attaccante argentino si trasferì, non senza polemiche, dal Napoli di Aurelio De Laurentiis alla Juventus della famiglia Agnelli. Scappò di notte in Spagna per sostenere le visite mediche dopo accese dichiarazioni d’amore per il popolo partenopeo. I soggetti non sono più gli stessi, ma il numero non cambia.

Ma quanto è lunga la storia dei tradimenti azzurri

Di traditori passati dalla casacca azzurra a quella bianconera la storia è piena: Josè Altafini, ex attaccante che nell’estate del 1972 lasciò il Napoli per passare alla Juventus, pochi anni dopo, quello di Dino Zoff che diventò uno degli idoli di Napoli per poi lasciare dopo cinque anni e abbracciare la Vecchia Signora.

Hanno vestito entrambe le maglie Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. Il futuro campione del Mondo andò via nel 1995 dopo due stagioni a Fuorigrotta. C’è poi Fabio Quagliarella che diventato in poco tempo l’idolo delle curve, svestì la maglia azzurra per indossare quella della Juventus nel 2010. Anche se in  seguito i napoletani lo hanno perdonato e accolto a braccia aperte dopo aver conosciuto i veri motivi di quel passaggio. Ma la storia dei ‘tradimenti’ riporta un elenco lunghissimo (Daniel Fonseca, Leandro Rinaudo, Omar Sivori, Paolo Di Canio, Massimo Mauro, Eugenio Corini, Manuele Blasi e Marcelo Zalayeta).

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.